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L'ASSOCIAZIONE
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Mastromatteo: «Il nostro impegno immediato è garantire tranquillità ai pazienti» Qui opera una Comunità protetta per unutenza con disturbi psichici in fase di riabilitazione. Le indagini - continua la nota - riguarderebbero alcuni dipendenti, nei cui confronti si ipotizzerebbero diversi reati a danno dellutenza e anche dellazienda stessa. Nel dovuto riserbo che il caso tuttora richiede e nellassicurare la più ampia e fattiva collaborazione con lautorità giudiziaria, la direzione dellazienda si riserva, per quanto di propria pertinenza, ogni più compiuta valutazione, ed eventuali conseguenti provvedimenti, nei termini in cui ciò sarà reso possibile dalla conoscenza di stato e dalle risultanze delle predette indagini». Valutazione più compiuta che potrà essere effettuata nelle prossime ore: allo stato delle cose, la direzione ospedaliera è informata - come ha sottolineato Mastromatteo - del fatto che un loro medico dirigente, Giuseppe Fazzari, nella mattinata di ieri è stato a lungo ascoltato dai Nas dei Carabinieri, fornendo la più completa collaborazione per giungere al più presto a stabilire che cosa realmente sia accaduto. Ancora, è informata del fatto che cinque dipendenti - con unassenza allapparenza «ingiustificata» - ieri mattina non si siano presentati al lavoro. «La nostra vera preoccupazione, ora, è per le persone che soffrono di disturbi mentali, e dunque già fragili, che vivono nella Comunità protetta - continua Mastromatteo - È evidente che, in attesa di sviluppi, dobbiamo assumere provvedimenti immediati che garantiscano ai malati unassistenza adeguata». Dunque, a fronte del dimezzamento del personale - dieci dipendenti su 19 coinvolti nella vicenda -, le persone in fase di riabilitazione non sono più seguite in modo sufficiente. «Dei diciotto utenti che fanno riferimento alla Comunità, la metà verrà momentaneamente trasferita nella Comunità protetta che si trova sempre in via Duca degli Abruzzi, a pochi numeri civici dalledificio oggetto di interesse da parte dellautorità giudiziaria - spiega il direttore generale -. Quel che vorremmo evitare è che pazienti già fragili a causa della malattia di cui soffrono possano patire anche langoscia di non avere più punti di riferimento. Per questo, in attesa di un segnale per capire cosa realmente stia accadendo, ci concentriamo per cercare di garantire la massima tranquillità possibile ai malati». Anna Della Moretta |
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