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martedì 12 aprile 2005

«Non sprechiamo energie»
IL PROF. SACCHETTI, DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE DEL CIVILE


«La domanda di assistenza, e le patologie psichiatriche, sono rimaste sostanzialmente invariate negli ultimi due anni», sostiene Emilio Sacchetti, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia. Dunque, schizofrenici, psicotici, depressi: vengono curati, in fase acuta, nel servizio di Diagnosi e cura. Poi? «Sul territorio abbiamo storicamente sofferto di una grave carenza di personale e stiamo ora cercando di recuperare: nell’arco di due anni ci sarà un’offerta logistica migliore», spiega il prof. Sacchetti. Ipotizzando lo spostamento del Centro psico-sociale di via Manara, inadeguato, all’interno dell’Istituto Razzetti di via Milano. Mentre, a breve, sarà in funzione in Centro residenziale terapeutico di via Genova e sta muovendo i primi passi la riorganizzazione dei servizi per la psichiatria in Val Trompia, dove l’azienda ospedaliera ha investito due milioni di euro solo per garantire un adeguato numero di medici e di personale sanitario per i primi tre anni. Finanziamento che permetterà la realizzazione di una Comunità riabilitativa a media assistenza con 14 posti letto. «Apriremo anche un day hospital a Gardone e due Centri diurni a Rovedolo e Concesio, in modo da ridurre la pressione sulla Diagnosi e cura: credo che sia un segno di civiltà, perché ci sono pazienti che, superata la fase acuta, hanno bisogno di una media protezione in una struttura ancora parzialmente protetta», continua Sacchetti.

«Il rimodellamento dell’assistenza psichiatrica in val Trompia è esemplificativo di quanto un’assistenza psichiatrica provinciale, se messa in rete, possa assumere un ruolo innovativo e sappia dare risposte al bisogno di assistenza e di cura che viene dai malati e dalle loro famiglie», aggiunge. Il rapporto pubblico-privato in psichiatria? «Credo che non possa che essere benvenuto, purché il privato rispetti le regole del gioco, con i servizi in rete e un’assistenza programmata in cui il Dipartimento di salute mentale è il punto di riferimento.

Per questo, credo che l’ipotesi di istituire un altro Dipartimento a Brescia, che fa capo al privato, sia uno spreco di energie e di risorse.

Nel Diagnosi e cura esistente abbiamo una saturazione dell’80% dei posti letto: penso dunque che non serva aumentarli con una struttura parallela. Ed anche sulla riabilitazione psichiatrica, credo che prima di creare nuovi servizi sia necessario un chiarimento sui bisogni effettivi, per poi agire in rete senza spreco di energie e risorse». Bisogni che, negli ultimi anni, sono espressi da nuovi soggetti. Su 400 ricoveri che ogni anno vengono effettuati al Servizio di Diagnosi e cura del Civile, il 10% è rappresentato da immigrati. Ed anche per loro il «Piano regionale salute mentale» ha previsto un capitolo, prevedendo specifiche modalità operative che prevedono, tra l’altro, un aggiornamento su temi di psichiatria transculturale del personale che opera nei Dipartimenti di salute mentale. Perché, anche nel caso degli stranieri, non esiste il «matto» come entità astratta, ma delle singole persone con bisogni reali e specifici. (a.d.m.)


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