Ancora a proposito del sempre aperto problema della 180
Un commento critico di un appartenente all' U.R.A.Sa.M. Lombardia sulla sitazione della psichiatria in Italia.
Alcune associazioni di familiari hanno dichiarato di salutare con gioia la notizia che l'attuale Ministro della Salute intende occuparsi della realtà vissuta giornalmente da chi soffre la malattia mentale di un proprio congiunto. Argomento che ,a quanto pare, per l'onorevole Storace è prioritario e disgiunto dalla realtà vissuta giornalmente dagli ammalati. Vita quotidiana di questi ultimi tuttora sconosciuta alla stragrande maggioranza dei politici, rimasti prudentemente fermi al periodo che ha preceduto quello che il professore Francesco Basaglia nel 1967 chiamò l'era dei farmaci, che avendo mutalo il volto del malato obbligava la psichiatria a doversi rifiutare di continuare a trattarlo come un escluso da cui la società vuole ancora difendersi.
Se nel 1988 fu stimato che un diffidente 68 % di italiani fosse ancora favorevole al sistema manicomiale, non è molto difficile capire che dieci anni prima una valanga di no ne avrebbe sancito il suo legittimo perdurare, affossando l'improvvida proposta referendaria che chiedeva tout court agli elettori se abrogare o meno la legge Giolitti del 1904 riguardante manicomi e alienati. Per scongiurare l'eventualità fu emanata il 13 maggio 1978 la legge 180 anche con lo stralcio di due articoli, concernenti i servizi psichiatrici, contenuti nel testo istitutivo del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N), già approvato dalla Camera nel dicembre 77 e in quel periodo all'esame del Senato.
Dopo di ché, però, iniziarono dilazioni più o meno legali, omissioni sistematiche con una assurda disomogeneità dei servizi tra regione e regione, provincia e provincia, comune e comune. Anche se intanto non pochi addetti ai lavori mantenevano o creavano per sé stessi concreti vantaggi economici.
Sostenere che ci sono cose della legge 180 che dopo trent'anni vanno ridiscusse è un eufemismo, visto che dopo sedici anni (nel 1994) erano ancora in piedi ed operanti ben 76 -settantasei- manicomi [ fonte: Consulta nazionale per la salute mentale] .
Successivamente, il nuovo ministro della Sanità (Bindi) disse e scrisse basta, prevedendo sanzioni economiche a carico delle Regioni qualora fossero rimaste ulteriormente inadempienti.
Questo stato di fatto ha indotto nel 2001 la Organizzazione Mondiale della Sanità a riconoscere che in Italia: Per i pazienti i vantaggi del nuovo sistema provengono principalmente dal sostegno quotidiano delle famiglie, piuttosto che dai servizi offerti. - I familiari forniscono ormai una parte delle cure, mentre un tempo se ne incaricava l'ospedale psichiatrico.- Solo l'8% delle famiglie beneficia di una qualche forma di intervento psicoeducativo, anche se questo tipo di trattamento è generalmente considerato cruciale per gli ammalati di schizofrenia
Nessuna sorpresa se poi molte mamme, fatte nere sistematicamente da figli mal curati o resistenti ai farmaci ( malati che rappresentano il 20% del totale) a un certo punto si siano arrese, augurandosi solo che il congiunto venisse in qualunque modo allontanato da casa.
Nessun turbamento morale se di fronte alla solitudine di un giovane che si cura e che potrebbe avere una vita decente, ma che al contrario viene costantemente privato di lavoro, di reddito e della possibilità di sistemarsi in un'abitazione autonoma e dignitosa, un non esiguo numero di familiari sia costretto a pensare che in fondo in fondo quattro mura certe, una sigaretta ogni trenta minuti, un pasto caldo mattina e sera, con libera uscita modello Burani Procaccini -vale a dire di almeno quattro ore giornaliere(art.4 c.5 DDL 174)- siano meno terribili di un disperato dopo di noi che quando accade è tacitato attualmente con circa 250 Euro mensili di pubblico sussidio.
Non ci si può scandalizzare, quindi, se troppi familiari da anni cerchino sostenitori politici per arrivare a qualcosa d'altro, purché non assomigli alla legge 180 che considerano la causa dei loro mali. Si tratta però di un atteggiamento ingiusto, potenzialmente crudele, e ci chiediamo come possano lontanamente pensare di cambiare in meglio la situazione e gioirne, avvalendosi di parlamentari della maggioranza autori e relatori in questa legislatura di vari Disegni di Legge il cui esame, alla fine, ha solo sottratto tempo alla Commissione Affari Sociali. Parlamentari che hanno secondo noi dimostrato sull'argomento di essere preparati solo nel non sapere. I brevi esempi che seguono lo possono dimostrare:
1) DDL 174 del deputato Burani Procaccini con il suo neogiolittiano articolo 8 comma 1:
Le aree e gli edifici degli ex ospedali psichiatrici sono utilizzati per la realizzazione di strutture a favore dei malati di mente
e per essere più chiari anche dal comma 4 dell'articolo 2:
Alcune o tutte le strutture del DSM di cui al comma 3 possono essere raggruppate in una unica zona o gruppo di edifici, qualora questo realizzi una migliore efficacia nella continuità dei trattamenti terapeutici
e per non lasciare dubbi anche un tocco di apartheid al successivo comma 6:
Gli ospedali generali e le cliniche universitarie si possono dotare di un reparto psichiatrico con compiti di terapia dei malati in fase acuta o in situazione di emergenza, nonché per l'effettuazione di esami clinici dei malati che richiedano la degenza ospedaliera
Tutto il contrario di quanto affermato quasi al termine del capitolo 6 del Piano regionale triennale per la salute mentale della Regione Lombardia : Riguardo al finanziamento dell'assistenza psichiatrica, viene qui ribadito che le risorse aggiuntive derivanti dall'alienazione del patrimonio immobiliare degli ex Ospedali Psichiatrici verranno utilizzate secondo le disposizioni previste dalle Leggi Finanziarie (l.724/1994,L662/1996,L.449/1997 e L. 388/2000) Giunta regionale che però si è ben guardata dal pretenderne l'applicazione, e di contrastare lo scippo in corso a danno della salute mentale.
