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venerdì 18 novembre 2005 cronaca pag. 13


LO SCANDALO DEI MALTRATTAMENTI IN VIALE DUCA DEGLI ABRUZZI. Il Forum salute mentale di Brescia

«La PSICHIATRIA resti pubblica»

«Civile trasparente, in una struttura privata la verità non sarebbe emersa»

di Matteo Asti


Una tragedia inaspettata? No, il frutto di una PSICHIATRIA che si basa sui farmaci, sulla non considerazione del malato e con una formazione inadeguata del personale. È il giudizio dato dal Forum salute mentale di Brescia che ieri sera si è riunito presso la sede della Quinta circoscrizione e ha posto al centro della propria discussione l'inchiesta sui presunti episodi di violenza verificatesi nella struttura psichiatrica di viale Duca degli Abruzzi.

La prima domanda è retorica: «Nessuno sospettava niente?». Che i casi di violenza ci fossero in passato e ci siano anche oggi è una convinzione forte di questo gruppo di persone che in buona parte sono o sono stati operatori sanitari e che hanno avuto a che fare con il mondo della degenza psichiatrica.

«Per come è gestita la PSICHIATRIA bresciana non c'è tanto da stupirsi - dicono i membri del forum coordinati da Massimo Fada -: può succedere di tutto una volta che si è perso il senso dell'orientamento dato dal rispetto della persona e della sofferenza».

Tornano alla memoria i casi di violenza nei manicomi e c'è persino chi afferma che talvolta le situazioni non siano cambiate più di tanto dal punto di vista pratico. Ma il primo problema che viene a galla è quello della formazione del personale. «Manca una formazione adeguata degli operatori - sostengono i membri del forum - ma manca anche quella degli psichiatri che fanno tirocinii inadeguati e vengono formati a un ruolo che non si adatta a sufficienza alla gestione di un centro psichiatrico».
Quello che si denuncia è un rapporto distorto tra medici e operatori. «Non è corretto vedere nel medico quello che sa tutto - dice Fada - e nell'operatore un puro esecutore. Primo perché l'operatore è portatore di una sua professionalità ed è quello che passa più tempo col paziente. Secondo perché chi si sente un puro esecutore non riesce nemmeno a sentirsi responsabile del suo lavoro e tende a sfogare l'insoddisfazione di questo rapporto sul paziente. E invece c'è bisogno di rendersi conto di lavorare con una persona in difficoltà, di soggettivizzare la situazione per sentirsi direttamente coinvolti in tutto quello che accade. Ora bisognerà anche pensare a come comportarsi con la parte di equipe che è rimasta nel centro di via Duca degli Abruzzi».

L'altro nodo è culturale: finché il paziente è visto come un oggetto da manipolare, tutto è lecito e finché la PSICHIATRIA è puro business il malato sarà soprattutto un giustificativo per la spesa in farmaci e posti letto. «La PSICHIATRIA ora è biologica - dicono i membri del forum - oggi si inventano persino nuove malattie per giustificare la cura farmacologia di ogni tipo di problema mentale». Ma il problema vero resta quello di gestire una comunità psichiatrica senza farla diventare un luogo in cui possano convivere la cura con la paura e gli abusi. «C'è bisogno di una maggiore apertura sul mondo - dicono - la contaminazione offre controllo sugli operatori e senso di inserimento sociale per i degenti. Ma soprattutto c'è bisogno di una nuova mentalità alla base del trattamento psichiatrico, mentalità che si scontra profondamente con le politiche portate avanti in Regione Lombardia».

E le critiche mosse dal Forum a livello di politica regionale saranno anche al centro del Forum organizzato a livello nazionale dal 2 al 4 febbraio a Milano, dedicato proprio all'evoluzione di un modello che viene giudicato profondamente infelice e fallimentare. A partire dalla proposta di realizzare a Brescia un Dipartimento sanitario privato, proposta giudicata sbagliata sia sul piano dei numeri, sia su quello del migliore vantaggio degli utenti.

«C'è da dire che questa vicenda è venuta a galla perché si trattava di una struttura pubblica - concludono i membri del forum salute mentale di Brescia -; in una privata sarebbe stata messa più facilmente a tacere. Non dobbiamo dimenticare che di fronte a tante segnalazioni sono poche le denunce che hanno un seguito. Pazienti e familiari temono ritorsioni. E chi opera onestamente non riesce a trovare referenti cui denunciare gli accaduti. Fare PSICHIATRIA imbottendo i pazienti di farmaci è più facile e conveniente per tutti. Tranne che per i malati».

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