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mercoledì 16 novembre 2005


È destinata ad allungarsi la lista delle persone coinvolte nelle presunte violenze dentro la comunità di viale Duca degli Abruzzi 103
Abusi in comunità, i cd dell’orrore
Nella struttura telecamere nascoste: gli inquirenti avrebbero le immagini


Le immagini dell’orrore. Gli abusi e le violenze commessi sui pazienti della comunità protetta di viale Duca degli Abruzzi 103 sarebbero documentati su alcuni cd contenuti nel fascicolo della Procura. Oltre a una serie di intercettazioni ambientali, ci sarebbero anche le immagini, le riprese di quanto sarebbe successo giorno dopo giorno, nella comunità protetta che aveva in carico una ventina di persone con disturbi mentali. La struttura era stata molto probabilmente imbottita di cimici e di telecamere nascoste. Non dovrebbe essere stato difficile per gli uomini del Nas introdursi nella palazzina per piazzare tutta l’attrezzatura tecnologica. Forse è stato sufficiente spacciarsi per tecnici del gas, o per una squadra di addetti alla manutenzione: la palazzina non è nuova, i lavori sono all’ordine del giorno e anche nel giardino, ampio e incolto, dovrebbero presto iniziare degli scavi. Una squadra di operai non desta sospetti; una volta dentro i carabinieri, agendo indisturbati, avrebbero sistemato il necessario e poi atteso i risultati.

Risultati che, stando agli arresti scattati l’altro giorno, non si sarebbero fatti attendere a lungo. I cd sarebbero l’asso nella manica della Procura. Forse proprio grazie alle intercettazioni e agli sviluppi l’inchiesta non dovrebbe restare circoscritta alle dieci persone già indagate e arrestate. Gli inquirenti non escludono che altre persone legate alla comunità possano essere denunciate, ma è ancora presto per approntare un bilancio definitivo dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nas di Brescia, che ha preso il via mesi fa ed è stata coordinata dal pm Alessandra Bellù. Ancora ieri pomeriggio i carabinieri del nucleo antisofisticazioni stavano effettuando controlli, perquisizioni e interrogatori.

Non lievita, per ora, il numero delle persone finite in manette: agli arresti domiciliari sono il medico psichiatra, referente del presidio di comunità protetta, e cinque collaboratori, due infermiere, un educatore e due operatori. Ai sei dipendenti dell’azienda ospedaliera Spedali Civili è stata notificata l’altra mattina un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip su richiesta del pm. Un avviso di garanzia è stato notificato ad altri quattro dipendenti della struttura per la cura e il recupero di pazienti con disturbi mentali. Alcuni militari si sono recati anche al Civile e hanno chiesto della documentazione che i dipendenti, su sollecito del direttore generale Lucio Mastromatteo e del direttore sanitario Alfonso Castellani, hanno fornito in tempo reale. Nell’ordinanza è contestata una serie di reati da brivido. Non uguali per tutti gli indagati. Al medico psichiatra, braccio destro da una decina d’anni del direttore dell’unità psichiatrica 23 Giuseppe Fazzari, la procura contesterebbe l’omissione di atti d’ufficio. Come dire che il medico, referente della struttura, «non poteva non sapere» cosa succedeva tra le mura della palazzina. Più pesanti le accuse per altri arrestati: abuso sessuale, violenza e maltrattamenti. Ma non è tutto. Tra le contestazioni mosse dalla procura, anche la truffa e il peculato. Le telecamere avrebbero immortalato la sottrazione di medicinali destinati ai pazienti, ma anche di cibo. Questa mattina, in una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri, sarà fornita la versione ufficiale degli inquirenti.

Alla conferenza saranno presenti anche il procuratore della Repubblica Giancarlo Tarquini e il pm Alessandra Bellù. Il primo confronto tra accusa e difesa ci sarà la prossima settimana. «Sono state fraintese alcune situazioni», si limita a dire uno degli avvocati difensori. Wilma Petenzi

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