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BRESCIAOGGI
venerdì 16 giugno 2006 cronaca pag. 19


Le associazioni che si occupano di salute mentale vogliono tempi certi per il trasferimento dell’Spdc del Civile

PSICHIATRIA, un grido di dolore

Primo Cps: sì al trasloco da via Malta, ma non in via Nikolajewka

di Natalia Danesi

La PSICHIATRIA a Brescia? Un vero e proprio disastro. A lanciare l’allarme è il Coordinamento delle associazioni psichiatriche bresciane (Alleanza per la salute mentale, Movimento dei diritti per il malato, Insieme, Lo specchio di Alice, con la condivisione delle associazioni Il chiaro del bosco e Nessuno è perfetto) che invoca più attenzione e tempi certi per l’attivazione o il trasferimento dei servizi.
«L’SPDC DEL CIVILE? UN CARCERE». Prima nota dolente: la condizione del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale cittadino, dove vengono ricoverati i pazienti in fase acuta, inviati dallo psichiatra o dal medico curante, oppure quelli in Trattamento sanitario obbligatorio. «E’vecchio, brutto, assomiglia più ad un carcere che ad un reparto e non c’è neppure l’aria condizionata», spiega Carlo Colosini, affiancato da Aldo Chiossi (Alleanza per la salute mentale), Piera Taglietti (Movimento dei diritti per il malato) e Maria Rosa Zorzi (Insieme). Quello che più preoccupa è che ormai da qualche anno l’area è in fase di smantellamento: nella vecchia sede degli Infettivi, dice, c’è già pronta una nuova struttura per il Spdc, il 30 per cento più grande dell’attuale, ben arredata, e all’altezza dei bisogni. Una struttura completata, ma inutilizzata. Il che, secondo le associazioni, è «uno spreco è uno sberleffo per i pazienti attualmente ricoverati». «Dal Civile è stato recentemente dichiarato che il trasferimento del Servizio sarà operato in tempi congrui: ma vorremmo sapere cosa significa - incalza Colosini -. È dall’estate scorsa che stanno procrastinando. Ci dicono manca l’organico, ci dicono che ci sono problemi tecnici, ma a questo punto andrebbero superati. Tantopiù che con questo caldo stare in quelle condizioni è davvero inumano».
PRIMO CPS: «NO» A VIA NIKOLAJEWKA. Al «cahiers de doléances» si aggiunge anche il progetto di trasferimento del primo Cps, ora ubicato in via Malta, in via Nikolajewka (ex sede dell’Asl). Nulla a che dire, spiegano le associazioni, sul trasloco: il servizio si trova attualmente in un appartamento al secondo piano, senza parcheggio e con accesso difficile per i pazienti, soprattutto quelli in carrozzella. Tantopiù che non c’è abbastanza spazio per realizzare un Centro diurno, risorsa importantissima, essenziale per i malati psichiatrici. «È vero che anche Mompiano insiste sul territorio di competenza del primo Cps, ma via Nikolajewka è davvero ai margini estremi - continua Colosini -. Così si lascerebbe tutto il centro e tutta Brescia Due senza un presidio». Diverso è il caso del Cps di via Manara, per cui pure, nel mese di settembre, pare che sia previsto un trasferimento. «Il fatto che sia stato scelto l’ex Razzetti garantisce che vengano mantenute la territorialità e la capillarità del servizio».
PIU’RISORSE ALLA PSICHIATRIA. Più in generale, il Coordinamento invoca una riflessione seria sulle risorse economiche e di organico destinate alla PSICHIATRIA bresciana. «La malattia mentale è in continua crescita - dicono - ma non gli operatori, che lavorano sempre al limite delle loro possibilità. Non si può ragionare esclusivamente pensando alle emergenze, servirebbe una progettualità più ampia». Tra le varie iniziative, alla fine del 2005 c’era pure in programma una conferenza generale sullo stato della PSICHIATRIA bresciana, che è stata poi procrastinata all’inizio del 2006: «ad oggi l’Asl non l’ha ancora convocata». Sul fronte delle risorse, Colosini spiega che i vecchi patrimoni avrebbero potuto certamente essere impiegati dedicando un po’di spazio (e di attenzione) anche alla salute mentale. Un esempio su tutti? La sede dell’Asl, un tempo ospedal psichiatrico. Si tratta di una situazione, in sintesi, quasi disastrosa, che si ripercuote in prima istanza sui malati. «Per ora abbiamo lanciato l’allarme - dice Taglietti - ma non escludiamo di arrivare ad azioni di protesta più forti per risolvere almeno uno di questi problemi. Il più urgente è senza dubbio il trasferimento del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura del Civile. Vorremmo delle risposte concrete, e in tutta sincerità, non capiamo questo continuo procrastinare, questi tempi dilatati».



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