A proposito di malattie mentali

Lettera al GIORNALE DI BRESCIA del 4 gennaio 2002

Recentemente intervistata sugli scopi della loro attività assistenziale, la responsabile di un’associazione ha spiegato alla giornalista di Raitre ed ai telespettatori, che il loro impegno è quello di alleviare il disagio dei soggetti che soffrono di gravi forme depressive; accogliendoli per colloqui e attività ricreative presso le loro sedi o di Roma o di Milano ecc. L’importante è «togliere i malati dalla prigione della loro stanza o del loro appartamento».

L’altro giorno, 29/12, una lettera al direttore titolava: «chi vuole riaprire i manicomi?» Per buona parte del testo si insinuava il dubbio scherzoso che con l’eventuale futura applicazione dell’attuale proposta di riforma della legge Basaglia (la n. 180), avremmo anche trattamenti sanitari obbligatori per giovani amanti degli sport estremi, per fumatori accaniti e per guidatori spericolati, passeggeri inclusi, sopravvissuti al sabato sera. Basterebbe, allo scopo, una telefonata dei genitori preoccupati a un qualunque «psichiatra previdente». L’autrice della lettera, dichiarando di voler passare a temi più seri e delicati, prosegue esprimendo la sua attuale comprensione sia per il malato che rifiuta ogni tipo di cura sia per la sua famiglia. Proclamando però che la libertà personale è anche in questo caso prioritaria, giusti gli art. 2 e 13 della Carta costituzionale. (Ininfluente il fatto che quando tali articoli furono inseriti, i componenti dell’assemblea ben sapessero come le cure per i malati mentali consistessero nella camicia di forza e che i medicinali esistenti fossero dei palliativi e causa di effetti collaterali irreversibili). Al contrario negli ultimi 4/5 anni anche i farmaci per uso psichiatrico hanno sensibilmente migliorato l’efficacia per cui oggi il malato che non vuole farne uso, ottiene solo di avviarsi inconsciamente verso il suicidio o verso una serie certa di ricoveri sempre più traumatici. Sia che sia ricco, sia che sia povero.

Con le recenti scoperte di geni responsabili di alcune malattie mentali (quali la schizofrenia) gli scienziati stanno trasformando la nostra speranza in attesa. Perché alla fine saranno disponibili cure risolutive per molti disabili. Cinque anni fa mio figlio mi chiese: «perché a me papà?». Quanti figli hanno fatto o faranno la stessa domanda? Quanti genitori sono rimasti o resteranno in silenzio? E pensare che sarebbe fondamentale per un ulteriore miglioramento della vita di questi ragazzi, trovare il bandolo della matassa per potere concretamente ed al più presto applicare, anche a loro, la legge 68 del 12 marzo 99: «Norme per il diritto al lavoro dei disabili», cui ha fatto seguito la delibera regionale n. 13 del 6/7/2000 emessa «con particolare attenzione ai problemi dell’inserimento lavorativo dei portatori di handicap psichico». Ritornando alla lettera del 29/12 e «nell’interesse dei singoli e della società», sommessamente suggerisco: prima curiamoli, poi aiutiamoli. In seguito, ma solo a guarigione avvenuta, indottriniamoli pure. LETTERA FIRMATA

Brescia

HOME