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L'ASSOCIAZIONE
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Lavoro: i timori dei disabili Gentile direttore, il Nucleo di integrazione lavorativa (Nil) di Brescia, di recente ribattezzato «fiore all'occhiello dell'Asl» dai suoi stessi vertici aziendali, chiude definitivamente i battenti e a Milano, in Regione, possono voltare pagina. Se poi, una volta soppresso il Nil, capoluogo e provincia su questo punto perderanno l'attuale smalto allineandosi in tema di salute mentale alle note e deficitarie realtà del resto della Lombardia: poco male. Il fine era quello di trasformare l'Asl da ente di gestione a ente di sola programmazione e controllo. E così è stato. Con la nostra Azienda sanitaria che non ha fatto altro che restituire ai Comuni, non rinnovandola, la delega ricevuta anni prima essendo in grado di meglio realizzare il percorso di integrazione nel mondo del lavoro di giovani disabili con particolari difficoltà, spesso causate da problemi di salute mentale. Disturbi questi che oggi, il più delle volte, si possono contrastare efficacemente con i farmaci, ma che risentendo dell'ambiente di vita richiedono che la terapia comprenda ad ogni costo anche il riconoscimento della pari dignità sociale, che non solo la nostra morale, ma anche l'articolo 3 della Costituzione prevede. Impegno che troppi uffici comunali tendono ancora a circoscrivere, pensando che per essere bravi basti solo il progetto per «favorire l'integrazione ed il reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti con limitate necessità psichiatriche», cioè coloro che con un aiutino potranno poi farcela da soli. Per gli altri non c'è storia, se non quella di un insufficiente impegno delle strutture ospedaliere con i loro centri diurni o con la delega a qualche cooperativa sociale, il cui spazio d'azione in materia oscilla prevalentemente tra il verde pubblico e le pulizie. Le eccezioni, pur se limitate, non mancano; come ad esempio le cooperative Clarabella e Isparo, che suscitano per ora molta invidia, ma poca voglia di una troppo impegnativa emulazione. Numerose aziende private, al contrario, soggette per legge alle assunzioni «obbligatorie», ogni volta che sono state coinvolte dalle persone del Nil hanno saputo offrire, anche in tempo di crisi, un ventaglio molto più ampio di possibili mansioni, oltre che buste paga più «pesanti». Grazie al rapporto di fiducia costruito con pazienza, il Nil ha, infatti, consentito con la propria presenza di proseguire il sostegno anche per quei soggetti già collocati e in temporanea fase critica rispetto al lavoro. Due in particolare. |
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