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mercoledì 10 gennaio 2007 cronaca pag. 18

Rappresenta per il triennio 2006-2008 il riferimento per i programmi promossi da Asl, aziende ospedaliere e Comuni a tutela della salute

Malattia mentale, un Patto per combatterla

Sacchetti (Civile): «Le cure, per essere efficaci, devono oltrepassare il confine psichiatrico e aprirsi al territorio»


Fare sistema per combattere il disagio mentale e l’esclusione sociale che spesso avvolge i malati e le loro famiglie. È questa la parola d’ordine del Patto triennale per la salute mentale, che è stato illustrato all’Asl di Brescia e rappresenta, per il triennio 2006-2008, il riferimento per i programmi a tutela della salute mentale promossi da Asl, aziende ospedaliere, enti erogatori accreditati, Comuni, associazioni, cooperazione sociale e volontariato.
Un impegno messo nero su bianco per condividere obiettivi comuni e soprattutto mettere in rete le diverse risorse, in modo da far fronte a un problema, quello delle malattie mentali, che anche sul territorio bresciano sta diventando un’emergenza significativa: nel 2005 sono stati 2.880 i pazienti ricoverati per malattie mentali, di cui 170 oggetto di trattamento sanitario obbligatorio, mentre salgono a 7.994 i malati ospitati nelle strutture residenziali e semi-residenziali, e 6.673 quelli che hanno usufruito di prestazioni ambulatoriali.
«Sono cifre che non esauriscono il fenomeno, perché una delle criticità è proprio la sottostima dei casi di disagio mentale, molti dei quali rimangono sommersi», precisa il direttore generale dell’Asl di Brescia, Carmelo Scarcella, insieme al direttore sanitario Annamaria Indelicato e a quello sociale Fausta Podavitte. Per questo una delle priorità del Patto - predisposto dall’apposito organismo di coordinamento istituito all’Asl di Brescia nel 2004 e partecipato dai soggetti istituzionali impegnati su questo tema, secondo le direttive dei Piano regionale per la salute mentale - è quella di intercettare precocemente tutte quelle situazioni che dal semplice disagio possono portare al vero e proprio disturbo mentale, favorendo la prevenzione delle malattie mentali e la presa in carico immediata.
Partendo dal presupposto secondo cui «non c’è salute senza salute mentale», il Patto individua molteplici azioni, come la gestione delle emergenze-urgenze attraverso la definizione di protocolli operativi condivisi, il monitoraggio dell’appropriatezza dei servizi, con una particolare attenzione ai gruppi più fragili, come quello dei migranti, delle fasce di povertà, degli adolescenti e degli anziani, per offrire servizi sempre più personalizzati, integrando l’ambito delle cure primarie dei medici di base con i servizi specialistici dell’ospedale, i servizi sociali dei Comuni, l’appoggio del volontariato, per favorire la lotta contro lo stigma e la discriminazione.
«Questo lavoro, iniziato parzialmente nel 2006, dovrà realizzarsi attraverso l’integrazione dei servizi e delle azioni a livello territoriale - dice Indelicato -. Brescia è una realtà autosufficiente per il ricovero e la cura dei malati mentali; a dover essere ampliata progressivamente è l’offerta di strutture semi-residenziali, in grado di dare sollievo alle famiglie e garantire la continuità nella terapia».
Per Scarcella, la rilevanza del documento sta in una caratteristica specifica: «Per la prima volta si determina in modo prioritario il coinvolgimento di tutti gli attori della rete sanitaria e socio sanitaria per trovare una risposta adeguata alla malattia mentale. Spesso sul territorio si sviluppano progetti di buona qualità, dal punto di vista sia specialistico, sia socio-assistenziale, ma è da perfezionare la capacità di collaborazione delle diverse realtà, perché le risorse in campo vengano meglio indirizzate verso obiettivi comuni».
Tanto più che è accertato - come ha riferito Emilio Sacchetti, direttore del Dipartimento psichiatrico del Civile - che anche le cure migliori per il disturbo mentale, se restano isolate nel confine psichiatrico e non si aprono al territorio, sono poca cosa.
L’auspicio, oggi, è che le parole del Patto «non rimangano una dichiarazione di intenti - avverte il sindaco di Villa Carcina, Evaristo Bodini -. Il Patto è un traguardo positivo, ma nello stesso tempo pone nuovi e più importanti impegni per tutti».
Lisa Cesco

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