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L'ASSOCIAZIONE
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Via Romiglia, un immobile che deve restare «luogo della speranza» Il 29 maggio scorso la Giunta provinciale responsabilmente e allunanimità ha temporaneamente revocato la vendita allasta dellimmobile di via Romiglia n. 1, da sempre «incluso nella cinta» dellex ospedale psichiatrico, e oggi utilizzato con successo per servizi di salute mentale territoriale. La proprietà del fabbricato - che lufficio stampa dellAsl con una lettera al direttore di fine maggio ha motu proprio già assegnato alla Provincia - è però rivendicata da oltre quattro lustri dallAzienda Ospedaliera che ne contesta lo scorporo avvenuto nel dicembre 1978 insieme alla vasta area agricola annessa; quattro giorni prima della firma della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale che disponeva il contrario. Cominciamo allora dallinizio. «Il Manicomio di Brescia, eretto a spese della Provincia, è destinato ad accogliere, a mantenere e curare i mentecatti poveri della Provincia stessa». Così recitava larticolo 1 del «regolamento organico» utilizzato dal primo maggio 1894 con lingresso del primo ammalato nei padiglioni del complesso «posto fuori porta Venezia, a sinistra della strada per Borgosatollo». Il Consiglio provinciale nella seduta del 9 agosto 1915 prendeva atto che «quando si è proceduto alla costruzione del nuovo padiglione per la colonia agricola si è mantenuto il vecchio e cadente fabbricato rustico, che chiude a levante il cortile, per temporaneo deposito di derrate ed attrezzi rurali», ma che ora bisognava demolirlo per erigere poi «un porticato di passeggio e di soggiorno pei ricoverati, analogo a quello che abbiamo in quasi tutti gli altri padiglioni». I Consiglieri autorizzarono lopera confortati anche dalle relazioni del Direttore del Manicomio e dellingegnere capo della divisione tecnica. Il primo aveva scritto che per portare a termine la demolizione: «Presentemente i lavori potrebbero essere eseguiti con sollecitudine e con non molta spesa, usufruendo dellopera dei malati». Il secondo aveva osservato che «la spesa per i serramenti costruiti al Manicomio si riduce solo allimporto della materia prima essendo il lavoro eseguito tutto dai ricoverati e dallinfermiere a cui nulla in più si deve corrispondere». Anni dopo, il primo febbraio 1930 venne appaltata la «sistemazione del fabbricato rustico in lato mattina della Colonia agricola» che «trovasi nel cortile delledificio colonico adibito a malati». Rustico da sistemare che in quel momento ospitava la «cucinetta per la confezione della polenta ai maiali, lo stabularium e il deposito dei concimi» ma che avrebbe successivamente permesso «di creare nuovi locali di soggiorno e di lavoro per i ricoverati, col vantaggio di aumentare il numero dei malati da collocarsi alla colonia». Nel 1948, a fine anno, lamministrazione provinciale procedette al meticoloso inventario di mobili e materiali, e settantatre furono i letti in ferro con rete metallica contati nellultimo padiglione in elenco, e cioè quello «presso la colonia agricola» dove oggi operano il centro psicosociale e il centro diurno del dipartimento di salute mentale. I 4 coloni responsabili di bestie e campi, alloggiavano invece in altrettanti locali situati nel fabbricato quadrangolare poco distante, dove oltre agli attrezzi agricoli erano situate stalle, fienili e magazzini. Successivamente, nei primi anni sessanta, cessarono i ricoveri in manicomio di agricoltori poveri affetti da pellagra. Una malattia, causata dalla mancanza di vitamina B3 (niacina) nellorganismo, che portava alla demenza e alla conseguente segregazione manicomiale. Ci erano voluti due secoli di teorie le più astruse per appurare che la principale causa della carenza di niacina dipendeva dalla differente preparazione della farina di mais e che la vitamina B3 contenuta nelle tortillas messicane al contrario di quella presente nella polenta era assorbita dallorganismo. Negli anni cinquanta bastò convincere i tanti contadini - che mangiavano solo polenta e vivevano in miseria in terra bresciana con le loro famiglie - a seguire la stessa dieta dei poveri del nostro meridione. Avrebbero continuato a rischiare di morire di fame, ma non di pellagra. E anche per questo la «Colonia agricola annessa allOspedale Psichiatrico» perse man mano braccia e interesse terapeutico anche se continuò a fornire pur ridotte derrate alimentari alla mensa interna. E fu così che alcuni alti funzionari di enti pubblici, trovandosi con le risorse allosso, trassero da questa teoria uno sprone e una giustificazione per adocchiare e fare «carte false» per ottenere una porzione del patrimonio immobiliare costituito dal Manicomio provinciale, in fase di dismissione per ben più seri motivi. Questanno, per ricordare alla cittadinanza il Dottor Franco Basaglia è stata individuata unarea verde, che a lui sarà intitolata, vicino alla «Cittadella Asl» di via Duca degli Abruzzi. Scelta condivisa anche dalla maggioranza dei genitori che riconoscendo i prevalenti meriti dello scienziato veneto gli hanno da tempo perdonato di avere anche lui cavalcato la falsa, falsissima e stigmatizzante teoria oggi del tutto sconfessata che «la famiglia è il crogiolo della schizofrenia». Ma i 1469 metri quadrati di via Romiglia n. 1 e la vicina serra diventino per i Comuni bresciani «il luogo della memoria», e restino per la salute mentale il «luogo della speranza». Valgono troppo per essere messi in vendita. CARLO COLOSINI |
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