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GIORNALE di BRESCIA

mercoledì, 18 novembre 2009

Chiude il Nucleo di integrazione lavorativa

Spesso non ci si pensa o non ce se ne ricorda, ma nella capacità d'accoglienza e d'inclusione della fragilità che si esprime il livello di civiltà di una comunità.
Il Nucleo di integrazione lavorativa (Nil) di Brescia, di recente ribattezzato "fiore all'occhiello dell'Asl" dai suoi stessi vertici aziendali, chiude definitivamente i battenti e a Milano, in Regione, possono voltare pagina.

Poco male se poi, una volta soppresso il Nil, capoluogo e provincia su questo punto perderanno l'attuale smalto allineandosi in tema di salute mentale alle note e deficitarie realtà del resto della Lombardia. Il fine era quello di trasformare l'Asl da ente di gestione a ente di sola programmazione e controllo. E così è stato.
Con la nostra Azienda sanitaria che non ha fatto altro che restituire ai Comuni, non rinnovandola, la delega ricevuta anni prima per meglio realizzare il percorso di integrazione nel mondo del lavoro di giovani disabili con particolari difficoltà, spesso causate da seri problemi di salute mentale.
Disturbi questi che oggi, il più delle volte, si possono contrastare efficacemente con i farmaci, ma che risentendo dell'ambiente di vita richiedono che la terapia comprenda ad ogni costo anche il riconoscimento della pari dignità sociale, che non solo la nostra morale, ma anche l'articolo 3 della Costituzione prevede.
Impegno che troppi uffici comunali tendono ancora a circoscrivere, pensando che per essere bravi basti solo un progetto per "favorire l'integrazione ed il reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti con limitate necessità psichiatriche", cioè coloro che con un aiutino potranno poi farcela da soli.

Per gli altri non c'è storia, se non quella di un insufficiente impegno delle strutture ospedaliere con i loro centri diurni o con la delega a qualche cooperativa sociale, il cui spazio d'azione in materia oscilla prevalentemente tra il verde pubblico e le pulizie. Attività abitualmente prese alla gola con subappalti troppo risicati per poter sopravvivere a lungo senza che anche i tirocinanti non ne risentano sul posto di lavoro.
Le eccezioni, pur se limitate, non mancano; come ad esempio le Cooperative Clarabella e Isparo (quest'ultima costituita nel 1990 per iniziativa di alcuni operatori psichiatrici dei Cps di Iseo, Palazzolo ssull'Oglio e Rovato), che suscitano per ora molta invidia, ma poca voglia di una troppo impegnativa emulazione.
Numerose aziende private, al contrario, soggette per legge alle assunzioni "obbligatorie", ogni volta che sono state coinvolte dalle persone del Nil hanno saputo offrire, anche in tempo di crisi, un ventaglio molto più ampio di possibili mansioni, oltre che buste paga più "pesanti".

Grazie al rapporto di fiducia costruito con pazienza, il Nil ha, infatti, consentito con la propria presenza di proseguire il sostegno anche per quei soggetti già collocati e in temporanea fase critica rispetto al lavoro. Ciò evidenzia l'abissale differenza tra il più praticato e sommario avviamento/inserimento e la reale integrazione svolta dal servizio Nil dell'Asl per circa dieci anni.
Alla fine del 2008, preso atto della situazione e del previsto passaggio a fine 2009 delle competenze: i Comuni degli undici distretti interessati hanno scelto di conferire all'Associazione Comuni Bresciani (Acb) la gestione sovra distrettuale del problema.
In realtà Acb, dopo avere tentennato per mesi più per il no che per il sì avendo inizialmente valutato lo studio di fattibilità troppo rischioso, solo dalla metà di ottobre ha iniziato ad elaborare un progetto esecutivo per gli otto ambiti distrettuali rimasti, visto che quelli di Brescia, Garda e Bassa Occidentale si sono nel frattempo defilati per fare da sè.
Nei due mesi rimasti alla fine dell'anno vi è quindi il rischio di confezionare un bel papocchio, e dal primo di gennaio quello che si verifichino alcuni effetti collaterali indesiderati.

Due in particolare.
Il primo potrà essere il ridimensionamento del servizio per scarsità di risorse dal momento che si sono già persi per strada gli oltre trecentocinquantamila euro con cui, attingendo dal fondo sanitario, l'Asl copriva annualmente una quota dei costi di gestione; ma che da gennaio non intenderà più fare dovendo utilizzare pari importo per retribuire gli ex operatori di ruolo del Nil che verranno trasferiti in altri luoghi e con un altro incarico.
Il secondo potrà riguardare l'evolversi delle collaborazioni finalizzate all'integrazione lavorativa nelle aziende. Partenariati solidi costruiti sul campo e che a breve al Nil che scompare non sarà più concesso di svolgere.

Per la Provincia, che del collocamento dei disabili è parte in causa, non sarà un gran problema, ma nelle aziende che li hanno assunti, sia agendo autonomamente, sia ricorrendo a convenzioni e ai relativi programmi pluriennali, qualche preoccupazione già si manifesta, con domande da rivolgere non si sa ancora a quale interlocutore.
Così come la mancanza di notizie certe sta insinuando nei familiari il timore che per i loro figli, attualmente assunti o in progetto lavorativo, possa venir meno la necessaria e difficile continuità assistenziale che il Nil è stato capace di assicurare.

Sono oltre 500 (cinquecento).

Aldo Chiossi
Segretario di Alleanza per la Salute Mentale
Brescia

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