Strasburgo e il rifiuto dello stigma e della discriminazione.
L'associazione libere casalinghe ha organizzato in ottobre presso il teatro delle Suore Ancelle in vicolo delle lucertole n. 2, l'incontro culturale tenuto da un geriatra, in attività presso la Domus Salutis, sul tema La depressione: malattia incurabile? La prima immagine apparsa sullo schermo non lasciava scampo titolando: Il depresso non è un pazzo. La depressione è una malattia. (Ergo la pazzia no). Il conferenziere precisava ulteriormente il concetto, spiegando che pazzo è colui che improvvisamente ammazza la moglie con tre coltellate.
E mentre anche i deputati italiani al Parlamento di Strasburgo condividono la necessità di impiegare con cautela termini quali cattiva salute mentale, disturbi mentali, malattia mentale grave e disturbi della personalità: i cattivi esempi da noi si sprecano.
Nella pagina sportiva del Giornale di Brescia del 15 novembre gli atleti azzurri venivano dati per favoriti ai mondiali di pattinaggio con questo titolo: L'Italia ha le rotelle a posto.
In città, in ottobre, una catena di supermercati per invogliare i clienti all'acquisto, ha pensato bene di esporre cartelli con un sintetico e omnicomprensivo Anniversario folle.
A striscia la notizia viene periodicamente proposta, per lo svago di milioni di telespettatori, una rubrica basata sul doppio senso di immagini e parole, denominata "Fatto matto".
Siamo allo stigma quotidiano sempre e dovunque, che la gente tanto per non sapere né leggere né scrivere assorbe trasformandolo nel classico principio di precauzione che applicato alla sofferenza mentale diviene un micidiale strumento dell'oscurantismo, con la sistematica rinuncia alla scienza e alla ragione, e percependo chi soffre come una persona da cui bisogna difendersi.
Fuori dal coro, il Parlamento europeo ha incaricato il proprio Presidente di trasmettere agli Stati membri la relazione accolta il 6 settembre scorso in seduta plenaria, composta da sessanta commi e coordinata da John Bowis, con oggetto: il Miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l'unione europea
Nel comma 56 si sottolinea la necessità di ricorrere a un vocabolario e a termini capaci di contribuire alla lotta contro lo stigma, come ad esempio ad azioni intese a porre fine ai pregiudizi, a modificare le abitudini e a criticare gli stereotipi nei confronti di qualsiasi categoria di disturbi psichici.
L'italiano non è tra le lingue ufficiali della OMS, e le nostre istituzioni hanno deciso di non tradurre e diffondere né il Rapporto OMS sulla salute mentale nel mondo del 2001, né il documento del gennaio 2005 scaturito dalla conferenza ministeriale europea tenuta sullo stesso argomento a Helsinki.
Pagine rimaste sconosciute ai più o lettera morta per altri, anche se mesi dopo, nel giugno 2005, cinquantotto tra ministri della sanità, del lavoro e delle politiche sociali, in trasferta a Lussemburgo (per l'Italia Maroni e Storace) hanno sottoscritto l'invito agli Stati membri a sostenere l'attuazione del piano d'azione approvato dalla Conferenza ministeriale di Helsinki.
Piano d'azione che nel capitolo 3 stabilisce che per Lottare contro lo stigma e la discriminazione, si deve adottare una legislazione relativa ai diritti delle persone con disabilità o riesaminare quella esistente, affinché anche la salute mentale vi figuri in modo equo e giusto. Cosa che la nostra legge quadro n. 104 del 92 non fa. Inoltre i parlamentari europei Fatuzzo, Mantovani e Panzeri sono stati concordi nel votare anche loro, in Commissione affari sociali, la strategia che ritiene essenziale che le malattie psichiche siano considerate un handicap in tutti gli Stati membri.
A Strasburgo si richiama come fondamentale la direttiva comunitaria 2000/78/CE che il nostro governo ha recepito nel 2003 con il decreto n.216.
Vi si vieta ogni discriminazione diretta e indiretta, e quest'ultima avviene quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere le persone portatrici di handicap in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone con specifico riferimento ai criteri di accesso all'occupazione e al lavoro sia autonomo che dipendente compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione" .
Tuttavia nella legge italiana n. 68 del 1999 sul diritto al lavoro dei disabili, inspiegabilmente fa ancora testo il discriminante comma dell'articolo 9 per cui: I disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa.
La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute (ICF), sottoscritta nel 2001 da 192 governi, è scarsamente nota in Italia mentre ha molto seguito anche nella nostra città la classificazione figlia di stigma e discriminazione, per cui pur occupandosi di loro è bene che siano e restino comunque gli ultimi.
Ultimi che possono esprimere desideri, ma con gli occhi bassi e con il cappello in mano.
"Ultimi" che nessuno invita.
Ultimi non solo nell'occupazione, ma anche nell'offerta abitativa pubblica e privata.
Da tempo i familiari propongono che una rete di almeno 150 mono o bi-locali venga assegnata in dote alla salute mentale, reperendoli nei vari comuni della provincia, quale risorsa aggiuntiva (ripeto: aggiuntiva) spettante, e controvalore immobiliare non iniquo del nostro ex manicomio provinciale dove, oggi, per la comunità bresciana si sta concretando il desiderato progetto di una cittadella della salute, che si edificherà pienamente dopo che ognuno di noi avrà portato il proprio mattone per costruire anche la casa per la salute mentale.
Così si inizierà a non parlare più di ultimi, ma solo di cittadini. E per loro sarà molto più facile cercare di guarire.
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Intervento di Franco Vatrini di Alleanza per la Salute Mentale
alla Conferenza territoriale per la salute mentale.
Brescia 16 dicembre 2006
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