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martedì 15 novembre 2005 cronaca pag. 7

LA STRUTTURA PROTETTA DIPENDE DALL’OSPEDALE CIVILE

Parla il direttore generale

«Caso isolato, pensiamo ai malati»

«Se c’è qualche mela marcia non è tutta l’azienda ospedaliera che non funziona....».
C’è amarezza nelle parole del direttore generale Lucio Mastromatteo. Ha appreso solamente da un paio d’ore degli arresti nel «presidio di comunità protetta» del dipartimento di salute mentale dell’unità operativa di psichiatria 23 dell’azienda ospedaliera Spedali Civili che si trova al 103 di viale Duca degli Abruzzi. Senza criminalizzare nessuno e con la consapevolezza che fino a sentenza definitiva nessuno può essere considerato colpevole il direttore del Civile è amareggiato, perchè una vicenda come questa getta una pessima luce sull’intero ospedale. Tanto più che gli abusi sessuali, le violenze, i maltrattamenti sarebbero stati perpetrati nei confronti di pazienti particolari, con disturbi mentali. E quindi persone più vulnerabili, più indifese.

«Sono amareggiato e stupito - commenta il direttore generale Lucio Mastromatteo -, perchè il dipartimento di salute mentale del Civile è per noi un fiore all’occhiello». A rinfrancare il direttore generale la consapevolezza che la denuncia della situazione sarebbe venuta dall’interno.
«Per quel che sappiamo - ha precisato il direttore generale - sarebbe stato il direttore dell’Unità operativa di psichiatria 23, il dottor Giuseppe Fazzari, a presentare un esposto in Procura, dopo alcune lamentele avanzate da un paziente». Le lamentele dei pazienti, come precisato dal professore Emilio Sacchetti, direttore del dipartimento salute mentale Spedali Civili, oltre che dell’unità operativa psichiatrica del Civile, non sono molto frequenti e, spesso, sono infondate.

«Ci rasserena il fatto che il direttore dell’unità psichiatrica non abbia trascurato la segnalazione del paziente - precisa Mastromatteo -, ma che abbia voluto vederci chiaro e si sia rivolto alla procura». Vincolato dal segreto istruttorio il direttore Fazzari non ha potuto dire nulla nemmeno al direttore generale. «È da alcuni mesi - commenta Mastromatteo - che Fazzari non parla, si limita alle comunicazioni essenziali».
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, il direttore del Civile si preoccupa dei malati. «La nostra principale preoccupazione - prosegue il direttore generale - è che da questa situazione non derivi un danno nei confronti dei pazienti. Si tratta di persone che hanno bisogno di certezze. Questa è la nostra principale preoccupazione. Vogliamo capire cosa è successo per tutelare i malati e prendere provvedimenti per garantire la loro serenità».

Attenzione da parte del direttore generale anche per i familiari delle persone assistite alla comunità protetta. «Non vogliamo che i familiari dei pazienti - conclude il direttore generale Mastromatteo - che devono già sostenere una situazione difficile si preoccupino più del dovuto».

w.p.

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