«Vertenza psichiatria» all’Azienda Spedali Civili

Lettera al Direttore - Il Giornale di Brescia del 4 gennaio 2002

  
Mi permetto di utilizzare il giornale che lei dirige per informare la cittadinanza sugli esiti della «vertenza psichiatria» con l’Azienda Spedali Civili di Brescia e per proporre alcune considerazioni sulla proposta di legge presentata alla Camera dall’onorevole Procaccini di Forza Italia, definita dalla stampa «legge sulla riapertura dei manicomi». L’azienda, dicevo, ha accolto il punto di vista della Rsu del Civile sull’apertura dei servizi territoriali a 12 ore al giorno (più il sabato mattina) contestualmente alla riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore la settimana. Dal 1° settembre è partita la sperimentazione nell’Unità operativa di psichiatria della Valtrompia e successivamente in quella di Montichiari dai primi giorni di ottobre. Logicamente ciò ha comportato una diversa organizzazione anche delle condizioni di vita e di lavoro degli operatori con l’introduzione di turni, ma sono convinto che, in prospettiva, darà risposte qualitativamente migliori agli utenti: e questo è da mettere all’attivo nel bilancio aziendale 2001.

La Rsu ha proposto il Dipartimento salute mentale (Dsm) come ambito unitario in cui sperimentare questa riduzione dell’orario perché è un settore dove sono sotto controllo gli straordinari (a fronte delle decine di migliaia del presidio Civile) e dove vi è la possibilità di monitorare i risultati in termini di volumi di attività e di soddisfazione dell’utenza; dal 1° gennaio 2002 anche questa proposta è stata condivisa dalla Direzione aziendale e i servizi residenziali (Centri residenziali terapeutici, Comunità protette, Servizi diagnosi e cura degli ospedali) hanno applicato questa riduzione.

Tutto bene, dunque? Risulta che un numero non esiguo di medici (dai 12 ai 14) attualmente inserito in organico, ma a rapporto di lavoro ad incarico, nei prossimi mesi non verrà più riconfermato, mettendo l'offerta psichiatrica fin qui garantita in serio pericolo. Come operatori psichiatrici chiediamo ai vertici aziendali di non smentire l’impegno fin qui dimostrato e alle organizzazioni sindacali dei medici di non considerare la psichiatria come la cenerentola del Servizio sanitario nazionale.

E arriviamo alla proposta di legge di Forza Italia; traspare, anche se non viene detto, che il problema psichiatrico è un problema di ordine pubblico a cui rispondere con l’obbligatorietà della cura tramite Tso - Trattamento sanitario obbligatorio - nelle Strutture residenziali assistenziali, con posti letto fino a 50 che «possono essere raggruppate in un’unica zona o gruppo di edifici» (art. 2 comma 4); è o no la riapertura dei manicomi? Mi ripropongo di intervenire più compiutamente su questa proposta di legge, anche perché pare scritta da una persona che ha delle difficoltà con la materia di cui parla: cosa vuol dire «centro di salute mentale (Csm)..., ha una apertura parziale 24 ore su 24...»? (art. 2, comma 3 punto a). A fronte di una situazione di inadeguatezza delle risposte ai bisogni di salute mentale il che fare è ben conosciuto e in gran parte anche esposto in modo dettagliato nel Progetto obiettivo nazionale tutela della salute mentale in vigore, approvato nel novembre 1999 con l’apprezzamento e la condivisione della stragrande maggioranza del mondo scientifico e delle associazioni. Si tratta allora di battersi per un nuovo impegno culturale dove la persona con disturbi psichici non sia considerata un insieme di sintomi da curare esclusivamente con il nuovo psicofarmaco lanciato sul mercato o trattata come imprevedibile e pericolosa, in particolare dai mass-media. L’apertura dei Cps a 12 ore giornaliere, raggiunta dopo più di un anno e mezzo di vertenza con questa Azienda, rappresenta un primo passo in questa direzione.

MASSIMO FADA Delegato Rsu
Spedali Civili, Brescia

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