da
di venerdì 14 maggio 2004
A ventisei anni dalla legge, ieri loriginale iniziativa del Forum salute mentale
Un autobus rilancia la «180» «Serve un progetto integrato»
Gli organizzatori: «Occorrono appartamentini e centri socio-sanitari aperti 12 ore»

«La libertà è terapeutica»: lo slogan portato in giro da un pulmino di Brescia Mobilità, lo stesso, arancione, delle linee di trasporto urbano, cattura sguardi incuriositi, sotto il sole fastidioso del primo pomeriggio. Se non fosse che al posto della destinazione, proprio sopra l'autista, campeggia una data, 13 maggio 1978, e una sigla, «legge 180», si direbbe un autobus come gli altri. Una cifra per dire che, allo stesso modo, come gli altri vogliono essere gli uomini e le donne affetti da disturbi psichici.
A ventisei anni dalla sua promulgazione, la battaglia perché la legge Basaglia, una normativa di rottura che decretò la fine dei manicomi, trovi una sua concretezza applicativa, è ancora in corso, come hanno voluto ricordare, simbolicamente, gli operatori, i medici, i malati e i familiari del Forum salute mentale di Brescia, con una sfilata di una trentina di ospiti di residenze protette, insieme a una quindicina di operatori, partiti sul bus dalla sede del vecchio ospedale psichiatrico di via Duca degli Abruzzi, per toccare gli appartamenti protetti di via Livorno, il Centro psico sociale di via Manara, il Centro diurno di Casazza, con destinazione piazza della Loggia, dove era già in corso un volantinaggio di sensibilizzazione.
Strada facendo, sull'autobus che al posto dei messaggi pubblicitari aveva un «Hei tu, fuori come va?» sono salite almeno una decina di persone, comuni cittadini che hanno scelto di accompagnare la comitiva in segno di adesione.
«La legge 180 non viene applicata a Brescia, ci sono poche strutture territoriali, mancano i soldi e risorse dedicate per far funzionare di Centri psico sociali almeno 12 ore al giorno, invece che solo in orario d'ufficio, dalle 8 alle 17, come accade adesso - spiega Massimo Fada del Forum salute mentale di Brescia - Noi crediamo che la 180 vada difesa, attraverso una rinascita della PSICHIATRIA territoriale, che non si limiti al farmaco o al colloquio, ma metta al centro la relazione come risorsa, facendosi carico della realtà complessiva della persona in cura, che significa anche inserimento lavorativo, assistenza sociale, secondo una risposta integrata di tipo socio-sanitario». Perché la malattia psichiatrica non sia più un danno da nascondere, ma un disagio da curare insieme.
In piazza, mentre i passeggeri del bus speciale si mettono in posa per le foto di gruppo, sono molti i cartelloni appesi che ricordano ciò che avveniva quando i manicomi rappresentavano l'unica cura istituzionalizzata. C'è anche uno speciale decalogo, scritto con il pennarello, che enumera i diritti individuali che la terapia psichiatrica deve rispettare: il diritto ad un trattamento privo di coercizioni, ad essere informati sul disagio mentale, ma anche quello alla riservatezza, alla difesa della propria genitorialità, alla partecipazione.
C'è anche la mamma di un ragazzo che ora è in inserimento lavorativo, e che conferma, «a spingere, per servizi sempre più presenti, sono gli utenti: quello che manca sono appartamenti, case alloggio per ricostruirsi un'autonomia. Sulla risposta integrata c'è molto da lavorare». li.ce.