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sabato 19 novembre 2005

«È bene garantire la continuità dell’assistenza»
IL COORDINAMENTO BRESCIANO PER LA SALUTE MENTALE SULLA COMUNITA’ PROTETTA
  
«Siamo soddisfatti che la struttura resti aperta, che gli ospiti possano continuare il loro percorso di riabilitazione insieme a gran parte delle figure professionali dalle quali sono abitualmente seguiti»: il Coordinamento bresciano per la salute mentale interviene, a pochi giorni dalla vicenda giudiziaria che ha coinvolto gran parte dei dipendenti della Comunità protetta di via Duca degli Abruzzi.

E lo fa poco dopo aver incontrato i componenti della Commissione di verifica interna, istituita dalla direzione degli Spedali Civili con il compito di effettuare un controllo congiunto, sotto il profilo sanitario, amministrativo ed organizzativo, delle otto strutture di Comunità protetta dell’Unità operativa di Psichiatria n.23. «Riteniamo lodevole la decisione della direzione dell’Ospedale Civile di istituire una Commissione interna che, pur nel totale rispetto dell’operato della magistratura, verifichi le reali condizioni di gestione delle Comunità protette - continuano i componenti del Coordinamento, in particolare Carlo Colosini e Piera Taglietti -. Anche da parte nostra, ovviamente, la fiducia nella magistratura è totale e crediamo che, se emergeranno responsabilità a carico di persone che lavoravano in via Duca degli Abruzzi, il loro comportamento sia oltremodo condannabile anche perché si tratta di atteggiamenti perpetrati ai danni di persone fragili e spesso incapaci di difendersi».

Il Coordinamento bresciano per la salute mentale - nato nel 2001 con finalità di solidarietà sociale, democratico, apartitico, aconfessionale e senza fini di lucro -, in una nota inviata al direttore generale degli Spedali Civili Lucio Mastromatteo nei giorni scorsi, aveva chiesto di poter essere presente - con un ruolo di supporto ai famigliari e ai pazienti - all’interno della Comunità protetta. La direzione degli Spedali Civili, pur valutando positivamente la proposta, si è comunque riservata di dare una risposta dopo aver consultato gli avvocati, vista la delicata e particolare situazione che sta vivendo la vita della Comunità. «La nostra è una disponibilità di tipo politico - ha spiegato Colosini -, e la forniamo nel ribadire la profonda stima di tutti noi nei confronti della maggior parte degli operatori del Servizio psichiatrico, in particolare della Seconda Unità operativa del Dipartimento di salute mentale. Una stima che resta invariata, anche se quello che è accaduto è molto grave».

I componenti del coordinamento hanno incontrato i quattordici ospiti della Comunità protetta di via Duca degli Abruzzi: «Lo abbiamo trovati sereni e tranquilli; l’unico elemento di disagio era dovuto alla ventilata ipotesi di un trasferimento in altra struttura. Per questo siamo grati agli Spedali Civili che, in collaborazione con il personale dipendente rimasto nella Comunità, ha riorganizzato i servizi per far fronte alla fase di emergenza. Il futuro sarà ovviamente subordinato agli sviluppi dell’azione giudiziaria; se il personale dovesse continuare ad essere dimezzato, abbiamo prospettato all’ospedale la possibilità di avvalersi di collaboratori esterni, purché qualificati». a. d. m.

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