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lunedì 14 marzo 2005, lettera al Direttore

PRESÌDI PSICHIATRICI
Quell’«innovativa struttura» in totale abbandono

L’Azienda ospedaliera Spedali Civili, benchè in possesso di autorevolissimi pareri contrari, ma ritenendo di poterlo autonomamente fare, nel 2000 rinunciò «strategicamente» a vantaggio della Asl di Brescia che vi ambiva, non tanto alla proprietà del complesso immobiliare di via Duca degli Abruzzi, quanto alla consistente quota di risorse finanziarie ricavabile destinando l’ex manicomio «alla produzione di reddito attraverso la vendita anche parziale, con diritto di prelazione per gli enti pubblici».

Utilizzando successivamente e prioritariamente i redditi prodotti «alla realizzazione di condizioni abitative adeguate (residenziali e diurne) e alle attività dei Dipartimenti di salute mentale» come recitava l’inascoltato «Piano sanitario nazionale 1998-2000» e a conferma la Legge n. 388. In seguito, stando ad alcuni verbali redatti a riassunto degli argomenti trattati durante i periodici incontri, gli «addetti ai lavori» (non certo in malafede) spiegarono ai rappresentanti delle associazioni di ammalati, volontari e familiari che, in fondo in fondo, la perdita dell’ex Ospedale psichiatrico poteva essere condivisibile, visto che contemporaneamente gli Spedali Civili avevano messo in cantiere il «Programma pluriennale per la realizzazione dei presidi psichiatrici in attuazione della Legge regionale 67/84, dei progetti-obiettivo per la tutela della salute mentale e dei progetti di riconversione degli ospedali psichiatrici».

Redigendo allo scopo il progetto esecutivo per la realizzazione del Centro residenziale terapeutico (Crt) del Centro psicosociale (Cps) e Centro diurno (Cd). Fu così che per la realizzazione della «innovativa» struttura fu scelto un declinante edificio edificato «al rustico» nel 1991/1992 per ricavare cinque negozi con cinque sottonegozi interrati e alcune stanze ad uso abitazione al primo piano. In totale abbandono da otto anni e divenuto una discarica abusiva. Immobile «al rustico» costato fino a quel punto alcune centinaia di milioni, come risulta dal rogito del 17 gennaio 1991 per l’acquisto del terreno e dal parziale computo metrico estimativo del 23 maggio 1991 conservati nella pratica edilizia in via Marconi, in città. L’Azienda ospedaliera acquistò e pagò sull’unghia terreno, sbancamenti, pilastri, tamponamenti perimetrali, solette, tegole e allacciamenti al prezzo stimato e omnicomprensivo di 3.369.440.000 di lire. L’importo fu successivamente riportato (marzo 2001) nel prospetto allegato alla delibera n. 409/14988 del 12/9/2001 che consentì alla Regione di autorizzare il finanziamento dell’opera che, sommando le spese di completamento / adeguamento, giunse al totale complessivo di L. 6.519.440.000 (euro 3.367.009,77). In conto e a favore della salute mentale bresciana. Ma si trattò di qualcosa di raffazzonato, necessario probabilmente e prioritariamente a legittimare l’operazione ex Ospedale psichiatrico.

Qualcosa di molto confuso. Il raffronto tra le planimetrie del 2000 presentate a Milano nel 2001, e quelle protocollate in Comune a Brescia dall’agosto 2002 prima dell’inizio dei lavori di adeguamento, non lascia scampo, divergendo gli elaborati tra loro, anche sensibilmente. Un esempio per tutti: nell’interrato (con benevola fola rinominato piano seminterrato) gli otto studi medici, la palestra, la sala riunioni, la sala per le attività ricreative, le due sale terapia, il punto di ristorazione, indussero il 7 novembre 2001 il dirigente del Genio civile ad «esprimere parere favorevole (...). Visti i disegni che illustrano in modo sufficiente le opere progettate» e a trasmettere poi il tutto alla Regione. In Comune gli stessi spazi e locali furono, al contrario, identificati in dieci servizi/servizi igienici, in undici locali magazzino/ deposito e archivio e in dieci spogliatoi/ guardaroba. Le firme del progettista e del direttore generale campeggiano nitide e precise sul frontespizio della «Relazione tecnica delle dispersioni termiche e del calcolo del fabbisogno energetico» datata 4/09/2002. Inoltre dalla fine del 2003 e fino all’estate successiva, all’ufficio Urbanistica competente furono proposte ulteriori varianti, rimaste fortunatamente inascoltate sebbene ricche di inventiva. Per cui alla fine: «I locali ubicati al piano interrato saranno adibiti a depositi, archivi e locali tecnici in genere» e «non comporteranno permanenza di persone». Firmato: il progettista e il committente. Il 17 febbraio scorso durante la riunione dell’Organismo di coordinamento per la salute mentale, presieduto dal direttore della Asl, è stato comunicato che dell’ormai irrealizzabile «Programma pluriennale Crt-Cps e Cd ecc. ecc.» sarà attuato solo quel poco che in quel luogo era praticabile.

Accogliendo cioè tra breve e pur nei modesti spazi del Crt - (es.: «sala» Tv con ben sette poltroncine, tessuto ignifugo, sfoderabili) - almeno una dozzina di ammalati da assistere durante la loro riabilitazione. Agli altri, quelli ingannati o rimasti fuori, rimarrà la lettura della rassicurante lettera al direttore del Giornale di Brescia apparsa il 28 gennaio 2005 per cui «nessuna reticenza né cambio di programma sulla destinazione dell’immobile di via Genova destinato alle necessità dei pazienti psichiatrici bresciani e delle loro famiglie, costantemente al centro delle finalità di questa Azienda ospedaliera». Parola di ufficio stampa Spedali Civili. Per inciso: il «diagramma temporale della attuazione dei lavori» detto «Cronogramma» inviato a Milano ad uso finanziamento, ne prevedeva l’inizio il 15.12.2000 ed entro 570 giorni (il 15.7.2002) i collaudi e le verifiche.

FRANCO VATRINI
Direttivo Urasam

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