![]() |
|
![]() |
|
L'ASSOCIAZIONE
|
||||||||||||||||||
|
Salute mentale: parola dordine collaborazione il 28 luglio Bresciaoggi ha pubblicato la lettera di un familiare che intendendo offrire il suo contributo sul tema della malattia mentale ha proposto riflessioni e quesiti. Tre, secondo me, gli argomenti che caratterizzano la lettera: 1) la richiesta di prendere atto del "profondo rosso" risultante dal bilancio della legge 180/1978 (legge Basaglia); 2) oggi, a manicomi chiusi, risulta evidente che i malati non vengono curati e sostenuti adeguatamente; 3) i familiari scivolano nella solitudine e nella disperazione, costretti a cercare ogni espediente per somministrare psicofarmaci e neurolettici ai congiunti in crisi. Mi siedo accanto e mi rivolgo al genitore che ha scritto la lettera e che come me un giorno ha capito che la vita del proprio figlio da quel momento sarebbe stata solo in salita. Gli dico però che fin dal 1978 la legge 180 ha demandato alle regioni la programmazione e lorganizzazione dei servizi psichiatrici (art. 7), imponendo il graduale superamento della segregazione manicomiale con labrogazione della legge Giolitti del 1904 e stabilendo la procedura da seguire nel caso di un accertamento (Aso) o di un trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Sostenere che ciò sia una sciagura nazionale fa il paio con lassurda convinzione, in voga fino a metà anni 90, che gratificava i genitori con laccusa di essere la causa prima della malattia mentale dei figli. Le affermazioni sono prive di fondamento, anche se dure a scomparire. In Italia, secondo il rapporto Oms/2001, "per i pazienti i vantaggi del nuovo sistema provengono dal sostegno quotidiano delle famiglie, piuttosto che dai servizi offerti; i familiari forniscono una parte delle cure, mentre un tempo se ne incaricava lospedale psichiatrico". Il testo dellOms che si riferisce alla salute nel mondo, riporta un intervento critico secondo cui spesso "i servizi di salute mentale considerano le persone che vi fanno o vi hanno fatto ricorso utenti passivi, incapaci di esprimere bisogni e desideri". Esistono linvidiabile (ma costosa) situazione che coinvolge Trieste, divenuta punto di riferimento europeo per la salute mentale; liniziativa di alcuni operatori psichiatrici Cps di Iseo, Palazzolo e Rovato che ha contribuito alla costituzione della cooperativa sociale Isparo di Adro, che ha fatto nascere - nellarea delle Pole di Iseo - la stupenda cascina Clarabella per accogliere pazienti gravi che non possono essere inseriti in altre attività di lavoro. Certo, nella nostra città sono più numerose le situazioni simili alla gestione egocentrica della salute mentale, paleo-metodo non privo di pregi, ma che può condizionare latteggiamento dei vertici delle associazioni che intendono tutelare i malati e il buon utilizzo delle risorse economiche disponibili e di cui necessitano. Direttivi che pare abbiano dimenticato lindirizzo e la strada per arrivare, quando serve, alla Procura della Repubblica o alla Corte dei conti, uffici che devono funzionare per determinare, ad esempio, se vadano risarciti o se sia giusto considerare spesi per la salute mentale i miliardi di lire pagati per realizzare un Cps in locali interrati, dichiarati non idonei a fine lavori. Nel 2001 i governi di 191 Paesi hanno approvato la nuova Classificazione internazionale del funzionamento (Icf): non si addita "lhandicappato" convinti della sua appartenenza a un gruppo di "diversi", ma si interviene mitigandola il più possibile, su ogni disabilità che rappresenta il risultato dellinterazione tra stato di salute e fattori ambientali sfavorevoli. Con buona pace di vergogna e pregiudizio. Dal 12 al 15 gennaio 2005 si è tenuta a Helsinki la conferenza ministeriale europea sulla salute mentale che ha predisposto un piano di azione idoneo ad affrontare sfide, costruire soluzioni. Al capitolo "Lottare contro lo stigma e la discriminazione" comma 3b chiede ai governi di adottare una legislazione riguardante i diritti delle persone con disabilità, o di riesaminare quella esistente, affinchè anche la salute mentale vi figuri in modo equo e giusto. Il 2 e 3 giugno (sessione 2663) in Lussemburgo tutti i ministri dellUnione interessati, il 14 ottobre tutti i componenti della commissione delle