venerdì 4 febbraio 2005 provincia pag. 14
BAGNOLO. La nuova associazione si propone di migliorare il trattamento dei malati nel tempo libero
Angeli della salute mentale
Il gruppo Macrame coinvolge volontari da Ghedi a Pralboino
di Milena Moneta
Restituire al territorio, alla comunità che lo abita, il compito di accogliere, anche e soprattutto nel tempo libero, le persone con problemi di salute mentale e che perciò non sono in grado di utilizzare gli usuali ambiti di socializzazione. È questo il fine di una nuova associazione di solidarietà sociale, Macrame (come la trama sociale che vorebbero riannodare la dove si è sfilacciata) che riunisce già più di 100 soci. Lassociazione ha sede operativa al Gruppo 29 maggio e quella legale a Bagnolo, alla cooperativa La Loggetta.
Si vuole mobilitare il volontariato oltre le frontiere della cosidetta «normalità», abbattere i ghetti e rimettere in società tutti i componenti; i volontari non si preoccupano certo dei confini geografici, infatti intendono sviluppare una rete di persone impegnate anche nei comuni di Alfienello, Bagnolo, Bassano Bresciano, Cigole, Fiesse, Gambara, Ghedi, Gottolengo, Isorella, Leno, Manerbio, Milzano, Offlaga, Pavone Mella, Pontevico, Pralboino, San Gervasio, Seniga, Verolanuova e Verolavecchia.
A fondare Macrame si sono unite le cooperative sociali la Loggetta di Bagnolo, il Gabbiano di Pontevico, il Gelso di Ghedi, seguite dai volontari del «Gruppo 29 maggio» e dalla cooperativa Sergio Lana di Ghedi, ma anche pazienti e i loro famigliari. Presidente Luciano Dabellani, da anni impegnato concretamente nel settore del volontariato.
Macrame si avvale della collaborazione del servizio di PSICHIATRIA e salute mentale dellUsl di Desenzano e del Cps di Leno. Infatti lassociazione segue in modo scrupoloso il piano regionale della salute mentale, che per altro riconosce che lambito sanitario da solo non può rispondere ai bisogni della salute mentale, ma aspetto relazionale ed esistenziale richiedono il coinvolgimento di più ambiti. Quindi Macrame non si pone in contrapposizione con enti e servizi che si occupano del problema, ma in collaborazione con essi, organizzando corsi, serate, incontri, cene, attività ricreative in genere, perchè il paziente e i suoi famigliari non siano soli, ma parte di una comunità solidale.
Un territorio, dunque, che allemarginazione contrappone la socialità, anche e soprattutto per chi vive situazioni difficili.
«Conoscersi e anche solo salutarsi diventa il segnale - spiega lo psicologo Paolo Mazzini - di ritrovata collocazione nella rete delle relazioni locali». «Il 40% della disabilità è riconducibile alla mente - dicono ancora nellassociazione -. Malattie come depressione e anoressia sono gravi e diffuse, ma vogliamo sensibilizzare il territorio, dato che anche il volontariato si è occupato poco del problema. Si punta allora sulla dimensione locale, la valorizzazione delle risorse del luogo, delle singole persone e delle associazioni. Forse la mente è considerato un terreno difficile e incute paura. Ma non è così - concludono -: a occuparsene si riceve umanamente più di quanto si dà. Alla fine è lintera società che sta meglio».
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