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Lo scippo del manicomio


dal di lunedì 1 novembre 2004

LETTERE AL DIRETTORE Pag. 23    

Pensare a chi soffre di disturbi mentali


Nell’editoriale di settembre su «ASLinforma» il direttore generale scrive che, tra l’altro, si adopera per poter rispondere anche «agli obiettivi del Piano regionale della salute mentale raccogliendo le istanza di una fascia d’utenza particolarmente debole». A pagina 21 del periodico è riprodotta l’immagine del plastico della nuova «Cittadella Asl in via Duca degli Abruzzi, anche con un diligente riferimento al decreto che ne sancì l’acquisizione. Ottenuta e letta copia del documento, ci sembra palese che le modalità di assegnazione siano diventate, di fatto, un’oltraggio a danno della già vulnerata Salute Mentale, avendo lo stigma e il pregiudizio impedito anche agli «addetti ai lavori» bresciani di dare la necessaria priorità alla normativa da anni in vigore e sistematicamente trascurata a livello regionale e nazionale.

Si tratta di questo: in dicembre 1998 e in novembre 1999 furono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale rispettivamente il «Piano sanitario nazionale 1998-2000» ed il progetto obiettivo per la «Tutela salute mentale 1998- 2000». Entrambi dispongono l’elaborazione di un progetto di «riconversione delle risorse recuperate dalla chiusura dei manicomi, destinandole alla realizzazione delle condizioni abitative adeguate (residenziali e diurne) ed alle attività dei dipartimenti di salute mentale». Le leggi finanziare n. 662/1996 e n. 449/1997, fecero di volta in volta riferimento al comma 5 dell’articolo 3 della legge finanziaria 724/1994, e per renderne più chiaro il significato anche ai più reticenti, ne migliorarono l’enunciato giungendo, infine, con la legge finanziaria n. 338 - approvata il 23 dicembre 2000 - alla seguente formulazione: «I beni mobili e immobili degli ex ospedali psichiatrici, già assegnati o da destinare alle aziende sanitarie locali o alle aziende ospedaliere, sono da esse a loro volta destinati alla produzione di reddito attraverso la vendita anche parziale degli stessi» o la locazione.

I redditi prodotti sono utilizzati prioritariamente per la realizzazione di strutture territoriali, in particolare residenziali, nonchè di centri diurni con attività riabilitative destinate ai malati mentali». «Qualora risultino disponibili ulteriori somme,dopo l’attuazione di quanto previsto (...) potranno utilizzarle per altre attività di carattere sanitario.

Questa la premessa.

Di seguito lo svolgimento.

  • 1) Nel 1997 il presidente della Giunta regionale decretò con due differenti atti: a) tra l’altro, il complesso immobiliare di via Duca degli Abruzzi veniva assegnato in proprietà all’Azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia; b) tra l’altro, il complesso immobiliare di via Nikolajewka veniva assegnato in proprietà all’Azienda sanitaria locale (Asl) di Brescia.
  • 2) Nell’aprile 2001 (a legge finanziaria n. 388/2000 approvata) il presidente della Giunta Regionale «rettificò», invertendola senza remore, l’assegnazione del 1997, visto che «le due Aziende fanno presente di avere raggiunto un accordo scritto che, tenendo conto delle rispettive strategie aziendali, realizza un assetto proprietario più confacente alle rispettive esigenze». Accordo di cui alla Nota prot. 4858 del 12-10-2001 conservata in atti (I padiglioni 5 e 8 di via Duca degli Abruzzi venivano concessi in comodato per 20 anni all’Azienda Ospedaliera). Corrispettivo in moneta? La delibera non ne parla, ma non può essersi trattato di una permuta alla pari in quanto le schede fabbricati, allegate, ne indicavano le macroscopiche differenze.
    • a) Atto di acquisizione 70552 - metri cubi 120.895 - rendita catastale 229.700.500 metri quadrati 75.000).
    • b) Atto di acquisizione 70553 - metri cubi 17.083 - rendita catastale 32.457.700.

