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martedì 22 novembre 2005 pag. 11

L’INCHIESTA SULLA COMUNITA’ PROTETTA DI VIA DUCA DEGLI ABRUZZI.

Primi interrogatori in Tribunale

«Mai notato niente di sospetto»
Presunti abusi sui pazienti: davanti al gip il medico responsabile della struttura


«Non mi sono mai accorto di nulla». Berardo Chiarini, il medico, referente della comunità protetta dell’azienda ospedaliera al 103 di viale Duca degli Abruzzi, agli arresti domiciliari da lunedì scorso per omesso controllo, ieri mattina durante l’interrogatorio di garanzia ha voluto raccontare al gip Alessandra Ramon la sua verità.

Il medico, assistito dal legale Vittorio Arena, ha spiegato al gip di non essersi accorto di nulla, di non aver mai notato comportamenti insoliti o sospetti tra i suoi collaboratori, nè tra gli operatori. Se per la procura il medico «non poteva non sapere» cosa succedeva sotto il tetto della comunità protetta, il medico psichiatra, costretto in carrozzella per una grave patologia, ha invece sostenuto che per lui è stato possibile non accorgersi di nulla, non vedere gli episodi contestati a buona parte del personale attivo nella struttura legata all’unità psichiatrica 23 di Montichiari e diretta da Giuseppe Fazzari. Il medico non si sarebbe accorto dei maltrattamenti che la procura contesta a buona parte degli operatori finiti agli arresti domiciliari e agli altri 4 dipendenti finiti sul registro degli indagati, nè della sparizione di provviste (acqua, vino, olio) e di medicinali destinati ai pazienti.

Asso nella manica della procura sarebbero una serie di intercettazioni audio e video in cui, sempre secondo le accuse sostenute dal pm Alessandra Avezzù, si sentirebbe distintamente il suono secco degli schiaffi assestati, sempre secondo le accuse, ai pazienti con disturbi psichiatrici ospiti della struttura. Per la procura, così come per il gip Ramon, che ha firmato le sei ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, eseguite lunedì scorso dai carabinieri del Nas di Brescia, il comportamento violento degli operatori non poteva essere ignorato dal medico. Nel fascicolo anche le prove che incastrerebbero alcuni degli indagati per abusi nei confronti di una paziente di 65 anni: i fatti risalirebbero al 2001 e sarebbe stata la stessa paziente, poi trasferita in un’altra comunità protetta a raccontare cosa succedeva nel luogo di cura.

Ieri mattina davanti al gip Ramon interrogatorio di convalida anche per gli altri cinque indagati. Ha cercato di chiarire la sua posizione Antonino Magazzù (difeso dall’avvocato Stefano Verzeletti) rispondendo alle accuse di peculato. Il legale ha chiesto la revoca della misura e il tribunale del riesame si esprimerà giovedì. Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere Paola Zanolli, educatrice (difesa da Luisa Morelli), Domenico Di Gangi, infermiere (assistito da Paolo Botticini), Claudio Ravarini (difeso da Laura Schiffo) e Milena Fantoni (difesa da Maria Cristina Ragusa).

Continua nel frattempo il lavoro della commissione interna del Civile, nominata dal direttore generale Lucio Mastromatteo, per una verifica congiunta, sotto il profilo sanitario, amministrativo ed organizzativo, delle otto strutture di comunità protetta dell’Unità operativa di PSICHIATRIA n. 23. La commissione opera prescindendo da ogni ipotesi di reato. La commissione é costituita dal direttore sanitario Alfonso Castellani, che ne assume il coordinamento, Cesare Turrina, responsabile del primo Centro psico sociale dell’unità operativa di PSICHIATRIA n. 22, Rosaria Avisani, direttrice del servizio infermieristico tecnico e riabilitativo aziendale e Giuseppe Mazzilli, direttore dell’area di staff. Il direttore generale ha chiesto alla commissione di terminare i propri lavori entro la seconda decade di dicembre.

Wilma Petenzi

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