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Martedì 15 novembre 2005

La Procura della Repubblica apre un’inchiesta dopo la segnalazione di un degente di una comunità protetta di via Duca degli Abruzzi
Accusati di violenza su malati psichiatrici

Sei operatori, tra cui un medico, agli arresti a casa e quattro denunciati. Ieri mattina il blitz dei carabinieri del Nas  

Enzo Gallotta

 Una brutta «storia». Tutta da verificare e chiarire. Una vicenda di presunte violenze e maltrattamenti su due pazienti con disturbi mentali ospiti di una struttura pubblica, che è parte integrante in ambito psichiatrico dei servizi sul territorio dell’Ospedale Civile. Una «voce» che sarebbe stata riportata da un degente al responsabile del servizio e da quest’ultimo segnalata alla Procura della Repubblica. Da qui il blitz dei carabinieri del Nas, che ieri mattina hanno notificato sei provvedimenti di arresti domiciliari ad altrettante persone che lavorano nella struttura, mentre altre quattro sono state denunciate.

Un fulmine a ciel sereno per i responsabili della massima Azienda ospedaliera di città e provincia, i quali hanno appreso quasi in diretta dell’esecuzione delle misure richieste dalla magistratura, eseguite nelle prime ore della mattinata. E che hanno riguardato, tra gli altri, un medico, due infermieri, un operatore tecnico assistenziale e un educatore, tutti in servizio alla comunità protetta di viale Duca degli Abruzzi 103 che dipende dalla Unità operativa di Psichiatria numero 23, con reparto di degenza all’ospedale di Montichiari, di cui è responsabile il dottor Giuseppe Fazzari. Unità che fa parte, con altre due analoghe, del Dipartimento di salute mentale dell’Ospedale Civile, diretto dal professor Emilio Sacchetti. Sull’indagine e sugli accertamenti che hanno portato alla «stretta» di ieri mattina la Procura della Repubblica ha mantenuto stretto riserbo. Nulla è trapelato dagli uffici al secondo piano del palazzo di via Moretto.

Ma la presenza dei militari del Nas, che hanno effettuato alcune perquisizioni anche nelle abitazioni degli indagati, non è passata inosservata. E le voci sono rimbalzate con il passare delle ore, soprattutto nell’ambiente ospedaliero, fino a trovare conferme dirette da parte dei vertici dell’Ospedale Civile. Nel corso di un breve incontro il direttore generale Lucio Mastromatteo, con il direttore sanitario prof. Alfonso Castellani ed il responsabile del Dipartimento intetessato, prof. Emilio Sacchetti, hanno dato conto di quanto accaduto in mattinata. E spiegato che tutto sarebbe nato «dalla segnalazione di un degente, resa verso la fine di settembre, al dott. Fazzari, responsabile della 2ª Unità operativa». Segnalazione relativa «a maltrattamenti, e non solo, su pazienti che utilizzano da parecchi anni la struttura di viale Duca degli Abruzzi».

Episodio, questo, che ha innescato accertamenti interni e che è sfociato in una denuncia alla magistratura presentata. Ma non solo di maltrattamenti si sarebbe trattato, dato che i fatti oggetto dell’inchiesta hanno portato agli arresti eseguiti ieri e all’operazione di acquisizione di materiale, che era ancora in corso - secondo quanto è dato sapere - a pomeriggio inoltrato. Si tratterebbe - e mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo - di ipotesi di reati gravi, tali da giustificare i provvedimenti restrittivi. Presunte violenze e maltrattamenti che sarebbero stati perpetrati su pazienti seguiti nella comunità protetta, che ne ospita da dodici a quattordici, seguiti da una decina di dipendenti del Civile e da alcuni operatori esterni. Ed inoltre, sarebbero stati contestati truffa e peculato. Data la comprensibile riservatezza che accompagna la fase d’indagine in corso, per ora nulla è dato di sapere di più su quanto è stato con precisione contestato alle persone sotto inchiesta. Un riserbo dettato soprattutto dalla delicatezza, di tutta evidenza, dell’ambito in cui l’inchiesta si è dovuta addentrare. Probabilmente già nelle prossime ore se ne potrebbe sapere di più. Quando tutta l’attività sarà conclusa e gli inquirenti potranno fare il punto della situazione fornendo indicazioni sul quadro complessivo della delicatissima indagine che ha destato non poco scalpore e sconcerto. E non solo tra gli «addetti ai lavori».

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