Le «esigenze e strategie» che permisero alla Giunta Regione di accogliere la richiesta congiunta modificando le assegnazioni stabilite con i decreti del 1997, e per quanto di sua competenza, furono rese parzialmente pubbliche dall’Asl poco tempo dopo il ribaltone catastale meneghino. Tra l’altro, raccontando dei 75.000 metri quadrati dell’area edificata di via Duca degli Abruzzi, fu spiegato che: «nella zona nord - circa 25 mila metri quadrati - ci sono fabbricati meno caratterizzati... fino a pochi anni fa utilizzati come magazzini. Si tratta dunque di una zona a scarso valore ambientale... che potrebbe ospitare attività e servizi del terziario». «Un volano per il finanziamento e la realizzazione delle opere pubbliche previste». «Si tratta di un’ipotesi di intervento che potrebbe essere vantaggioso per l’Asl».

Azienda sanitaria che contemporaneamente faceva cassa plurimiliardaria vendendo,alcuni suoi immobili sparsi sul territorio e ottenendo anche sostanziosi muti «a tasso molto agevolato». Si manifestò anche il desiderio di allontanare gli ultimi ammalati da tempo residenti in un padiglione dell’ex ospedale psichiatrico, forse perché non facevano più pendant con la nuova proprietà, e che senza l’intervento energico dell’associazione, che da sempre li difende, sarebbero stati sbolognati in un altro Istituto anche se di prim’ordine.

Come giustificare altrimenti le frasi «permetterà alla zona di tornare alla città» la presenza dell’ospedale psichiatrico aveva di fatto compromesso lo sviluppo urbanistico della città». «Ricucitura del tessuto urbano spaccato in due da oltre un secolo dalla presenza...» (Giornale di Brescia dell’8 ottobre 2002).

L’Azienda Ospedaliera Spedali Civili ottenuta l’autorizzazione all’invocato «assetto proprietario più confacente», scrollatosi il fardello di via Duca degli Abruzzi e appesa al muro la fotografia a colori dello «strategico» immobile di via Nikolajewka (tuttora magistralmente occupato dall’Asl), poteva lanciarsi nel completamento ed adeguamento dello sciagurato garage-scantinato, acquistato preliminarmente il 19 aprile 2000 e fatto passare per «futura sede del terzo Cps e Centro diurno», dotato di molteplici autorizzazioni, pareri di conformità e visti, ma non di finestre per vedere il sole. Opera pagata con una quota del finanziamento deliberato dalla Giunta regionale il 3/12/’98 n. VI/40067» per la realizzazione dei presidi psichiatrici, in attuazione della Legge regionale n. 67 del millenovecentootantaquattro».

L’Azienda Ospedaliera ha inteso così assolvere compiutamente a quanto indicato nei progetti obiettivo per la tutela della salute mentale, come compiutamente scritto nell’oggetto della Deliberazione nel 35/2001. Se queste scelte non sono dipese da un radicato stigma, quale ne è stato allora l’impulso, considerando gli investimenti e le notevoli benemerenze acquisite dal «Civile» per altre altrettanto gravi malattie?

Il 7 giugno scorso la Giunta lombarda ha dato alle stampe il Piano triennale per la salute mentale. Un’imperiosa norma, scritta in ultima pagina, ci fa solo amaramente sorridere: «Riguardo al finanziamento dell’assistenza psichiatrica, viene qui ribadito che le risorse aggiuntive derivanti dall’alienazione del patrimonio immobiliare degli ex Ospedali psichiatrici verranno utilizzate secondo le disposizioni previste dalle leggi finanziarie n. 724/1994, n. 662/1996, n. 449/1997 e n. 388/2000». Nessun accenno a termini ultimativi per l’adempimento, a sanzioni economiche adeguate, o a revoche di precedenti autorizzazioni regionali.

Nulla di nulla.

Chi soffre di disturbi mentali quando e da chi potrà ottenere Giustizia, quella con La G maiuscola?

FRANCO VATRINI

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