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mercoledì 16 novembre 2005

Dopo gli arresti e le perquisizioni per i presunti episodi accaduti nella struttura psichiatrica di via Duca degli Abruzzi 103
La Comunità protetta ai raggi X
Al vaglio il materiale raccolto dai carabinieri del Nas nel corso delle indagini

Enzo Gallotta
 
«Non ne voglio parlare. Aspettiamo di sapere cosa è accaduto e se è accaduto». Lapidario il familiare di uno dei degenti all’ingresso della comunità protetta di viale Duca degli Abruzzi 103, struttura riabilitativa per pazienti con problemi mentali che fa parte dell’unità operativa psichiatrica 23 dell’Ospedale Civile, finita nell’occhio del ciclone a seguito delle indagini dei carabinieri del Nas, coordinate dalla Procura della Repubblica. Inchiesta che è sfociata l’altra mattina con la «svolta» della notifica dei sei provvedimenti di arresti domiciliari, emessi dal gip Alessandra Ramon, e di quattro denunce in stato di libertà.

Contestazioni che riguardano dipendenti del Civile i quali risultano coinvolti, a vario titolo, nei presunti episodi di violenza e abusi che - secondo quanto è dato finora sapere - sarebbero stati perpetrati nei confronti di due degenti, un uomo ed una donna, quest’ultima sulla sessantina. Fatti gravissimi, sui quali i carabinieri del Nas hanno svolto una serie di accertamenti che avrebbero raggiunto - a «lavori in corso» - anche l’interno della struttura, dove l’altra mattina hanno effettuato una perquisizione, come del resto è stato nelle abitazioni delle persone indagate. Per il momento il procuratore Giancarlo Tarquini, che ha seguito personalmente l’indagine con il sostituto Alessandra Bellù, ha disposto la massima riservatezza sull’inchiesta. Nelle prossime ore, quando sarà concluso il lavoro di verifica del materiale raccolto, gli inquirenti forniranno il quadro della situazione sul versante dell’accusa nel corso di una conferenza stampa convocata questa mattina nella sede del comando provinciale dei carabinieri, in piazza Tebaldo Brusato. Riserbo, dunque, anche sull’origine delle indagini che hanno portato agli arresti nelle rispettive abitazioni per il medico referente della struttura, per due infermieri, per altrettanti operatori tecnico assistenziali e per un educatore. Non tutti sarebbero comunque coinvolti nelle ipotesi di reato più gravi che gli investigatori del Nas avrebbero accertato.

Al medico, assistito dall’avv. Vittorio Arena, sarebbe contestata un’ipotesi di omessa vigilanza sull’operato delle persone, a diretto contatto con i pazienti, di cui aveva la responsabilità. Tra queste, alcune sono indagate per i presunti episodi di maltrattamenti, e non solo, che hanno destato non poco sconcerto. Il reato di peculato, che pure compare tra i reati contestati, riguarderebbe invece l’utilizzo di cibo destinato ai pazienti della comunità protetta e sarebbe stato contestato ad uno solo degli indagati. Ad altri, non si sa quanti, sono invece addebitati i comportamenti più gravi, relativi ai presunti episodi di violenza ed abusi che rappresentano il «cuore» della vicenda. Una situazione che è seguita «nel massimo rispetto dell’operato dell’autorità giudiziaria» - come ha affermato il direttore generale Lucio Mastromatteo nell’immediatezza degli arresti - dai vertici dell’Ospedale Civile sui quali la notizia del blitz dell’altra mattina è piombata come un fulmine e ciel sereno, quando dalla struttura che sarebbe stata teatro dei fatti oggetto dell’inchiesta è arrivata la segnalazione della contemporanea assenza di diversi dipendenti. Nel frattempo alcuni degenti della comunità protetta di viale Duca degli Abruzzi 103 sono stati trasferiti in una struttura analoga che si trova sempre nella stessa strada. L’intervento disposto dalla magistratura ha infatti dimezzato il personale, ridotto da 19 a dieci unità. Problematico, in questa situazione, assicurare la necessaria assistenza a tutti i pazienti, circa una dozzina, che vengono seguiti da tempo nella comunità, che rappresenta una delle tappe del percorso verso le dimissioni. Un luogo in cui, secondo l’accusa, si sarebbero verificati fatti gravissimi. Con pazienti psichiatrici come vittime.

Un quadro non ancora compiutamente conosciuto. Nelle prossime ore se ne dovrebbe sapere di più.

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