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martedì 15 novembre 2005 cronaca pag. 7


Abusi in comunità, sei in manette


Arrestati dai Nas di Brescia un medico, due infermiere, un educatore e due operatori


Abusi sessuali, maltrattamenti e violenze su un paio di pazienti di una comunità protetta. Ma anche truffa e peculato. Sarebbero queste alcune delle accuse che ieri mattina hanno fatto scattare le manette ai polsi di sei dipendenti dell’azienda ospedaliera Spedali Civili. Nei guai sono finiti un medico, due infermiere, un educatore, un Ota (operatore tecnico assistenza) e un operatore in servizio nella comunità protetta dell’unità psichiatrica 23 di viale Duca degli Abruzzi, al numero 103. Sei persone a contatto diretto e quotidiano con la ventina di persone con disturbi mentali seguiti dalla comunità, che non avrebbero tenuto un comportamento nè corretto, nè professionale con due malati, un uomo e una donna. Ovviamente non a tutti e sei gli arrestati sono contestati gli stessi reati: non tutti sono chiamati a rispondere di abusi sessuali e maltrattamenti.

Oltre alle sei ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina dai Nas dei carabinieri di Brescia, con l’aiuto dei colleghi del comando provinciale, sarebbero stati consegnati anche quattro avvisi di garanzia. Ma il numero delle persone indagate potrebbe lievitare, perchè ieri nel tardo pomeriggio i carabinieri del Nas stavano ancora concludendo l’operazione. Tanto è vero che in mattinata gli arresti erano solo cinque, poi nel pomeriggio i carabinieri sono riusciti a rintracciare anche la sesta persona raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare, irrintracciabile in mattinata.

Gli abusi sessuali e i maltrattamenti, oltre che il peculato e la truffa (gli indagati si sarebbero impossessati di medicinali e di cibo), contestati dalla procura sarebbero stati consumati nei mesi scorsi, ma inquirenti e investigatori non lasciano trapelare nulla. La segnalazione, stando a indiscrezioni, risalirebbe all’estate, ma non è nemmeno escluso che i presunti abusi e maltrattamenti durassero da tempo. Difficile appurare con certezza cosa sia successo dentro le mura della palazzina bianca e grigia di viale Duca degli Abruzzi e quali abusi siano stati inflitti ai pazienti. «A quei poveretti facevano di tutto», si lasciano sfuggire in procura. Ma altre indiscrezioni non filtrano. I sospetti della procura hanno portato i Nas a eseguire anche alcune perquisizioni nelle abitazioni dei dipendenti del Civile finiti nei guai. Forse i carabinieri erano alla ricerca di materiale usato per abusare i pazienti o di eventuali filmati girati nella palazzina protetta.

Erano le sette ieri mattina quando i carabinieri del Nas, coordinati dal maresciallo Giuseppe Scaletta, hanno fatto la loro apparizione nella comunità protetta legata all’unità operativa psichiatrica 23 di Montichiari. Il cancello della palazzina era aperto, come ogni mattina. Non c’è motivo di bloccare le uscite, o le entrate. I 18 pazienti della comunità (dieci fissi e altri otto che si fermano solo per la giornata) non sono malati «acuti», ma si tratta di pazienti che hanno accettato - lo ha spiegato a chiare lettere ieri mattina il professore Emilio Sacchetti, direttore del dipartimento di salute mentale del Civile - e condiviso un programma di recupero.
I carabinieri sono entrati dal cancello e poi dalla porta d’ingresso. All’interno della comunità protetta c’era già fermento. Alcuni pazienti erano nelle sale comuni per l’attività giornaliera. «Pensavamo a un normale controllo dei farmaci - si lascia sfuggire un infermiere in servizio -, invece avevano quei fogli e alcuni colleghi li hanno dovuti seguire». Nessuno è stato portato via ammanettato dalla comunità, ma la strana situazione non è sfuggita ai pazienti. «I nostri malati hanno bisogno di certezze e di tranquillità, non possono vivere situazioni di stress», dice ancora l’infermiere che cerca di allontanare due pazienti nell’ingresso.
Ieri a vegliare sulla serenità dei malati sono rimasti per buona parte della giornata due carabinieri del Nas, ma se le accuse della procura sono fondate ai loro disturbi e ai loro problemi si è aggiunto anche un altro dolore.

Wilma Petenzi



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