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L'ASSOCIAZIONE
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Spirito ribelle, lasciò il lavoro di grafico pubblicitario per la passione di una vita Butturini è stato, con pochi altri artisti bresciani, una vera e propria manciata di sabbia nellingranaggio della macchina «avere per essere» che stantuffa più qui che altrove. A 35 anni ha deciso di mollare un lavoro molto redditizio (grafico pubblicitario) per dedicarsi alla fotografia, pubblicando libri (una trentina) spesso a sue spese, pagandosi la maggior parte dei viaggi e dei reportage. Non si è arricchito, Gian, se per ricchezza si intende un buon conto in banca e una vita agiata. Due famiglie alle spalle - dalla prima moglie Maria Luisa ha avuto un figlio, Tiziano; dalla seconda, Emanuela, ladorata figlia Marta, che lo ha accudito fino alla fine -, ha vissuto gli ultimi due anni in una casa del Comune a Folzano, dove prima vivevano i suoi genitori. Il ricavato delle mostre lo utilizzava per il suo annuale viaggio a Cuba o in qualche altro angolo di mondo. Lunica moneta in vigore per Butturini era quella della passione artistica. Gian inizia a lavorare presto, a 16 anni, come vetrinista per le drogherie Faita di Brescia: ha un vero talento per il disegno e infatti passa la dura selezione per lammissione allaccademia di Belle Arti di Brera, che però frequenterà poco. Dopo nemmeno due anni aprirà con lamico Luciano Salodini la Publiflash Varo, studio per allestimento di negozi e per la pubblicità. A 19 anni la sua ragazza rimane incinta e i due si sposano in tutta fretta. Dopo il matrimonio arriva il successo come grafico pubblicitario, iniziato con il Giornale di Brescia e la Manzoni Pubblicità. Sono dieci anni di successi, guadagni e premi, ottenuti per i lavori pubblicitari realizzati per la Breda Armi, la Isa Arredamenti e molti altri progetti. Nel 1970 vince il concorso della Beloit International per la realizzazione dello stand alla fiera Interplast di Londra. È la svolta. Nella capitale inglese Gian scatterà una delle sue foto più celebri, «Look»: un senza tetto si appresta ad attraversare le strisce pedonali, ma prima si volta fortuitamente verso lobbiettivo, mostrando il suo sguardo stanco e denso. Davanti a lui, sullasfalto, la scritta «look». Una ridondanza di senso che trasforma limmagine iconica in racconto. Dallesperienza londinese nascerà il primo libro fotografico, «London by Gian Butturini». Ritornato in Italia, si avvicina alla grafica dautore e dissacratoria: «Mi ero stancato di lavorare per chi fa soldi», ha confessato in unintervista. Ridisegnava tavole delle vignette di fumetti famosi, come Diabolik: là dove è raffigurato il solito assassino, nascosto nel buio, brandendo un coltellaccio, nella didascalia aggiungeva «America, sei stata scoperta!». Oppure faceva dire a Barbarella: «Barbarella, se passi dalla Luna... strappa la bandiera americana!». Come consulente artistico dei Magazzini 33 di corso Mameli conosce Guglielmo Achille Cavellini, il geniale artista della mail art e dellautostoricizzazione (famosi i francobolli con la sua foto, la data di nascita e la data di morte dopo un secolo). Grazie a Cavellini, Gian conosce e avvicina tutta lavanguardia artistica italiana, da Rotella a Vedova, da Burri a Sansonetti. Quello per la Winchester Italia, nel 1973, è lultimo lavoro da grafico, poi venderà tutto e inizierà a viaggiare: Cuba (dove conoscerà Fidel Castro), Irlanda del Nord (dove fotograferà la repressione inglese ai danni dei cattolici dellIra), il Cile delle ultime settimane di Salvador Allende e già in odore del golpe militare avallato dalla Cia. Inizia anche lesperienza da regista con il mediometraggio «Crimini di pace» (1975), nel quale denuncia lalienante condizione dei pendolari cottimisti bresciani, costretti ogni mattina a recarsi a Milano per lavoro; la morte non risparmierà il protagonista. Arrivano gli inviti al Festival del cinema di Mosca e al Festival della gioventù comunista di Berlino, anche se Butturini non si assoggetterà mai alla nomenclatura politica che irreggimentava la cultura. A metà degli anni Settanta arriva lesperienza di Trieste, dove documenta il lavoro dello psichiatra Franco Basaglia e la sua lotta per la chiusura dei manicomi. «Unesperienza che mi fece crescere umanamente, e quindi artisticamente», dirà. Il film passò sotto le forche caudine della censura politica, non fu mai distribuito e nel 1985 fu acquistato da Rai 3 per 50 milioni di lire (ne era costati 500...). In seguito Gian girerà anche un documentario su Marcello Mastroianni e lo zio scultore, Umberto (lavoro ancora inedito). Ci sarà un motivo se lEinaudi ha deciso di inserire Butturini nella sua enciclopedia della fotografia, insieme a pochi altri italiani (Ugo Mulas, Gianni Berengo Gardin, Mario Dondero, per esempio). Butturini è riuscito a raccontare storie di vita, e nelle sue mostre vedremo un poco anche la sua. Sta ai nostri occhi la capacità di saper leggere scampoli di umanità a colori o in bianco e nero. Da oggi abbiamo un capoverso in più. ________ Ai familiari di Gian Butturini le più sentite condoglianze da parte della redazione di "Psichiatria Brescia", dell'Associazione Laura Saiani Consolati. |
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