![]() |
|
![]() |
|
L'ASSOCIAZIONE
|
||||||||||||||||||
|
Oltre alle sei ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina dai Nas dei carabinieri di Brescia, con laiuto dei colleghi del comando provinciale, sarebbero stati consegnati anche quattro avvisi di garanzia. Ma il numero delle persone indagate potrebbe lievitare, perchè ieri nel tardo pomeriggio i carabinieri del Nas stavano ancora concludendo loperazione. Tanto è vero che in mattinata gli arresti erano solo cinque, poi nel pomeriggio i carabinieri sono riusciti a rintracciare anche la sesta persona raggiunta dallordinanza di custodia cautelare, irrintracciabile in mattinata. Gli abusi sessuali e i maltrattamenti, oltre che il peculato e la truffa (gli indagati si sarebbero impossessati di medicinali e di cibo), contestati dalla procura sarebbero stati consumati nei mesi scorsi, ma inquirenti e investigatori non lasciano trapelare nulla. La segnalazione, stando a indiscrezioni, risalirebbe allestate, ma non è nemmeno escluso che i presunti abusi e maltrattamenti durassero da tempo. Difficile appurare con certezza cosa sia successo dentro le mura della palazzina bianca e grigia di viale Duca degli Abruzzi e quali abusi siano stati inflitti ai pazienti. «A quei poveretti facevano di tutto», si lasciano sfuggire in procura. Ma altre indiscrezioni non filtrano. I sospetti della procura hanno portato i Nas a eseguire anche alcune perquisizioni nelle abitazioni dei dipendenti del Civile finiti nei guai. Forse i carabinieri erano alla ricerca di materiale usato per abusare i pazienti o di eventuali filmati girati nella palazzina protetta. Erano le sette ieri mattina quando i carabinieri del Nas, coordinati dal maresciallo Giuseppe Scaletta, hanno fatto la loro apparizione nella comunità protetta legata allunità operativa psichiatrica 23 di Montichiari. Il cancello della palazzina era aperto, come ogni mattina. Non cè motivo di bloccare le uscite, o le entrate. I 18 pazienti della comunità (dieci fissi e altri otto che si fermano solo per la giornata) non sono malati «acuti», ma si tratta di pazienti che hanno accettato - lo ha spiegato a chiare lettere ieri mattina il professore Emilio Sacchetti, direttore del dipartimento di salute mentale del Civile - e condiviso un programma di recupero. Wilma Petenzi |
|
|||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||