Comunità europee, hanno elevato peana al testo di Helsinki, sottoscrivendo compiaciuti limpegno che in sintesi auspica la realizzazione nel quinquennio. Negli ultimi dodici mesi sono state presentate in Parlamento oltre 3 mila proposte di legge: nessun onorevole ha concesso attenzione e firma per modificare la legge n. 104 del 1992 emanata quando la classificazione Icf non esisteva e 76 manicomi erano ancora operativi nel nostro Paese. Si tratta di una legge quadro per lassistenza e lintegrazione sociale dei diritti della persona handicappata, che è colei che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Nessun onorevole ha altresì pensato ad una coerente e necessaria modifica della legge 68/99 che al comma 4 dellart. 9 dispone che i disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa, lasciando che sia la quantità di stigma presente o meno nel singolo datore di lavoro a determinare la possibilità di vita dignitosa di un giovane ammalato che si cura consapevolmente. In Francia, l11 febbraio 2005, è stata emanata la legge n. 102, il cui art. 2 un giorno dovrà apparire anche sulla nostra Gazzetta Ufficiale: * Ai sensi della presente legge costituisce disabilità ogni limitazione dellattività o restrizione della partecipazione alla vita sociale, subita nel proprio ambiente da una persona a causa di una alterazione sostanziale, duratura o definitiva di una o di più funzioni fisiche, sensoriali, intellettive, cognitive o psichiche. * A tale scopo, lazione perseguita mira ad assicurare laccesso di fanciulli, di adolescenti o di adulti con disabilità alle istituzioni aperte allinsieme della popolazione e il loro permanere in un contesto ordinario di scolarità, di lavoro e di vita. Tale azione garantisce laccompagnamento e il sostegno alle famiglie e ai parenti della persona con disabilità. Con la legge quadro 328/2000, fondi permettendo e per mezzo del previsto piano di zona triennale (lattuale scadrà nel 2008), si dà la possibilità ai Comuni di realizzare un sistema integrato di interventi e servizi sociali, programmando risposte ai problemi delle persone e delle comunità locali individuandone i bisogni prioritari. La Regione Lombardia, in virtù della 328, ha richiesto interventi a carattere sociale anche per la salute mentale. Se però i familiari non si fanno parte diligente presso gli amministratori, può capitare di leggere in un testo approvato dalla commissione dei sindaci che "taluni Comuni non hanno riscontrato casi con problematiche a prevalenza psichica/psichiatrica, ma è possibile che non siano stati presi in esame, non ritenendo la sede adatta". Ascrivendo poi la salute mentale nelleterogeneo e riduttivo "disagio adulto" e con dei risultati che, ingigantendoli, si potrebbero definire marginali. Il piano regionale triennale per la salute mentale, approvato il 17 maggio 2004 in attuazione del piano socio-sanitario regionale 2002-2004 e le successive circolari inviate a chi di dovere riportano una direttiva recepita anche nellart. 7 del regolamento bresciano, per cui deve essere organizzata annualmente una conferenza territoriale per la salute mentale, aperta al pubblico, con la partecipazione di Asl, Aa.Oo, Dsm, Pac, Assi, Uompia, Uop, Mmg/Pls, rappresentanti della conferenza dei sindaci, altri componenti Ocsm, responsabili uffici piani di zona, un referente della Provincia e organismi, enti, istituzioni del territorio con le carte in regola. Se ai familiari fosse stato assegnato il compito di organizzarla, oggi saremmo già alla terza conferenza annuale invece che alla numero zero. Lincapacità di riconoscere un proprio stato morboso e i conseguenti limiti, siano motori che cognitivi, è una turba patologica denominata anosologia, così come lasomatognosia comporta il rifiuto di riconoscere gli arti paralizzati come appartenenti al proprio corpo. Anche il 50% circa di coloro che sono afflitti da una malattia mentale grave ha scarsa o nulla consapevolezza della propria patologia. Non si tratta di una scriteriata scelta di vita, ma di un sintomo su basi biologiche che rende indispensabile la collaborazione tra malati, politici, psichiatri, infermieri, familiari, ognuno di noi, portando ciascuno il proprio mattone alla casa della salute mentale. |
|
|||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||