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L'ASSOCIAZIONE
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È la posizione espressa ieri dal Coordinamento bresciano per la salute mentale in merito ai presunti abusi ed episodi di violenza sessuale avvenuti nella struttura protetta di via Duca degli Abruzzi (che ospita 14 persone con forme di disagio mentale) che hanno portato alloperazione dei carabinieri di lunedì mattina e a mettere sei persone (cinque tra infermieri e operatori tecnico-assistenziali oltre al medico referente della struttura che dipende dallOspedale Civile) agli arresti domiciliari. Il coordinamento è stato costituito nel 2001 dalle associazioni Insieme, Alleanza per la salute mentale, Movimento per i diritti del malato e Lo specchio di Alice. Questo organismo - è stato ricordato ieri mattina durante un incontro con la stampa alla Casa delle associazioni di via Cimabue - mira a promuovere la coscienza sociale rispetto ai problemi del disagio mentale, sostenere i familiari dei portatori di tale disagio e aprire tavoli di confronto con le istituzioni e con tutte le strutture operanti del settore per la piena applicazione delle leggi nazionali e regionali. Il Coordinamento invita alla cautela e afferma che la vicenda deve comunque mantenere separato laspetto giudiziario dalla necessità di continuare a prestare assistenza ai malati. «La verifica delle responsabilità - ha sottolineato Colosini - spetta alla magistratura. Se ci saranno colpevoli lo saranno ancora di più perché hanno agito contro persone indifese e saremo noi i primi a chiedere che non ci siano attenuanti di alcun genere». La richiesta viene fatta propria dal Coordinamento, che plaude anche alla decisione degli SPEDALI civili di istituire un commissione di verifica interna sulla struttura di via Duca degli Abruzzi. La Commissione (composta dal direttore sanitario aziendale Alfonso Castellani, dal responsabile del 1° Centro psico-sociale dellUnità operativa 22 Cesare Turrina, dalla direttrice del servizio infermieristico dellazienda oSPEDALIera Rosaria Avisani, e dal direttore dellarea di staff Giuseppe Mazzilli) è entrata in funzione ieri e ha avuto un primo incontro proprio con i rappresentanti del coordinamento. «Abbiamo chiesto - ha sottolineato Carlo Colosini - che ci sia data la facoltà di avere accesso alle strutture protette, un compito che svolgeremmo non con finalità ispettive, ma con lidea di aiutare nel monitoraggio e nel sostegno ai pazienti». Ipotesi rispetto alla quale sembra ci sia disponibilità, ma che deve essere verificata dal punto di vista legale. |
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