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L'ASSOCIAZIONE
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Il professor Fazzari si è laureato nel 78, anno clou della legge Basaglia, quando lelettroshock era avvolto da una marcata contrarietà. Racconta che a fargli cambiare idea è stata la medicina dellevidenza. Limportante è non demonizzare, avverte, facendo il paragone con luso del defibrillatore: «Il principio di funzionamento elettrico è lo stesso: se a una persona vittima di un attacco di cuore viene applicato il defibrillatore nessuno si scandalizza, perché dovremmo farlo con la Tec?». I RISULTATI MIGLIORI, spiega Fazzari, si ottengono nei pazienti anziani, dove lefficacia dellelettroshock è dell80 per cento, mente nei più giovani scende al 50-60 per cento. «Anche nei pazienti bipolari gravissimi nella fase depressiva la Tec può essere daiuto, e la sua validità è stata dimostrata nella prevenzione del suicidio - dice Fazzari -. Ricordo ancora unanziana artista bresciana con forti disturbi dellumore che dopo la Tec ebbe un cambiamento spettacolare. «La cosa più bella è che finalmente ho conosciuto le mie nipoti», mi disse. Le bambine avevano 10 anni, ma lei, a causa della malattia, non aveva potuto nemmeno accorgersi che esistessero», racconta il dottore. «Oggi la tecnica per la Tec è cambiata, le crisi convulsive vengono monitorate, si impiega unonda non più sinusoidale ma quadra, meno dannosa, e la scarica dura dai 2 secondi ai 3-4 massimi, a seconda delle risposte». In media un ciclo prevede 8 applicazioni (le prime due in reparto, le altre in Day hospital), in alcuni casi si va avanti con richiami periodici. «DOPO il trattamento capita spesso che il paziente abbia amnesie, difficoltà a ricordare, ma è un disturbo temporaneo, che dura poco», assicura Fazzari. La Tec non frigge il cervello, «anzi - puntalizza lo specialista - alcuni studi hanno dimostrato che favorisce una rigenerazione neuronale, stimolando la plasticità cerebrale e lincremento dei fattori protettivi nel cervello, oltre ad abbassare il cortisolo, elevato nei depressi resistenti». «Il punto è che in Italia gli psichiatri sanno molto poco di elettroshock, si è persa la capacità di farlo, e di guardare oltre lo stigma, per capire che se la situazione è talmente drammatica da richiedere una terapia intensiva, è opportuno farla», dice Fazzari, secondo il quale la Tec in Italia si usa poco «per un malcelato conflitto di interessi con le aspettative dellindustria farmaceutica, che trae non pochi ricavi dagli psicofarmaci». LI. CE. |
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