2) DDL 683 (non ancora discusso in Commissione) del senatore Gubetti con il suo neolapalissiano punto 1 del comma c) dell'articolo 3 per cui l'accertamento ospedaliero può avvenire quando:
Le condizioni di salute mentale del paziente possono ricevere un sensibile miglioramento dalle prestazioni di cure ovvero risentire di un notevole peggioramento per la loro mancanza
3) DDL 4701 del deputato Lucchese con il suo - da non credere, ma vero- comma d) dell'articolo 14, dove, per garantire la tutela della salute mentale e interventi per la difesa dei diritti dei cittadini con disturbi mentali, occorre anche l'individuazione precoce delle situazioni di rischio psico- patologico prevedendo in particolare anche: l'esame volto ad individuare gli alunni che, per particolari doti di creatività o per quozienti di intelligenza al di sopra della media, possono beneficiare di interventi didattici specifici e di livello superiore a quello del corso di studio frequentato
Proviene invece direttamente da un'associazione il pilastro della controriforma contenuto nel comma 6 dell'articolo 4, che il deputato Burani Procaccini ha inserito del suo DDL 174 : I familiari non possono essere obbligati alla convivenza con malati di mente maggiorenni Punto e a capo. Basterà il certificato medico e la domanda in carta semplice per spedire non importa dove l'indesiderato pacco? Non è questo che meritano gli ammalati! Anche se, forse per alleggerirsi la coscienza, il concetto così chiaramente esposto è stato, di seguito, un poco farisaicamente addolcito e immerso nella solita aria fritta delle lodevoli intenzioni: Devono essere proposte forme di sussidio ai familiari disponibili a mantenere in famiglia il malato; il CSM deve adoperarsi al fine di incentivare la convivenza [??] e garantire ai familiari i necessari aiuti e le convenienti pause nella convivenza stessa. Naturalmente se in finanziaria si trovano i soldi perché altrimenti non resta che la gioiosa riga iniziale del comma 6.
La legge del 4 aprile 2001 n.154 (Belillo) prevede alcune misure contro la violenza nelle relazioni familiari che possono essere richieste da qualsiasi componente del nucleo familiare in danno del quale è tenuta la condotta pregiudizievole (art.5) . Dopo quasi un lustro dovrebbe essere possibile verificarne l'efficacia, valutando la eventualità di modifiche più idonee per questi drammi familiari che a volte coinvolgono anche persone che soffrono di un disturbo mentale.
Il 14 ottobre a Bruxelles la Commissione delle Comunità Europee ha pubblicato un opuscolo di ventiquattro pagine con il proposito di definire una strategia a favore della
salute mentale. Obiettivo del presente libro verde è avviare un dibattito con le istituzioni europee, i governi, gli operatori sanitari, le parti interessate di altri settori, la società civile, comprese le organizzazioni di pazienti, e la comunità dei ricercatori, in merito all'importanza della salute mentale dell'UE, alla necessità di una strategia a livello di UE e alle sue eventuali priorità.
Consigliando la lettura integrale, ne riportiamo altre sei righe:
A norma dell'articolo 152 del trattato CE alcune proposte di iniziative a favore della salute pubblica che figurano nel presente Libro verde rientrano nella competenza comunitaria, mentre altre saranno di esclusiva competenza degli Stati membri. Per
proposte di interventi relative ad altri settori si applica la pertinente base giuridica. Entro la fine del 2006 la Commissione intende pubblicare i risultati del processo di consultazione e, se del caso, una proposta di strategia a favore della salute mentale per l'UE
Anziché lambiccarsi sull' impalcatura da mantenere della legge 180, preghiamo il Ministro di farsi portare il testo del rapporto OMS del 2001 sulla salute mentale nel mondo, neppure ufficialmente tradotto in italiano e finito, intonso, direttamente in archivio. E dopo averlo consultato chieda, se vorrà, ragguagli al suo predecessore, per poi spiegarci perché sono stati persi cinque anni che avrebbero potuto permettere al nostro Paese di passare dagli interventi minimi di fascia A (raccomandati dalla OMS a favore della salute mentale) a quelli di fascia B, per poi giungere dopo ulteriori cinque anni al traguardo di merito rappresentato dalla fascia C.
La raccomandazione generale numero 1 dello scenario A consiste:
- nel riconoscere che la salute mentale è una componente dell'assistenza primaria
- nell' includere l'individuazione e il trattamento dei disturbi mentali comuni nei programmi di formazione di tutto il personale della sanità
- nell' offrire corsi di aggiornamento ai medici di medicina generale, ottenendo una copertura minima del 50% in cinque anni
La raccomandazione generale numero 1 dello scenario B consiste:
nel procedere a corsi di aggiornamento dei medici di medicina generale, raggiungendo la copertura del 100% in cinque anni.
All'estero, non molto lontano da noi, hanno invece prestato attenzione al rapporto OMS del 2001 decidendo, tra l'altro, che: la riforma - in corso- del 3° ciclo di formazione dei medici di medicina generale prevederà l'allungamento degli studi di 6 mesi con uno stage clinico obbligatorio principalmente in un servizio psichiatrico [notamment en service de psychiatrie] eccetera, eccetera.
Franco Vatrini
membro del direttivo U.R.A.Sa.M. Lombardia
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