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BISOGNI PSICHIATRICI
Tempo perso per la sanità in Valtrompia


dal di Martedì 9 novembre 2004

 LETTERE AL DIRETTORE Pag. 34    

    
Più di un mese fa la stampa locale aveva riportato una accorata lettera al direttore da parte del Sindaco di Villa Carcina, Evaristo Bodini. In qualità di presidente uscente dell’Assemblea dei Sindaci del Distretto 4 aveva lucidamente preso posizione a favore di un diverso «modus operandi» per far fronte alle gravose problematiche poste dai soggetti portatori di patologie psichiatriche.

Giustamente aveva messo l’accento su cosa si potrebbe/dovrebbe fare e non avveniva in Val Trompia; per dare una risposta valida e qualificata a chi rivendica vi siano servizi in grado di dare ascolto, comprensione, accoglimento; affrontare o, se possibile, risolvere le situazioni quotidiane che incontrano coloro, i familiari, le associazioni ed i volontari, che si raccolgono intorno ai malati di mente. Spesso con un senso di impotenza, quando non vedono realizzato nel territorio ciò che leggi nazionali e i progetti obiettivo regionali dovrebbero garantire. Per evitare il più possibile l’insorgenza di emergenze irreparabili ed insopportabili. È noto come l’incidenza di suicidi, solo per citare eventi altamente drammatici, in Val Trompia sia significativa.

Sicuramente i soggetti coinvolti si prefiggono lo scopo prioritario di fare sentire la loro voce davanti alle istituzioni e a quelle che in prima persona sono deputate a garantire la salute della propria cittadinanza. Certamente a fare le pressioni del caso sono state indotte da situazioni ed eventi avvenuti presso l’Unità Operativa Psichiatrica della Val Trompia. In particolare destano giustamente, non poca preoccupazione alcuni fatti.

  • 1) Vi è stato un forte turn over di medici. Negli ultimi anni hanno chiesto di essere trasferiti ad altra realtà (Azienda Ospedaliera Desenzano) i tre medici che di fatto avevano avviato sia l’attività del Centro Terapeutico Residenziale (Crt) sia quella del Centro Psico Sociale di Concesio/Gardone V.T. (Cps). Vi è stata la sostituzione con altri giovani medici. Assunti in modo precario, appena iniziano a capire cosa fare, vengono o rischiano di essere sostituiti.
  • 2) Il responsabile della Unità Operativa è da anni in una situazione provvisoria. Ormai sembra stabilito che sarà un altro a dovere condurre la U.O. Il nuovo responsabile, di fatto, sembra dovrà gestire la situazione con meno personale medico e altri operatori appartenenti ai vari profili: psicologo, infermiere, educatore, assistente sociale, Ota, ecc. Questo senza giustificato motivo poiché non è veritiero si debba per la psichiatria contenere gli organici ritenuti necessari. Certo l’Azienda Ospedaliera di Brescia dovrebbe attuare un piano di assunzione coerente con le priorità assistenziali vere. Dovrebbe essere dimostrato come mai delle nuove strutture, a valenza dipartimentale (l’Azienda Ospedaliera ne ha istituite più di 40 negli ultimi anni ed altre ne ha aggiunto ultimamente) solo una è stata assegnata al Dsm. Anche questo è un esempio pratico di come l’Azienda Ospedaliera non intenda investire per dare una risposta qualificata ai bisogni psichiatrici.
  • 3) Inoltre tende a lasciare incompiute o inutilizzate strutture per cui sono stati fatti copiosi investimenti. È il caso del parziale e ridotto utilizzo della palazzina sita in Via De Gasperi a Concesio. Da più di un anno la parte al piano terreno è vuota e inutilizzata. Col bisogno che c’è di fare, ad esempio, un centro diurno e magari appartamenti protetti al primo piano. Servirebbero poche decine di migliaia di euro per utilizzare la palazzina in modo finalizzato per rispondere ai bisogni sollevati dal Sindaco Bodini. Così come lascia esterrefatti costatare che in Via Genova a Brescia si sono spesi più di 3 milioni di euro e ormai da un anno si ha una struttura completamente messa a nuovo ed arredata, inutilizzata. Non si conoscono i tempi dell’avvio dell’attività. Brescia aspetta da più di 20 anni di avere un Crt. Ma nessuna fretta pare abbiano i gestori della sanità bresciana nel rendere operativa una struttura indispensabile per completare la rete dei servizi territoriali in cui accogliere i portatori di patologie psichiatriche.

Anche il Direttore Generale dell’Asl, Dott. Scarcella, che in risposta al Sindaco Bodini ebbe a sostenere come l’Asl fosse ormai prossima a svolgere le funzioni di coordinamento, che gli affida il recente progetto obiettivo per la psichiatria, adottato dalla Regione Lombardia, non può nascondersi dietro i tempi di un provvedimento regionale. Considerato che spetta proprio all’Asl svolgere l’azione di «provvider» a garanzia che tutti i cittadini della sua zona abbiano il massimo per la tutela della salute psicofisica.

È l’Asl che fa i contratti con gli operatori pubblici e privati accreditati. Per questa via decide cosa deve esserci o cosa no. Per cui se vuole che si faccia un centro residenziale protetto e diurno presso la palazzina di Via Gasperi o si attivi il Crt di Via Genova lo può pretendere e in tal modo evitare che strutture, per cui sono state utilizzate sostanziose risorse pubbliche, restino inutilizzate. Pertanto ha ragioni da vendere il Sindaco Bodini ed è auspicabile che chi si è appena insediato come organo esecutivo dell’Assemblea dei Sindaci, cerchi di recuperare tutti i tempi inspiegabilmente persi per dare anche a Brescia una risposta qualificata a chi ha bisogni in campo psichiatrico.

Dott. VITTORIO ARTONI
Coordinatore territoriale
Cgil Medici Brescia



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