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L'edificio di Via Romiglia, che ospita i servizi psichiatrici per l'area est di Brescia, è in vendita.

COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE "LAURA SAIANI CONSOLATI"
pubblicata sul Giornale di Brescia di martedì 29 maggio 2007

Intendiamo unirci come Associazione “Laura Saiani Consolati” alle preoccupazioni in merito al rischio di sfratto delle attività psichiatriche, che hanno sede in Via Romiglia a Brescia.

La nostra Associazione, in collaborazione con il Centro Diurno di Abilitazione Psichiatrica e su un terreno datoci in concessione dall'Amministrazione Provinciale, gestisce in Via Romiglia una serra florovivaistica all'interno della quale si svolgono attività riabilitativa che coinvolgono circa 30 giovani utenti dei servizi psichiatrici.

Intorno a questo gruppo di giovani si intesse un lavoro di riabilitazione, di cura, di preparazione al lavoro, di ricostruzione di un “senso”, che coinvolge le famiglie, le realtà del territorio circostante, gli operatori dei servizi (sia sanitari che sociali), le cooperative di solidarietà sociale. Oltre alle persone coinvolte nell'attività della serra ai servizi psichiatrici che hanno sede in Via Romiglia si rivolgono ogni anno circa mille utenti.

Che ne sarà di tutto questo se il rischio di uno sfratto diventerà realtà?

Per chi non ha seguito fino ad ora la vicenda, ricordiamo che l'Amministrazione Provinciale, nominalmente proprietaria dell'immobile, intende vendere al miglior offerente l'edificio di Via Romiglia, attualmente in uso da parte degli Spedali Civili per l'assistenza psichiatrica per l'area est di Brescia e hinterland.

Senza addentrarci nelle motivazioni economiche, legali e politiche che dividono l'Amministrazione Provinciale e gli Spedali Civili in merito alla proprietà e all'uso dell'edificio stesso, riteniamo importante richiamare l'attenzione sul rischio che un' eventuale smantellamento o dislocazione dei servizi psichiatrici di Via Romiglia avrebbe conseguenze altamente negative non solo per gli utenti di quei servizi, sui loro famigliari e sugli operatori, ma sarebbe un atto di vera inciviltà per l'intera città di Brescia che rivedrebbe ancora una volta scacciati "oltre le mura" i malati di mente.

Occorre ripercorrere al proposito brevemente la storia: l'edificio di Via Romiglia ai tempi del manicomio era la cosiddetta “colonia agricola” dove i ricoverati potevano lavorare e produrre vivendo in quel modo l'illusione di una cittadinanza negata.
Il manicomio era allora in tutti i sensi molto lontano dalla città.
A quel tempo nella stessa area (l'area sud-est di Brescia) erano presenti significativamente tutte le istituzione deputate a raccogliere e contenere tutto ciò che disturbava il normale scorrere di una vita cittadina: oltre al manicomio si trovava un canile per i cani randagi, poi il carcere (tuttora presente) ed un macello pubblico.

Col tempo, per fortuna, la distanza tra la città e la psichiatria si è ridotta.
La psichiatria è cambiata perchè può offrire oggi possibilità di guarigione e riconosce maggiormente il diritto di cittadinanza di chi soffre per una malattia mentale. Grazie alla legge Basaglia del 1978 che ha chiuso i manicomi, sono sorte strutture alternative al manicomio, come quelle presenti in Via Romiglia, che hanno reso possibile la cura di un numero sempre maggiore di persone, senza rinchiuderle in strutture segreganti.
Ma anche la città è cambiata. Quella che prima era un'area di esclusione ora è una parte importante ed integrata della città, altamente abitata, con servizi importanti, ospedali, un casello dell'autostrada, la stazione terminale di una linea metropolitana in costruzione.

Nella stessa area è significativa e positiva l'intenzione del Comune di Brescia di dedicare un piazzale a Basaglia, proprio “fuori dalla porta” dell'ex manicomio, sul confine che una volta definiva ciò che era civile (dal latino civis, città) e incivile. Sarebbe veramente incivile e anche una beffa se contemporaneamente alla dedica di un piazzale a Basaglia venissero allontanati ancora una volta i malati di mente oltre le nuove e più lontane mura della città!

Il grado di civiltà di un popolo, di una cultura e anche di una città si misura nel modo in cui la comunità si occupa delle persone che non sono in grado di difendersi: i bambini, gli anziani, gli ammalati e tra questi in modo particolare chi soffre di una malattia mentale troppo speso discriminato.
Da questo richiamo alla civiltà nessuno può chiamarsi fuori, soprattutto chi è stato chiamato a ricopre un incarico di rappresentanza dell'interesse pubblico e ha una responsabilità nella gestione della cosa pubblica che non può essere gestita come un affare privato.

Per questi motivi ci uniamo a tutti coloro, associazioni degli utenti, famigliari, operatori dei servizi, forse sociali e politiche che chiedono che le attività che si svolgono in Via Romiglia rimangano dove sono.

Solo in questo modo chi soffre per una malattia mentale potrà continuare a sentirsi cittadino di questa città e Brescia non perderà cittadini importanti.
 

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