Giovedì a Brescia: la mano tesa di «Aiutiamoli»

dal GIORNALE DI BRESCIA di martedì 14 maggio 2002

Giovedì incontro con l’associazione che promuove la tutela dei malati psichici


«Vincere lo stigma, il segno indelebile posto sull’essere dell’alienato, sulla coscienza degli individui e spesso sull’anima del represso, messo attraverso striscianti operazioni culturali, con la diffusione di credenze, superstizioni, sino all’uso scorretto e millantato della scienza e dell’arte di comunicare». Questa l’esigenza di fondo che si pone l’associazione «Aiutiamoli», un sodalizio di taglio nazionale che punta di inserirsi nel mondo bresciano per poter demolire con iniziative attive l’etichetta sociale che fa della malattia psichica un elemento di chiusura e autoemarginazione dell’intero nucleo familiare. Ospitato e patrocinato dalla Seconda circoscrizione (via Colle di Cadibona, 5) giovedì alle 20.30, si terrà un incontro pubblico sul tema «Quale futuro per "Aiutiamoli" a Brescia», un momento di riflessione e di incontro con la popolazione per fare il punto non solo delle potenzialità delle attività associative che si potrebbero svolgere a Brescia, ma anche per dare un programma di impegno comune per la costruzione di reti di autoaiuto attraverso la connessione delle singole esperienze e la promozione dell’assistenza, della cura, della riabilitazione e della tutela degli ammalati psichici. «L’associazione "Aiutiamoli" porta avanti con operatori volontari e non una serie di attività a connotazione fortemente socioriabilitativa per ridare effettiva e concreta dignità sociale ai malati ed ai loro familiari - spiega il presidente dell circoscrizione Giambattista Ferrari - e la chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia dimostra sempre di più che il luogo della psichiatria è sul territorio. Dunque questa pratica va costruita giornalmente, con interventi individuali, familiari, ambientali e sociali». Quindi la creazione della rete di servizi, hanno spiegato i referenti dell’associazione, Girolamo Bertinato e Giuliano Bonati, deve sempre più essere compenetrata con il tessuto sociale, non deve distogliere l’attenzione da quanto di rigido, prestabilito, conformistico e ripetitivo viene attivato nelle istituzioni. Dunque segregazione e deriva non sono più sostenuti da mura, ma da pregiudizi fondati sull’inanellarsi di idee che, appunto, diventano stigma. Da qui l’impegno dell’associazione perché le istituzioni attivino le strutture previste per l’integrazione del malato nella più ampia organizzazione sociale e culturale. Funzione che si attiva anche nelle capacità di stimolo che l’associazione ha verso gli organismi preposti e che si può compiere attraverso una corposa adesione dei bresciani. Roberto Manieri

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