Nuove droghe, danni gravi anche per la salute mentale

Da Bresciaoggi di lunedì 9 aprile 2002

È il fronte di intervento per le istituzioni e le associazioni


Otto casi a Brescia, ma da noi non ci sono le strutture per le cure


Il fenomeno degli utenti dell’area psichiatrica o dell’area delle tossicodipendenze che presentano la cosiddetta «doppia diagnosi», cioè comorbilità psichiatrico-tossicodipendente, è andato nell’ultimo decennio aumentando. Un fenomeno, quello della tossicodipendenza e della malattia «mentale» che coinvolge in particolare giovani fra i 14 e i 25 anni, in quanto utilizzatori delle nuove droghe.
Per presentare il progetto sostenuto dalla Provincia di Brescia ed elaborato dall’associazione Agata (Agenzia per il governo dell’azione e dei talenti) si è tenuto un incontro presso l’auditorium mons. Capretti dell’Istituto artigianelli di Brescia.
È toccato a Carlo Alberto Romano, presidente di Agata, mettere subito il dito nella piaga, rilevando come il ritardo, e le insufficienze storiche ad affrontare il fenomeno possano essere ricondotti alla recente acquisizione del concetto di tossicodipendenza come malattia.
Così come ancora frammentato ed insufficiente risulta essere il coinvolgimento delle discipline universitarie tradizionali per affrontare le problematiche connesse all’abuso e alla dipendenza da sostanze. Ciò ha prodotto un consequenziale deficit in campo della ricerca e competenze confusive, che solo recentemente rincorrono una maggiore consapevolezza.
Le istituzioni non hanno fatto mancare il loro contributo al dibattito, e Giuseppe Bulgarini, direttore sociale Asl di Brescia, ha affermato che da tempo la doppia diagnosi è oggetto di attenzione da parte delle strutture sanitarie, ma che per i casi più gravi, 8 nella sola provincia, si è dovuti ricorrere a strutture in Piemonte, in quanto sul territorio lombardo non ne esistono. Il ritardo e la lacuna dovrebbe trovare risposta nei prossimi mesi, quando la Regione emanerà i nuovi parametri delle strutture destinate alla cura della doppia diagnosi.
Con la consapevolezza di aver contribuito a riproporre il problema con una proposta concreta, l’assessore Provinciale Mantelli ha auspicato che la collaborazione fra istituzioni pubbliche, Asl, soggetti che operano nel campo delle tossicodipendenze, e realtà associative possano, in tempi brevi, realizzare nella nostra provincia una comunità terapeutica per persone affette da doppia diagnosi.
Il progetto nei suoi aspetti di contenuto sono stati illustrati da Mariavittoria Metelli, psicologa - psicoterapeuta socia dell’Associazione psicoterapia di Gruppo (Apg). «Lo sforzo di costituire una struttura di questo genere, non nasce tanto da esigenze umanitarie e solidaristiche, ma dalla effettiva necessità di presa in carico di bisogni che non possono essere soddisfatti con interventi isolati e settoriali: sono i bisogni estremamente complessi legati alla co-morbilità psichiatrico - tossicodipendente, che solo la comunità, per le peculiarità di trattamento che offre può prendere in carico».
«Di fronte ad un’offerta terapeutica assistenziale diffusa (i Sert), è clamorosa l’assenza di una pur minima offerta terapeutica assistenziale integrata e comunitaria per i pazienti affetti da doppia diagnosi». Mombelli, psichiatra, psicoterapeuta, presidente onorario dell’associazione Lo Specchio di Alice, estensore del progetto, ha così rilanciato l’allarme, e la proposta.
«Abbiamo il dovere di realizzare una comunità terapeutica che possa ospitare persone così gravemente malate: offrendo risposte terapeutiche, ai casi più gravi, con un trattamento in regime degenziale / residenziale; costituendo un osservatorio epidemiologico sul fenomeno; favorendo la creazione «sul campo» di competenze professionali nuove; aprendo un «centro per l’ascolto» all’interno della Comunità terapeutica per i malati, i loro familiari, i volontari e contribuire alla elaborazione di linee guida per la terapia di questa patologia.

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