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lunedì 08 gennaio 2007 lettere pag. 34

-Protesta
Malattia mentale e conferenze a numero chiuso

Caro direttore,

"Open the doors", aprire le porte, è il programma che l’Associazione Psichiatrica Mondiale (Wpa) ha intrapreso per combattere stigma e discriminazione che oggi diminuiscono la qualità della vita delle persone con problemi di salute mentale e dei familiari, impedendo a loro di vivere dignitosamente in mezzo agli altri.
Il 16 dicembre scorso in una sala del nostro ex manicomio provinciale si è tenuta, su invito, in forma riservata e senza cronisti, la prima Conferenza Territoriale per la Salute Mentale. La circostanza ha permesso di presentare l’ultima bozza del Patto Territoriale per la salute mentale, che "rappresenterà per il prossimo triennio, il riferimento dei programmi, gli accordi, i contatti e le intese degli attori del territorio impegnati a condividere le politiche e le azioni necessarie a migliorare la rete dedicata alla psichiatria".
Una conferenza "aperta al pubblico" stando alle linee di indirizzo regionali. A Brescia, invece, dando al regolamento un’interpretazione degna di un sesto grado superiore, le porte sono rimaste "chiuse al pubblico". Socchiuse solo il tempo necessario per fare entrare le persone contingentate o pre-valutate a cura dell’Organismo di Coordinamento della Salute Mentale (Ocsm). Non si è trattato di una scelta condivisa da tutti i suoi componenti, bensì il risultato sull’argomento delle pur legittime modalità di votazione e approvazione, ispirate a quelle condominiali, dove prevalgono i millesimi e chi fin dall’inizio ne ha di più.
Con effetti collaterali riscontrabili anche nella bozza del Patto Territoriale, dove la prima "azione" consiste nel ridurre il numero gli incontri/anno dell’Organismo di Coordinamento portandoli dall’attuale minimo di sei a un massimo di quattro. Perché?
Leggendo poi il primo "obiettivo" del Patto si scopre che vi è indicata la "prevenzione del disagio mentale, con particolare riguardo ai migranti, povertà, scuola, ambiti di socializzazione, dipendenze e stili di vita". Solo che il termine "disagio" è nebulosamente improprio e non può rimpiazzare la dizione "disturbi psichici", che sono invece ben codificati nella classificazione internazionale delle malattie.
La differenza non è da poco e ce la spiega l’Azienda Usl di Rimini sul proprio sito web: "La malattia mentale insorge prevalentemente in età giovanile, a differenza del disagio psichico esistenziale che può avere origine in tutte le età".
So che le associazioni bresciane, in alternativa, avevano proposto come prima "azione" la "prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie mentali", indicando come obiettivo prioritario e per nulla demagogico di "prestare particolare attenzione ai gruppi vulnerabili o a rischio di emarginazione". Sono però mancati i millesimi!
Ciò che personalmente mi dispiace - essendo stato presente - è che la riunione del 16 dicembre, pur esaurendosi con l’ora di pranzo, è stata bella e interessante, con gli "addetti ai lavori" ascoltati in silenziosa attenzione dal plotoncino dei presenti, ma non da tanti cittadini che ne avrebbero tratto motivi di riflessione.

Peccato.

Franco Vatrini
Brescia


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