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Torna la logica manicomiale
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lettera al direttore del GIORNALE DI BRESCIA del 19 maggio 2002
Le ultime settimane hanno visto fiorire iniziative dedicate alla salute mentale e questo è un bene. Sul suo giornale è apparso lavviso di gara per lappalto dei lavori di realizzazione del Centro Residenziale, Centro Psico Sociale e Centro Diurno di via Genova dellAzienda Spedali Civili di Brescia e anche questo è positivo.
È però ripresa in questi giorni in Commissione Affari sociali della Camera la discussione sulla proposta di riforma della legge 180 dellon. Burani Procaccini (Forza Italia) numero 174 a cui è stata abbinata anche la proposta di legge 152 dellon. Cè (Lega Nord): e personalmente ritengo che ciò sia invece male. In particolare appare evidente la riproposizione della logica manicomiale tramite lintroduzione delle nuove strutture residenziali con assistenza continuata (Sra), fino a cinquanta posti letto, destinate ai malati di mente dai 14 anni in su, compresi gli anziani non autosufficienti, «che possono essere raggruppate in ununica zona o gruppo di edifici qualora questo realizzi una migliore efficacia nella continuità dei trattamenti terapeutici» (articolo 2 comma 4). Quello che più preoccupa è il ritorno del concetto di pericolosità della follia in base al quale uno psichiatra, nei casi urgenti, può disporre il ricovero obbligatorio solo su sua esclusiva richiesta.
Un ulteriore aspetto preoccupate è la reintroduzione del concetto di obbligatorietà della cura, tramite lestensione del trattamento sanitario obbligatorio non urgente a due mesi, rinnovabili, e da effettuarsi anche nelle suddette Sra: trasformandole, di fatto, in reparti chiusi e gli operatori che in esse vi lavorano in custodi. Ci sono poi elementi confusi e demagogici: - Il malato di mente deve ricevere dalla sua attività un emolumento: da tale emolumento possono essere detratte le spese per gli operatori adibiti alla cura del malato. Al malato deve rimanere non meno di un quarto». Siamo alle tangenti istituzionalizzate agli operatori, che si troverebbero inseriti in un rapporto terapeutico fondato sullincentivo economico. (articolo 4 comma 3); - Le strutture residenziali devono prevedere almeno 4 ore giornaliere di libera uscita (articolo 4 comma 5): una volta le chiamavano ore daria... - le aree e gli ex ospedali psichiatrici sono utilizzati per la realizzazione di strutture a favore dei malati di mente. Qualora non sia possibile può esserne disposta lalienazione purché il ricavato sia destinato per lapprestamento di strutture destinate ai malati di mente (articolo 8). Nel primo caso è sancita la riapertura dei vecchi manicomi, nel secondo caso si andrebbe a riproporre la legge finanziaria del 98 (peraltro a Brescia non ancora applicata). È la prima volta che mi capita di leggere una proposta di legge in cui si ritiene di dover precisare: «La Regione controlla la conformità delle strutture; le ispezioni devono essere almeno biennali e non devono essere precedute da alcuna forma di preavviso» (è scritto realmente così!!) articolo 5 comma 2. Per valutare lapproccio poliziesco-repressivo basta andare allarticolo 7 dove si afferma: «Presso il Ministero della Sanità è istituito lUfficio speciale di Psichiatria» (ma perchè speciale?) con una serie di compiti «normali» quali quelli di raccogliere dati, elaborare statistiche epidemiologiche, proporre studi sulle esperienze negli altri Paesi. Quando poi si prevede lintervento dei prefetti che «devono cooperare al reperimento delle strutture anche mediante requisizione di edifici pubblici o privati» siamo di fronte ad un esempio di semplificazione demagogica: a quando lintervento dellesercito?
La legge 180/78 partiva da un presupposto innovatore: la malattia psichica è una malattia al pari della malattia fisica. Il concetto di alienato mentale da emarginare doveva essere quindi soppresso. La legge istitutiva dei manicomi, numero 36 del 1904 affermava: «Debbono essere custodite a curate nei manicomi le persone affette per qualche causa da alienazione mentale, quando siano pericolose per sè e per gli altri o riescano di pubblico scandalo»: come si vede era prevalente linteresse della difesa della società dal «pericolo» o dal «pubblico scandalo», che gli alienati potevano causare. Era invece quasi del tutto assente la preoccupazione sanitaria per gli stessi alienati e il ricovero in manicomio era la soluzione e il cardine del sistema. Allinizio degli anni Settanta si delineò nel paese un movimento contro la segregazione nei manicomi e contro il disumano trattamento in essi praticato sui pazienti; viene superato il concetto della malattia mentale quale problema di ordine pubblico e si sottolinea il «carattere sanitario» dellintervento nei confronti dei pazienti curati presso strutture ospedaliere. Scompaiono perciò gli interventi dellautorità di polizia e del Pubblico Ministero, il ricovero è soprattutto volontario e quello obbligatorio è limitato a pochi casi ben definiti. Si pone laccento sullaspetto preventivo e si eliminano gli istituti che comportano segregazione e custodia dellalienato, tantè che la legge 180/78 fa espresso divieto di costruire nuovi manicomi e di ricoverare in quelli vecchi nuovi pazienti.
Per ragionare sugli aspetti delle nuove proposte di riforma della 180, che rischiano di far regredire di oltre 20 anni lesperienza psichiatrica in Italia, la Camera del Lavoro di Brescia e la Funzione Pubblica Cgil con il contributo del Coordinamento bresciano salute mentale organizzano, per lunedì 20 maggio dalle ore 9 alle 13, presso il museo di Scienze naturali in via Ozanam, un convegno dal titolo: Il nostro folle quotidiano: in difesa e per lapplicazione della 180. Lo spunto è offerto dal libro del dr. Massimo Cozza, coordinatore della Consulta nazionale salute mentale, «Il nostro folle quotidiano», edizioni Manifesto Libri 2002, che sarà presente al convegno. Interverrà successivamente il dr. Bruno Norcio, primario del Dsm di Trieste dove Franco Basaglia ha «praticato» la legge che poi è conosciuta con il suo nome;sarà presente lon. Tiziana Valpiana, membro della Commissione Affari Sociali della Camera dove è in discussione la proposta di legge di modifica della 180. Interverranno operatori e operatrici del settore e un rappresentante del Coordinamento bresciano salute mentale; è poi previsto lintervento dellassessore ai Servizi sociali del Comune di Brescia, Giovanna Giordani Bussolati, cui verrà sottoposta una idea maturata in questi mesi: dedicare una piazza/giardini a Franco Basaglia. Presiede i lavori Gloria Baraldi, segretaria generale della Funzione pubblica di Brescia e li conclude Graziano Fracassi, della segreteria della Camera del Lavoro di Brescia, con una proposta, aperta a tutte le forze politiche, sociali, sindacali e ai singoli cittadini; dar vita ad un Comitato in difesa e per lapplicazione della 180.
MASSIMO FADA
delegato Cgil Spedali Civili Brescia