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mercoledì 16 novembre 2005 cronaca pag. 7


Potrebbero trovare posto in altre strutture sul territorio
Trasferimento in vista i pazienti non vogliono

Una lettera: «Per favore, non spostateci»



I pazienti della comunità protetta dell’unità psichiatrica 23 al 103 di viale Duca degli Abruzzi nei prossimi giorni potrebbero essere trasferiti in altre strutture simili sparse in città. A Brescia vi sono sette presidi di comunità protetta per un totale di 28 posti letto, con diversi livelli di protezione previsti dal progetto obiettivo regionale. Il dipartimento di salute mentale del Civile sta valutando di trasferire i pazienti assistiti nella comunità finita nel mirino della magistratura per il presunto comportamento illegale di una decina di dipendenti. Ma i pazienti non ci stanno. E hanno scritto una lettera in cui chiedono di restare dove hanno cominciato il loro progetto di recupero. Nella lettera mettono anche nero su bianco la loro fiducia nei confronti degli operatori che li seguono.

«La situazione è allarmante - commenta Carlo Colosini, presidente di Alleanza per la salute mentale -, i familiari dei pazienti sono molto preoccupati. Il trasferimento dei pazienti è positivo perchè in tal modo la situazione può essere bonificata completamente, ma i malati dovranno affrontare un grosso trauma».

Ieri Colosini ha sentito velocemente Giuseppe Fazzari, direttore dell’Unità operativa complessa di Montichiari, da cui dipende la comunità protetta. Vincolato dal segreto istruttorio Fazzari non ha potuto, ovviamente, parlare dell’inchiesta e dei provvedimenti presi nei confronti dei dipendenti dell’azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia, ma dopo la conversazione Colosini si è sentito un po’ più tranquillo. «Il direttore Fazzari - precisa - mi ha tranquillizzato, ma è innegabile che la situazione ci sia e che sia grave».
«È grave perchè - prosegue Colosini - se le accuse della procura si confermeranno fondate, è stata colpita un’utenza debole, pazienti che non sono in grado di difendersi da soli, pazienti estremamente vulnerabili».

Nella comunità protetta al 103 di viale Duca degli Abruzzi sono in cura (il progetto di recupero può durare al massimo due anni) sia uomini che donne di tutte le età: ci sono persone giovani e meno giovani. Colosini ovviamente non conosce tutti i pazienti in cura alla comunità protetta, nè tantomeno conosce tutti gli infermieri e gli educatori operativi nella struttura di viale Duca degli Abruzzi 103. «Non posso esprimere giudizi su personale che non conosco completamente - conclude Colosini -, ma nutro una profonda stima e apprezzamento per i sanitari e gli operatori che ho conosciuto: sono tutti preparati e disponibili».w.p.


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