Incontro dell’Associazione «Laura Saiani Consolati» e inaugurazione delle serre di via Romiglia

dal GIORNALE DI BRESCIA di martedì 14 maggio 2002

Il manicomio rischia di riaprire
L’assistenza sul territorio soffre di grave carenza di risorse

Una ventina di persone lavora ogni giorno nelle serre di via Romiglia, esempio di integrazione tra pubblico e privato, occasione di riabilitazione per giovani che, a causa di una malattia mentale, non sono ancora in grado di lavorare senza una speciale tutela. Eppure, le risorse per mantenere in vita le serre sono sufficienti solo fino a luglio. «Poi, cosa faremo? Dovremo mandare a casa i ragazzi?», si è chiesto Carlo Gozio, psichiatra responsabile del Centro psico sociale di via Romiglia, intervenendo al convegno «Integrazione tra pubblico e privato in psichiatria» promosso dall’Associazione Laura Saiani Consolati.

La festosa inaugurazione del punto di vendita al pubblico dei fiori e delle piante coltivati nelle serre avrebbe dovuto essere la dimostrazione che la collaborazione tra il pubblico - pubblico è, infatti, l’area sulla quale sorgono le serre, pubblico è il Centro diurno che segue i ragazzi - e la cooperativa che gestisce la struttura producono ottimi risultati. Risultati che si ottengono «quando alle chiacchiere fanno seguito concreti progetti, come è il caso delle serre», ha sottolineato l’assessore ai servizi sociali del Comune, Giovanna Giordani, che è intervenuta all’inizio dei lavori così come Giuseppe Bulgarini, direttore sociale dell’Asl bresciana.

Il traguardo raggiunto rischia di essere vanificato «perchè le risorse a disposizione per l’assistenza psichiatrica territoriale non sono sufficienti», ha aggiunto Gozio. «Nei centri psico-sociali, nei centro residenziali terapeutici e nei centri psichiatrici lavorano la metà ed anche meno, dei medici necessari a garantire i necessari livelli di assistenza e ad una ventina di psichiatri incaricati non è più stato rinnovato l’incarico - ha spiegato Gozio -. Ancora, i tempi di attesa per ricevere una prima visita in alcuni Centri psico-sociali è passato da una settimana a trenta giorni e da circa un mese i Centri psico-sociali chiudono alle 17 anzichè alle 20 e sono chiusi il sabato mattina. Cosa significa? Ci sono chiari segnali che indicano in aumento il numero delle persone che si rivolge al pronto soccorso e ai ricoveri urgenti, persone che potrebbero invece essere curate nelle strutture territoriali.

Se la situazione permane, le comunità protette, pubbliche e private, avranno difficoltà a dimettere i pazienti in mancanza del necessario supporto territoriale. È ovvio che senza psichiatria territoriale - che significa soprattutto Centri psico-sociali e Centri diurni - tutte le altre strutture, pubbliche o private, diventeranno piccoli manicomi per le urgenze o per la cronicità con costi umani ma anche economici enormi: ricordo che ogni paziente in Centro psichiatrico costa 120 milioni all’anno, una cifra di molto superiore allo stipendio di uno psichiatra».

Serve una programmazione: la deve fare il pubblico, anche se non è certo compito del Dipartimento di salute mentale.

«Sono pessimista - ha detto Emilio Sacchetti, direttore del Dipartimento di salute mentale -. La contrazione degli organici dei medici ci pone in gravi difficoltà: sono scaduti i contratti di tredici medici e la Regione dà il via libera al rinnovo di solo cinque incarichi. Che la psichiatria sia la Cenerentola della sanità è ormai prassi di tutti i giorni. Il rapporto pubblico-privato? Deve esserci, ma si devono anche definire alcune regole del gioco, perchè credo che l’attuale rischio sia quello di assistere ad una crescita del privato che non sia definita proprio in rapporto al pubblico, perchè si è in assenza di regole che definiscano i bisogni. Ci deve essere un rapporto, ma finalizzato e che tenga conto di una continuità terapeutica».

Anna Della Moretta

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