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domenica 12 dicembre 2004

LETTERE AL DIRETTORE Pag. 58  

COORDINAMENTO PROVINCIALE DELLA SALUTE MENTALE
Verificare l’utilità pratica del nuovo organismo

    
È ormai alle spalle la giornata nazionale per la Salute mentale del 5 dicembre celebrata dai diversi soggetti istituzionali, dell’associazionismo e dei volontariato.

Si tratta ora di «fissare il punto», soprattutto per non disperdere le energie sviluppatesi nella preparazione della Giornata. Il punto, a nostro parere, lo si può fissare ragionando sui Piano regionale salute mentale (Prsm) che la Giunta regionale ha deliberato (e l’Asl applicando) istituendo l’organismo di Coordinamento provinciale della salute mentale.

Pensiamo sia utile riportare il giudizio, a nostro avviso sufficientemente chiaro, del Forum Salute mentale lombardo, sorto a Milano il 9 ottobre 2004: «A nostro parere appare discutibile in taluni aspetti, (il Prsm ndr) debole per quanto riguarda l’impianto generale di "governo" delle attività e inadeguato per quanto riguarda le disponibilità delle risorse. «Non ci convince l’organismo di coordinamento provinciale presso l’Asl come soluzione data all’annoso e difficile problema dell’integrazione tra sociale e sanitario. Tale organismo, infatti, è caricato di troppe funzioni, promuove ulteriore confusione nei rapporti "istituzionali" fra Asl e Aziende ospedaliere e in quelli con i Distretti sociosanitari. A questo va aggiunto il numero e la varietà dei soggetti e degli interessi che vi dovrebbero trovare riferimento. Così come è stato pensato è un’istanza che assai difficilmente saprà operare.

«Riteniamo del tutto inaccettabili le barriere d’età e di tempo poste per l’accesso alle strutture residenziali e la permanenza nelle stesse. Esse violano il criterio della "continuità terapeutica" e sono incompatibili con i "progetti terapeutici" e i "piani di trattamento" degli utenti che possono svolgersi su tempi che variano da situazione a situazione, da persona a persona, anche secondo i casi della vita. La norma, fra le poche ad avere cogenza da subito, (come da circolare d’applicazione), finirà con lo scaricare su utenti, famiglie, Comuni i costi di un’operazione di dimissione/ abbandono nel circuito delle Residenze sanitarie assistenziali proprio delle persone che hanno maggiori difficoltà e minore potere contrattuale. «Non è nemmeno citata la dolorosa, aspra e purtroppo diffusa pratica delle contenzioni e delle porte chiuse nei servizi di salute mentale. «Riteniamo che la Regione debba assumere l’impegno a ridurne l’uso, alzare la qualità dell’accoglienza, promuovere il miglioramento della professionalità delle squadre degli operatori. Essi vanno incentivati a fare a meno di legare i pazienti. Tale parametro va inserito a integrazione dei criteri di valutazione della qualità delle prestazioni «Ciascun Dsm, ogni Azienda sanitaria potrà fare quello che vuole, col risultata che aumenterà la frammentazione del quadro regionale.

La debolezza dell’impianto previsto dal Piano regionale salute mentale rende poco credibile la possibilità di realizzare gli obiettivi più innovativi dichiarati ma consente solo le operazioni tese a tagliare la spesa. Le difficoltà in cui versano i Servizi di salute mentale della Regione, il progressivo impoverimento delle risorse di personale richiederebbero invece interventi urgenti, decisi e autorevoli.

Per queste ragioni ripresentiamo la proposta dell’istituzione dell’Ufficio per la salute mentale presso l’Assessorato alla sanità». Durante la presentazione dell’organismo di coordinamento provinciale della salute mentale presso la sede Asl da parte del dott. Scarcella abbiamo avuto la conferma degli aspetti che venivano sollevati in questo documento. Vorremmo essere smentiti ma i problemi che esploderanno relativi ai limiti d età per l’accesso e la permanenza nelle strutture e «l’eventuale concorso degli utenti alle spese sociali» (capitolo «funzioni tavolo tecnico» del documento presentato all’Asl) non potranno essere risolti certo dalla semplice presenza delle associazioni di familiari in questo organismo. Verificheremo da subito l’utilità pratica di questo nuovo organismo proprio da quell’esigenza di programmazione da tutti dichiarata ma poco praticata.

Si tratterà di vedere, ad esempio, se una struttura come il Centro residenziale terapeutico di via Genova, con venti posti letto, costata alla collettività oltre 6 miliardi di vecchie lire, oggi arredata e pronta, rimarrà scandalosamente chiusa ancora per un lungo periodo. Ricordiamo per inciso che questa struttura, prevista dall’87 e mai realizzatasi, completerebbe la rete dei servizi dell’Unità Operativa di Psichiatria n° 22 di Brescia del Dipartimento salute mentale dell’Azienda «Spedali Civili».

GRAZIANO FRACASSI
Segretario Camera del lavoro

MASSIMO FADA
Delegato Cgil Fp
Azienda Spedali Civili di Brescia

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