Nella storia della giovane Annalisa Gnutti, il dramma dell’anoressia che può portare alla morte
Dal Giornale di Brescia del 18 gennaio 2002

Una fame di affetti negati
La madre: nessuno ha dato risposte alle domande del suo cuore

«In quinta elementare ero magrolina, con le trecce...Alle medie: volevo trovarmi in pericolo, essere fragile ed essere protetta da qualcuno...Chissà se l’hanno capito...Sono un mostro». Così Annalisa Gnutti scrive nel suo diario, nella primavera del 1999, pochi mesi prima di andarsene, giovanissima, forse in conseguenza di quella malattia che sconvolge il corpo e l’anima: l’anoressia. E nelle prime pagine del libro, pubblicato postumo dalla mamma Clara, in cui Annalisa si racconta «tra sogni e realtà», ricorda un episodio della sua infanzia - accaduto addirittura in un periodo precedente la scuola materna - in cui lei, a casa dei nonni paterni, mangiò troppe ciliegie, per poi vomitarle. Lei si racconta, nel libro «Bambinó Herisson», curato da Carla Boroni e Sonia Mangoni, con una introduzione di Fausto Manara ed edito da «La compagnia della stampa - Massetti Rodella editori». Un libro che la madre, affettuosamente chiamata Aru da Annalisa, mentre Herisson è il fratello ed Acu il padre, definisce «un’avventura meditativa scritta in forma di racconti e note, anzi, un nucleo costituito da pagine autobiografiche di interesse medico-scientifico, attorno alle quali è cresciuta una piccola parte di poesia». Ancora: «Dalle progressive rivelazioni offerte dai racconti si scopre il senso di un esistere che si fa unità e che rivela l’unicità della sua persona, ma anche riconoscimento di sè negli altri, visti come specchio, nella ricomposizione di idee, emozioni e gesti di tutti i giorni. Soprattutto, alla fine, desiderio di comunione radicale e definitiva con Colui che, dapprima come ipotesi che affiora quasi unica, ultima e assoluta possibile (data l’esperienza di una non corrispondenza adeguata di nulla e di nessuno a quelle che sono le esigenze profonde della sua ragione e del suo cuore) e poi via via, sempre di più, come esperienza personale e come disponibilità a seguire e ad appartenere ad un luogo e ad una compagnia più esperta e autorevole cui affidarsi per trovare la forma definitiva di sè e della sua insicura esistenza». Una ricerca di senso. Negli scritti di Annalisa - poesie, racconti, lettere d’amore - si legge soprattutto la sofferenza di una ragazza alla ricerca del significato di esistere. «I sintomi dell’anoressia nervosa non sono infatti che quello che si vede in superficie, drammaticamente, di un disagio e di un dolore ancora più drammatici per chi li vive», scrive, infatti, Fausto Manara, specialista in Neurologia e Psichiatria e responsabile del Centro per i disturbi del comportamento alimentare degli Spedali Civili. Di anoressia in Italia soffrono 65mila persone, soprattutto donne. Si tratta di una malattia sottostimata perchè possono trascorrere anche anni prima che venga scoperta, tradita dal fisico debilitato. Qualcuno, parlando dell’anoressia, l’ha definita «un mondo sommerso che vive in silenzio la lotta contro il proprio peso e la propria fame di affetti negati». Da una recente ricerca internazionale coordinata dall’Università Cattolica di Roma è emerso, tuttavia. che «nella maggior parte dei casi il rapporto con la madre è assolutamente normale e si altera solo quando la ragazza comincia a star male; ma questa è una reazione normale, una conseguenza e non una causa. La famiglia non va colpevolizzata, ma supportata». Le radici del profondo disagio della giovane bresciana morta a ventisette anni sono sintetizzate nella quarta di copertina del libro: «Molti hanno amato una figlia, una sorella, una nipote, una compagna, una conoscente, un’allieva, una...definizione. Nessuno ha mai amato Annalisa. Nemmeno Annalisa». Nemmeno lei si è amata. Lei che si trovava o troppo grassa, o troppo magra; lei che aveva paura di rovinare i vestiti, portandoli; lei che si sentiva brutta, malgrado i suoi dolcissimi lineamenti e i suoi occhi splendidi. Ed è in questa incapacità di accettarsi ed amarsi che ha trovato terreno fertile la malattia. La madre: «Il destino ha voluto anticipare e radicalizzare in modo assoluto la risposta, l’unica ultimamente adeguata per tutti,a questo struggente desiderio di Amore e di Felicità incapace di sopportare sconti e riduzioni». Anna Della Moretta

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