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martedì 02 agosto 2005 lettere pag. 42

Via Genova e il presidio


Caro direttore,

nell’ultimo anno e mezzo su questa rubrica sono apparse alcune lettere il cui filo conduttore riguardava l’ormai mitico presidio PSICHIATRICO di via Genova «progettato» per ospitare un centro residenziale terapeutico (Crt), un Centro psicosociale (Cps) e un Centro diurno (Cd). Finanziato, pronta cassa, con fondi regionali e aziendali. Le missive, quando non sono passate sotto silenzio, sono state tacitate da parte dell’ufficio stampa ospedaliero con dichiarazioni tanto rassicuranti quanto insussistenti. Stessa sorte per gli scritti più recenti che biasimavano i continui rinvii della data di apertura ancorché parziale e modesta del Crt.
Almeno quello! Visto che tra un articolo e l’altro «l’innovativo presidio» è nel frattempo abortito, facendo diventare una enormità il costo sostenuto di sette miliardi di lire. Spesi per una struttura sottoposta «al divieto di adibire al lavoro i locali chiusi sotterranei» in conformità all’articolo 8 del Dpr 303 del 1956. Spesi per una struttura con una superficie lorda pavimento (Slp) di mq. 924 (462 + 462) nei due livelli fuori terra e di mq. 1222 nell’interrato. Quest’ultimo dato è riportato nella relazione tecnica generale inviata nel 2001 in Regione per riscuotere i fondi. Un vero progetto ad hoc come ha sostenuto, imperturbabile, qualcuno! Spesi senza adeguarsi con scrupolo alle linee guida regionali «per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei» e alla normativa vigente in materia di radiazioni ionizzanti (D. Lgs 230/95). (Il gas radon detto «il killer silenzioso» proviene dal terreno e dai materiali di costruzione ed è inserito dalla Organizzazione mondiale della sanità nel gruppo 1 delle sostanze sicuramente cancerogene. Lo si neutralizza con preventivi e poco costosi interventi di isolamento del suolo, ma soprattutto con una efficace immissione / emissione dell’aria nei locali interrati. Dopo il fumo di sigaretta è considerato la seconda causa di tumore polmonare, e in Italia provoca tra i 1600 ed i 6400 casi ogni anno).
Certo: esistono le deroghe e forse anche le sanatorie, che però non dovrebbero divenire l’espediente prestabilito di nessuna pubblica amministrazione. Sappiamo che sono stati finalmente rimossi e destinati ad altra sede i costosi e inutilizzati mobili e arredi ufficio da mesi nel sottosuolo e pronti all’uso. Sappiamo anche, però, che il direttore responsabile dell’area Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Psal di via Cantore) ha espresso al direttore generale degli Spedali Civili «parere contrario alla richiesta avanzata» di deroga alla citata legge 303/56. E le motivazioni qui riportate, che fanno onore a chi le ha formulate, dovrebbero far riflettere su come lo stigma e il pregiudizio siano malauguratamente presenti anche in chi non dovrebbe assolutamente averne, con il rischio poi di togliere dignità a chi soffre di disturbi mentali e a chi si dedica alla loro cura: «non sussistono (...) le condizioni di necessità inderogabile di utilizzo dei locali interrati individuati da codesta amministrazione, sicuramente in grado di reperire spazi alternativi per la propria attività amministrativa di che trattasi». «Le misure di ricreazione delle condizioni naturali di aero-illuminazione adottate non appaiono inoltre, se non formalmente, in grado di ricreare l’ambiente elettivo per lo svolgimento di mansioni lavorative che non debbono essere necessariamente svolte in locali interrati».
Nei mesi scorsi il direttore generale, pur negando l’accesso ad alcuni atti relativi al progetto del «fu presidio PSICHIATRICO» ha cortesemente precisato al richiedente che: «L’acquisto dell’immobile di via Genova e le relative opere di ristrutturazione attengono a decisioni rimesse ad autonome valutazioni aziendali, la cui bontà, stante la specificità degli apprezzamenti richiesti, discende, anche nei confronti degli utenti, dal rispetto delle procedure previste (...) cosa che ha comportato la sottoposizione del progetto esecutivo e di tutta la documentazione di corredo ai competenti uffici regionali, conseguendone poi l’autorizzazione».
Una forse involontaria chiamata di corresponsabilità per una situazione assurda, che dovrebbe apparire tale anche a quei politici intenzionati ad assicurare il loro impegno per «garantire il mantenimento dell’eccellenza del Civile e del suo ruolo leader in Lombardia». Senza offesa, questa affermazione ha oggi valore solo se si mantiene la testa girata dall’altra parte, per non vedere la realtà della salute mentale bresciana dopo 27 anni dalla riforma «Basaglia».
Franco Vatrini

Unione regionale
Assoc. Salute Mentale

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