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martedì 22 novembre 2005

Gli interrogatori di garanzia dei sei indagati per le presunte violenze sui malati psichici
«Mai accorto di abusi sui pazienti»

Parla il referente della struttura protetta di via Duca degli Abruzzi 103

 Pierpaolo Prati

 
«Non mi sono mai accorto di nulla». Dei presunti maltrattamenti, delle presunte violenze, di quella che è stata descritta come una gestione non proprio ortodossa di una paziente, di quei fatti per i quali la pm Alessandra Bellù ha messo sotto inchiesta sei operatori della struttura protetta per malati psichici di via Duca degli Abruzzi 103, lo psichiatra referente non sospettava nemmeno. Ne sarebbe venuto a conoscenza solo quando i carabinieri si sono presentati con un’ordinanza di custodia cautelare.

Quando lui e i suoi cinque colleghi si sono trovati al centro di una vicenda che ha causato allarme, soprattutto tra gli ospiti della casa e tra i loro parenti. Messo davanti agli indizi raccolti dai militari del Nas, e quindi ai video e agli audio nei quali si udirebbero rumori di schiaffi, il responsabile della struttura, accompagnato in aula per l’interrogatorio di garanzia con l’avvocato Vittorio Arena, ha ripetutamente dichiarato al gip Alessandra Ramon la sua estraneità ai fatti. Indagato per omesso controllo, quindi per non aver impedito le presunte molestie, il medico è stato uno dei pochi a rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari. Degli altri cinque operatori finiti sotto inchiesta, solo l’infermiere accusato di essersi impossessato di alimenti e medicine destinate alla dozzina di pazienti ospiti della casa di via Duca degli Abruzzi, e quindi iscritto sul registro degli indagati per peculato, ha chiarito la sua posizione. Per lui, l’avvocato Stefano Verzeletti, ha deciso di adire il Tribunale del riesame in modo da ottenere la sua rimessione in libertà. Tutti gli altri, ancora agli arresti domiciliari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e lasciato al gip, che si è riservato qualche giorno per decidere sulla liberazione dei sei, solo la versione dell’accusa.

È probabile a questo punto, che gli indagati che ancora non l’hanno fatto decidano di parlare più avanti, davanti ad un giudice diverso da quello che ha firmato le istanze di custodia cautelare. Per questo motivo è atteso il ricorso al Tribunale del Riesame, per il quale le difese hanno tempo sino a giovedì.

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