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lunedì 11 luglio 2005, lettera al Direttore

Il Presidio psichiatrico di via Genova


Nell’ultimo anno e mezzo su questa rubrica sono apparse una dozzina di lettere il cui filo conduttore riguardava l’ormai mitico Presidio psichiatrico di via Genova «progettato» per ospitare un Centro residenziale terapeutico (Crt), un Centro psico sociale (Cps) e un Centro diurno (Cd). Finanziato, pronta cassa, con fondi regionali e aziendali. Tre lettere di famigliari, circostanziate ed assai critiche nei confronti degli «Spedali Civili» non hanno ottenuto né querele né risposte; mentre le lettere di operatori e utenti che contestavano, in particolare, la scelta di fare svolgere l’attività terapeutica anche nei locali interrati dell’immobile, sono state tacitate da parte dell’ufficio stampa ospedaliero con dichiarazioni tanto rassicuranti quanto insussistenti. Infine, negli scritti più recenti, sono stati biasimati i continui rinvii della data di apertura ancorché parziale e modesta del Crt. Almeno quello! Visto che tra un articolo e l’altro «l’innovativo Presidio» è nel frattempo abortito, facendo diventare una enormità il costo sostenuto di sette miliardi di lire. Spesi per una struttura soggetta «al divieto di adibire al lavoro i locali chiusi sotterranei» in conformità all’articolo 8 del DPR 303 del 1956. Spesi per una struttura con una superficie lorda pavimento di mq. 924 (462+462) nei due livelli fuori terra e di mq. 1.222 nell’interrato.

Quest’ultimo dato è riportato nella Relazione tecnica generale inviata nel 2001 in Regione per riscuotere i fondi. Un vero progetto ad hoc come ha sostenuto, imperturbabile, qualcuno! Spesi senza assoggettarsi con scrupolo alle linee guida regionali «per le misure di concentrazione di Radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei» e alla normativa vigente in materia di radiazioni ionizzanti (D. Lgs 230/95). Il gas Radon detto «il Killer silenzioso» proviene dal terreno e dai materiali di costruzione ed è inserito dalla Organizzazione mondiale della Sanità nel gruppo 1 delle sostanze sicuramente cancerogene. Lo si neutralizza con preventivi e poco costosi interventi di isolamento del suolo, ma soprattutto con una efficace immissione-emissione dell’aria nei locali interrati. Dopo il fumo di sigaretta è considerato la seconda causa di tumore polmonare, e in Italia provoca tra i 1.600 ed i 6.400 casi ogni anno. Certo: esistono le deroghe e forse anche le sanatorie che però non dovrebbero divenire l’espediente prestabilito di nessuna pubblica amministrazione.

Sappiamo che in questi giorni sono stati finalmente rimossi e destinati ad altra sede i costosi e inutilizzati mobili e arredi-ufficio da mesi nel sottosuolo e pronti all’uso. Sappiamo anche, però, che il direttore responsabile dell’area Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Psal - di via Cantore) ha espresso al direttore generale degli Spedali Civili «parere contrario alla richiesta avanzata» di deroga alla citata legge 303/56. E le motivazioni qui riportate, che fanno onore a chi le ha formulate, dovrebbero far riflettere su come lo stigma e il pregiudizio siano malauguratamente presenti anche in chi non dovrebbe assolutamente averne, con il rischio poi di togliere dignità a chi soffre di disturbi mentali e a chi si dedica alla loro cura: - «non sussistono (...) le condizioni di necessità inderogabile di utilizzo dei locali interrati individuati da codesta Amministrazione, sicuramente in grado di reperire spazi alternativi per la propria attività amministrativa di che trattasi». - «Le misure di ricreazione delle condizioni naturali di aero-illuminazione adottate non appaiono inoltre, se non formalmente, in grado di ricreare l’ambiente epigeo elettivo per lo svolgimento di mansioni lavorative che non debbono essere necessariamente svolte in locali interrati».

FRANCO VATRINI
Direttivo Urasam (Unione Reg. Associazioni salute mentale)

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