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Dal convegno «Il nostrro folle quotidiano» parte lallarme sulla tendenza a rappresentare come pericolo la malattia mentale
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da BRESCIAOGGI di martedì 21 Maggio 2002
«Sbatti il matto in prima pagina»
Schieramento di forze a difesa della legge 180. La situazione a Brescia
«Attorno alla malattia mentale si è creato un forte stigma culturale, che passa attraverso i media, i maggiori veicoli di diffusione di tali pregiudizi. Attraverso pubblici psicodrammi viene istillato il terrore del raptus, che raffigura il folle come individuo pericoloso, violento, segnato da un difetto genetico e perciò inguaribile, piuttosto che come soggetto di diritto da assistere e curare. La richiesta di istituzioni totali segregative non è che una logica conseguenza». Spiega così i pericoli insiti nella nuova ondata mediatica lo psichiatra Massimo Cozza, coordinatore nazionale Consulta salute mentale ed autore, insieme a Gian Piero Fiorillo, del libro "Il nostro folle quotidiano", nell'introdurre l'omonimo convegno organizzato dalla Cgil bresciana al Museo di scienze, in difesa e per l'applicazione della legge 180 del 1978. Una normativa fortemente voluta dallo psichiatra Franco Basaglia, che, abolendo la logica manicomiale, apriva la strada a un modo diverso di vedere la malattia psichica, non più come patologia da isolare ma da curare, costruendo la terapia dai bisogni reali del paziente.
Attualmente sono infatti allo studio due proposte di legge volte al superamento della 180, con la reintroduzione del concetto di pericolosità del malato che allarga le maglie dei ricoveri obbligatori e l'estensione del trattamento sanitario obbligatorio su basi custodialistiche, riproponendo strutture onnicomprensive che presentano significative similitudini con i manicomi, con interventi basati sulla cronicità più che sulla prevenzione.
Le voci espresse al convegno - dall'onorevole Tiziana Valpiana, componente della Commissione affari sociali della Camera, al dottor Bruno Norcio, primario del Dipartimento di salute mentale di Trieste, "culla" di sperimentazione della 180 - si sono schierate fermamente contro ipotesi di smantellamento della legge, «una normativa che va attuata, più che riformata - sostiene Norcio - essendo stata disegnata per la salute di tutti i cittadini e che, come dimostrano i risultati del nostro dipartimento, ha ancora molto da dire».
L'esperienza triestina, infatti, segnalata dall'Oms come esempio di buona pratica della salute mentale, si ispira a «mettersi in rapporto con delle persone più che con delle malattie - afferma Norcio - attraverso un'organizzazione locale capillare, Centri di salute mentale aperti a 24 ore per superare il modello del ricovero ospedaliero, sviluppo di cooperative sociali integrate per l'inserimento al lavoro dei disabili, alleanze con l'utenza attraverso gruppi di auto aiuto e soprattutto apertura al territorio, in quanto l'unica forma in cui verificare il miglioramento e la guarigione è la capacità del soggetto di stare all'interno dello scambio sociale».
«Anche Brescia dall'ottobre del 2001 aveva sperimentato l'apertura dei Centri psico sociali per 12 ore giornaliere, esperienza che è naufragata lo scorso aprile, in seguito ai tagli imposti dalla Regione», spiega Massimo Fada, delegato Cgil agli Spedali civili. Le strutture diurne restano oggi quelle di Casazza e via Romiglia, cui si aggiunge una Comunità protetta, un Centro residenziale terapeutico e la Comunità giardino presso l'ex ospedale psichiatrico per un totale di più di 70 degenti, oltre ai 24 posti letto del reparto psichiatrico al Civile e ai 20 di quello di Montichiari. Nelle tre unità operative in cui è diviso il Dipartimento di salute mentale, una in città, una a Montichiari e una a Gardone Vt, con un bacino d'utenza di circa 500.000 abitanti, sono inoltre presenti Centri psico sociali per i malati curati domiciliarmente, oltre a un Centro per i disturbi del comportamento alimentare, una delle patologie emergenti, insieme a quelle schizofreniche, le più diffuse sul territorio.
A tali degenti vanno aggiunti i malati psichici ospitati dall'Irccs Centro San Giovanni di Dio, in cui sono attive tre Comunità psichiatriche accreditate dal Servizio sanitario nazionale, una ad elevata intensità con assistenza 24 ore su 24 e le restanti a media intensità, per un totale di 60 posti letto, oltre al Centro diurno psichico che accoglie 15 utenti inviati dai Servizi psichiatrici territoriali, con cui vengono concordate terapie individualizzate condivise dal paziente e dalla famiglia.
Lisa Cesco