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La strana storia dell'edificio di Via Romiglia


Ben poca cosa rappresenta il fabbricato urbano di Via Romiglia n. 1 rispetto al cospicuo patrimonio formato dagli altri edifici dell'ex manicomio provinciale di cui, fino ad oggi, neppure un mattone si è trasformato nella risorsa economica aggiuntiva auspicata e richiesta da Stato e Regione Lombardia a beneficio della salute mentale.

La contesa sulla proprietà di via Romiglia n. 1 è però bastata a porre per anni uno contro l'altro Provincia e Azienda Ospedaliera e, la scorsa primavera, ad attirare l'attenzione dei cittadini che ne hanno avuto notizia dai giornali. Il 29 maggio il Consiglio provinciale, ascoltate le preoccupazioni delle associazioni di ammalati e di familiari sulle possibili conseguenze della lite, ha stabilito una tregua di riflessione di alcuni mesi per tentare di giungere a un compromesso.

Contemporaneamente, alcuni volontari del Coordinamento bresciano per la Salute Mentale già impegnati a predisporre un dossier su quei beni dell'ex Ospedale psichiatrico di Via Duca degli Abruzzi che nella seconda metà degli anni novanta furono trasferiti dalla USSL 41 agli Spedali Civili, si sono sentiti stimolati ad approfondire anche questo argomento consultando l'archivio storico provinciale. Quello che segue ne è il risultato.

I padiglioni del manicomio erano numerati dall'uno al dodici, i primi sei per gli uomini, gli altri per le donne. Vi erano però anche altri reparti e cioè il padiglione “Seppilli” in ricordo del primo Direttore, il padiglione “Gemelli” edificato nel 1962-1963 e, fin dal 1915, il padiglione “Colonia agricola” che ospitava ammalati in gran parte attivi nei campi della vicina azienda agricola o nelle stalle del cascinale annesso.

Fabbricato, quest'ultimo, il cui complesso, di impianto quadrangolare, nel 1978 si rifaceva ancora alla struttura classica della cascina lombarda. Due ingressi, uno dalla città, l'altro dai campi, immettevano nella corte circondata da stalle, magazzini e locali di ricovero degli attrezzi agricoli. Su due lati del primo piano una loggia aveva principalmente la funzione di fienile e di granaio. In fondo al cortile, sul lato nord, una porta nel muro veniva aperta all'inizio e al termine del lavoro degli ammalati provenienti sia dal padiglione “Colonia” sia da altri reparti. In tutto oltre 2500 metri quadrati coperti. Rarissime le “evasioni”, meticolosamente riportate nel resoconto di fine anno..

Diversi anni prima l'ufficio tecnico provinciale richiesto di un parere sulla possibilità di costruire locali sul loggiato del fabbricato dell'azienda agricola ne sconsigliò l'attuazione in quanto “avrebbe potuto servire solo a pochi ammalati, rendendo non sfruttabile allo scopo pel quale è stato costruito il loggiato. Introdurrebbe, inoltre, una cellula costruttiva di degenti in un complesso costruttivo avente carattere prettamente agricolo formante un corpo a sé con portici, stalle, porcilaie, fienili ecc. Più conveniente se mai l'ampliamento del fabbricato vicino nel quale sono già alloggiati malati della Colonia. In definitiva convenienza di altra costruzione ex novo”

Cosa che avvenne nel 1972-1973 quando si edificò un'ala di due piani in aderenza al vecchio reparto “Colonia” per incrementare di 31 i 73 posti letto già esistenti. Ampliamento che portò i muri del padiglione fino al limite sud della particella catastale 54 confinante con il lato nord del fabbricato rurale annesso all'azienda agricola e costruito sulla particella 55.

Il 28 maggio scorso l'ufficio stampa dell'ASL commentando la controversia e a quale dei due Enti spetta l'ultima parola sull'uso futuro del fabbricato urbano di via Romiglia 1 - già padiglione “Colonia agricola” e attuale sede ristrutturata di servizi territoriali per la salute mentale - lo ha indicato “ di proprietà unica della Provincia”. Forse però gli eredi dell'USSL 41 hanno compiuto la stessa disattenzione di chi li ha preceduti negli anni ottanta, essendosi basati su una leggenda urbana che ha acquistato credibilità solo perché nessuno è andato a rileggersi la delibera del Consiglio Provinciale del 19 dicembre 1978 che aveva all'unanimità deciso:

  • “Di destinare, con effetto immediato, l'azienda agricola adiacente all'ospedale psichiatrico esclusivamente alla sperimentazione agricola. Di affidare la direzione dell'azienda all'Assessorato Provinciale dell'Agricoltura. Di adibire il fabbricato annesso all'azienda agricola a localizzazione di servizi e strutture di supporto ai programmi di intervento nel settore agricolo, e di supporto didattico per le esercitazioni degli allievi dell'Istituto Tecnico Agrario Pastori”.

Il padiglione “Colonia agricola” non rientrò quindi in quell'operazione di scorporo, cosa che invece fu data per certa successivamente, quando, tra Provincia e USSL 41 iniziarono le scintille su quello che è mio e quello che è tuo dei beni sparsi in città e da riassegnare.

E che quell'edificio non fosse destinato all'Assessorato dell'agricoltura ben lo sapeva il Consiglio Provinciale operante nel 1978 che, una ventina di giorni prima dello scorporo dell'azienda agricola, si era riunito per valutare la nuova organizzazione del servizio psichiatrico che avrebbe presto portato la Regione a disciplinare il graduale superamento degli ospedali psichiatrici, e la Provincia alla perdita automatica della proprietà degli immobili fino ad allora destinati “prevalentemente” ai servizi sanitari.

In quella riunione l'assessore Guindani parlò anche del probabile nuovo compito dei Comuni per il reinserimento dei ricoverati dichiarati dimissibili e informò i presenti che l'Amministrazione Provinciale, in anticipo sui tempi previsti e “pur di giungere alla soluzione del grave e incombente problema, si era dichiarata disposta a mettere a disposizione del Comune di Brescia il padiglione della Colonia agricola per adibirlo a casa-albergo per l'assistenza dei propri ammalati”. Di quel progetto, alla fine, non se ne fece nulla e i residenti, ridotti nel numero, ma comunque sempre più della metà dei 104 censiti nel 1977, lì rimasero fino al 1981/82.

In conclusione nessuna confusione o commistione avvenne inizialmente tra il fabbricato rurale e il fabbricato urbano e siccome entro il 31 dicembre 1978 non vi furono ulteriori delibere di scorporo: dal 1 gennaio 1979 la particella 54 e tutto ciò che vi è sopra edificato è moralmente e per legge una risorsa preziosa della salute mentale.

Franco Vatrini

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