Chi vuole riaprire i manicomi?

lettera al Direttore de IL GIORNALE DI BRESCIA, 28 dicembre 2001


Due parlamentari hanno recentemente avanzato dei progetti di legge per riformare la 180 (legge Basaglia) che tutto il mondo democratico ci ha invidiato per aver posto fine alle atrocità che venivano regolarmente commesse nei manicomi ai danni di persone già troppo duramente colpite dalla vita stessa. Uno dei punti che è oggetto delle attuali proposte è quello del Trattamento sanitario obbligatorio (Tso), provvedimento di estrema gravità quando si traduce nel privare una persona della sua libertà d’azione, rinchiudendola in un reparto psichiatrico contro la sua volontà. Ad esempio, nel Progetto di legge n. 174, a firma dell’on. Burani Procaccini, all’art. 3 si legge: «a) Tso di urgenza. Può essere richiesto da chiunque ne abbia interesse. Deve essere convalidato da uno psichiatra... deve essere effettuato solo se esistano alterazioni psichiche tali da arrecare danno o pregiudizio al malato od a terzi. Può essere effettuato anche in caso di patologie fisiche che il malato rifiuta di curare». Nel testo si fa uso della parola pregiudizio, in alternativa al danno, che il cosiddetto malato potrebbe arrecare a sé stesso o ad altri. Pregiudizio in questo caso significa grave rischio. Applicandola alla lettera, qualora la proposta di legge venisse approvata, potremo finalmente porre fine a problemi tuttora senza soluzione. Per citarne solo alcuni: • il figlio pratica uno sport estremo quale il free-climbing o si diletta nel discendere in una fragile canoa le acque impetuose dei fiumi e non si riesce a dissauderlo in nessun modo? Certamente tale comportamento pregiudizievole della propria salute è contemplato in qualche libro psichiatrico quale disturbo mentale (forse nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali IV). Il genitore apprensivo e interessato alla salute del figlio potrà chiedere un Tso e farlo richiudere in una delle nuove strutture previste dalla proposta di legge, le cosiddette Strutture di terapia residenziale (nome nuovo per una vecchia cosa: il manicomio). Ma non si abbia a preoccupare il giovane scavezzacollo: quando il regime di Tso sarà cessato (dopo 72 ore o due mesi, si veda sempre l’art. 3 di cui sopra) egli potrà continuare a ricevere le cure psichiatriche del caso in quella struttura dove, tra l’altro, potrà godere anche di ben «quattro ore giornaliere di libera uscita, nonchè permessi prolungati per viaggi o per visite presso familiari o amici, se (e qui lo spirito liberale della proposta si palesa del tutto) da questi esplicitamente accettati». Non parliamo poi di coloro che in barba agli avvertimenti ed all’art. 32 della Costituzione italiana (che tutela la salute quale diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività), continuano ostinatamente a fumare, arrecando grave danno a sé stessi e pregiudizio ai non fumatori. Finalmente questi ultimi avranno lo strumento per convincere i primi. La nuova campagna anti fumo potrebbe avere questo motto: «Chi fuma avvelena anche te. Se non smette dopo che gliel’hai detto, chiedi il Tso». E che dire di tutti quei giovani che al sabato sera si accalcano nelle discoteche: ambienti chiusi, maleodoranti, eccessivamente rumorosi e che ben altre peggiori insidie nascondono e propongono? La loro salute non è forse a rischio? L’Associazione nazionale per la tutela della salute del giovane, che all’uopo potrebbe essere costituita da qualche psichiatra previdente, sempre in nome dell’art. 32 di cui sopra, potrebbe chiedere un Tso collettivo, azzerando d’un colpo anche il rischio dei tanto temuti incidenti del sabato sera. D’accordo, a parte gli scherzi (?), passo ad alcune considerazioni più consone alla delicatezza e serietà del tema. Comprendo il dramma delle famiglie che hanno al loro interno una persona con problemi mentali che rifiuta le cure psichiatriche (comprendo anche quest’ultima però) ma mi chiedo che necessità ci sia di riformare qualcosa che la legge 180 già prevede, e con qualche misura di tutela in più contro i sempre possibili errori di valutazione della psichiatria. I Tso si son sempre fatti da quando esiste la 180, a migliaia. Cio che mi preoccupa è che rendendo il Tso così facile da richiedere ed ottenere rispetto a prima, si possano verificare abusi e violenze in maggior quantità. Si tratta di stabilire a priori se la riforma del Tso, così come voluta dall’on Burani Procaccini, si traduca nella realtà dei fatti in un reale strumento di tutela della salute individuale, in osservanza dell’art. 32 della Costituzione, o possa diventare invece strumento per ledere le libertà individuali, in contrasto con gli art. 2 e 13 della stessa. Un’ultima considerazione: dato che nelle proposte dei due riformatori si parla anche di «malattie mentali croniche» e della necessità di riaprire i manicomi, mi permetto di ricordare che i manicomi non hanno mai guarito nessuno, anzi sono stati, come appunto ci ha mostrato a livello nazionale il Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo con le sue visite ispettive a sorpresa, luogo di indicibili sofferenze, disumanizzazione e ghettizzazione. Se lo scopo è quello di isolare i diversi, allora lo si dica chiaramente, senza bisogno di discorsi speciosi quale appunto quello, scientificamente mai dimostrato, che la malattia mentale sia cronica. I vecchi manicomi hanno mostrato che l’unica cosa cronica (che non cambiava mai) erano i trattamenti psichiatrici, responsabili di aver cronicizzato i problemi di migliaia di persone fino a farle diventare dei vegetali. Qualcuno vuole ancora questo tipo di risultati? Nell’interesse dei singoli e della società io dico no! MARINA MANDELLI

HOME