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FORUM SALUTE MENTALE DI BRESCIA

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RESOCONTO DEL 2° INCONTRO NAZIONALE DEL FORUM SALUTE MENTALE
( un articolo di Anna Poma annota eventi ed emozioni )

Ci sono giorni in cui il tempo condensa i fatti, abbrevia le storie, accorcia le fatiche. Giorni in cui si adunano i movimenti, le idee, le emozioni, le conseguenze di un’ostinazione ad esserci altrove refrattaria alle sintesi e ai sommari. Giorni in cui è bello testimoniare. Così il 16 e il 17 dicembre, al Lido di Camaiore.

Siamo in tanti, un po’ da tutta Italia. Arriviamo qui a dare corpo al secondo incontro nazionale del Forum per la Salute Mentale, un anno dopo il primo appuntamento romana. Come allora, ma con la certezza di non poter più tornare indietro perché nel frattempo le testimonianze si sono infittite e sono rimbalzate un po’ ovunque parole che hanno infranto anonimati, connivenze, ammiccamenti; perché è cresciuta e ha rotto gli argini l’insofferenza per vecchie e nuove menzogne, per vecchi e nuovi crimini di pace.

Nel frattempo, e siamo qui a testimoniarlo, l’indignazione ha preso per mano la speranza incrociando gli sguardi sulle cattive e sulle buone pratiche, e in 14 regioni italiane le persone si sono aggregate, hanno preso a muoversi, hanno costruito barriere. E’ accaduto un po’ ovunque. In Toscana e in Friuli, ad esempio, dove forum locali hanno ottenuto che i politici definissero come obiettivo prioritario dei piani sanitari regionali l’abolizione della contenzione dei Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura. In Sardegna, dove, tramite la nuova amministrazione regionale, il forum del posto ha potuto bloccare la costruzione di un nuovo Ospedale Psichiatrico Giudiziario. E, con più fatica ma con la stessa determinazione, nei tanti luoghi del nostro paese dove ancora la psichiatria tiene sequestrata la sofferenza mentale opponendo una resistenza strenua ad ogni tentativo di rendere visibile quello che accade dietro alle sue mura, quello che si dice ma non si fa, quello che si fa e non si dice perché troppo imbarazzante a dirsi.

Sono in molti a prendere la parola per raccontare come è andata, come potrebbe andare, come deve smettere di andare. In troppi, ancora, a testimoniare di servizi inadeguati, rigidi, poveri di risorse o incapaci di impiegarle, risposte meramente sanitarie – ambulatorio, farmaco, assistenzialismo – separate, segreganti. In troppi, con voce strozzata, a parlare di una contenzione subita, o vista infliggere a un proprio familiare; oppure praticata a denti stretti, perché lo impone un protocollo che il proprio ruolo subordinato costringe ad eseguire. Dobbiamo davvero accettare, si chiedono gli infermieri, le vesti logore e odiose dei custodi di un tempo ? C’è davvero qualcosa come una “stato di necessità” o un ‘ “emergenza psichiatrica”, qualcosa che ancora giustifichi la contenzione in psichiatria ? Che ne è dei diritti di cittadinanza restituiti alle persone con sofferenza mentale dalla legge 180 ? C’è una sola risposta a queste domande. Lo stato di necessità e l’emergenza sono l’esito di pratiche distorte, tardive, incapaci di reali prese in carico. Le contenzioni sono il il distillato di un sapere ottuso, insostenibile, continuamente smentito da plateali fallimenti.

Una risposta inequivocabile, sorprendentemente condivisa anche dall’onorevole Guidi, presente con un lungo ed appassionato discorso, tanto allineato alle posizioni del forum da lasciare frastornata la platea. A quale titolo sta parlando ? Come stanno insieme la sua appartenenza politica e la qualità delle cose che dice ? Non può bastare al Forum, ci ricorda Sergio Piro nella sua folgorante relazione, la sincerità delle intenzioni.( che potrete trovare sul sito del forum: www.forumsalutementale.it ndr). Non possono bastare gli enunciati. Né, d’altra parte, è sufficiente appellarsi alla corrispondenza tra enunciati e pratiche perché quest’ultima è verificabile soltanto in ambiti ristretti di diretta e mutua conoscenza. Il Forum richiede l’invenzione di una pratica diversa, capace di rendersi evidente, trasparente e comunicabile al di là delle dichiarazioni d’intenti. Una pratica che esponga coloro che vi sono implicati, che ecceda gli ambiti da cui prende forma e discuta di continuo la propria forma. E lo faccia promuovendo protagonismi, creando le condizioni che li rendano possibili.
E’ questa la vera scommessa del Forum. Lo ribadisce: Assunta Signorelli, sostenendo che a definire i servizi, a giudicarli, debbano essere i loro stessi destinatari. Le fanno eco Giampiero Fiorillo e Gianni Rognoni, nelle loro drammatiche note a margine dei frequentissimi abusi farmacologici a cui sono soggette le persone con sofferenza mentale. Vi si parla della prescrizione smodata di terapie che si sovrappongono e assumono per anni, indipendentemente dalla loro efficacia e di come spesso si subordini all’assunzione dei farmaci l’accesso ai servizi.
Di interventi completamente ignari dei danni, talvolta irrevocabili, di un accanimento che di terapeutico finisce per non avere proprio nulla. Ma anche dello sdoganamento degli psicofarmaci della psichiatria, della loro diffusione globale a tacitare un male di vivere diffuso di cui nessuno sembra voler ascoltare la voce. Per questo qualcuno invoca la costituzione di un osservatorio sul consumo dei farmaci composto da familiari, utenti e associazioni.

Il Forum parla di salute mentale, non di psichiatria. E per farlo ha bisogno di discutere di questa psichiatria che è tornata a chiudere le porte, o che forse non le ha mai aperte. Ha bisogno di chiarire che una risposta adeguata alla sofferenza mentale costringe alla costruzione di servizi forti, dipartimenti che distribuiscano strategicamente risorse sul territorio, ma anche non troppo strutturati.

Servizi già sperimentati con straordinari risultati in molte situazioni locali ( a fronte di risorse egualmente disponibili ovunque ) che oggi occorre far conoscere, mettere in rete, agganciare a realtà più fragili, spaesate, prigioniere del proprio spaesamento.
Il forum di salute mentale, non di psichiatria. Non si rivolge soltanto agli addetti ai lavori, e nemmeno solo alle persone con sofferenza mentale, ai loro familiari, alla cooperative sociali, al volontariato. Si rivolge ai politici, ai magistrati, agli avvocati, ai medici di base, ai pediatri, alle scuole, agli intellettuali. Vuole creare ponti con la cittadinanza, riportare la questione della salute mentale la dove essa ha origine: nella vita, nell’esistenza condivisa. I soli a non averlo capito, tuttavia, sono anche coloro che posseggono gli attrezzi più adeguati a costruire questi ponti. I giornalisti, di cui amaramente constatiamo l’assenza. A loro chiediamo cosa fare perchè tornino a prestarci attenzione . A loro chiediamo di leggere il bellissimo libro di Luana De Vita, l’unica loro collega presente, la cui storia intreccia tutte le questioni che interrogano il forum e, senza che nessuno se ne accorga o che risponda, anche la carta stampata.

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