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Al Sancarlino tavola rotonda promossa dallIrccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli
Follia alimentata da pregiudizi |
da IL GIORNALE DI BRESCIA del 5 dicembre 2001
Il sensazionalismo non aiuta laccettazione e il reinserimento
Parlare di disagio mentale e cercare un linguaggio per farlo è già, di per sè, una scelta comunicativa. La ricerca denota un piccolo esercizio di miglioramento nel difficile compito di trasmettere emozioni, fatti, sofferenze. Un «piccolo miglioramento» si può definire anche lo sforzo del confronto che si è svolto nella tavola rotonda dal tema «La bocca della verità: comunicare la psichiatria» che si è svolta al Sancarlino su iniziativa del Centro S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli, nellambito del progetto nazionale salute mentale. Erano presenti, tra gli altri, il prof. Massimo Casacchia, direttore della Clinica psichiatrica dellUniversità dellAquila, gli psichiatri Rosaria Pioli e Giuseppe Rossi dellIrccs dei Fatebenefratelli, il giornalista e psicoterapeuta Claudio Risè. I saluti di Comune e Provincia sono stati affidati al sindaco Paolo Corsini e allassessore Enzo Cossu. «Perchè, mi sono chiesto, confrontarsi con la malattia mentale è per tutti noi molto più difficile che affrontare la malattia somatica? Forse perchè la malattia mentale, la sofferenza psichica più di quella fisica ci appaiono incomprensibili, insondabili e indecifrabili; perchè la psiche, lanima ferita e lacerata si aggira per territori impervi, al tempo stessi estranei e troppo vicini a quanto di più profondo giace nel nostro essere; perchè la malattia mentale bussa al nostro inconscio, scatena paure e angosce, evoca identificazioni e sollecita rimozioni», ha detto Paolo Corsini, nel suo intervento di saluto, cogliendo nel segno il senso di un incontro durante il quale è stato sottolineato come «dalla malattia mentale ci allontana anche il pesante fardello di pregiudizi, ci allontanano decenni di stigmatizzazione e di rifiuto sociale, di emarginazione e di violenza». Lo sforzo dellAssociazione mondiale di psichiatria, attraverso il programma contro lo stigma e la discriminazione causati dalla malattia mentale, ha come obiettivo quello di liberarci da quel pesante fardello per giungere, se non alla comprensione, almeno alla tolleranza. Il Centro S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli della nostra città è il referente italiano del progetto dellAssociazione mondiale di psichiatria, progetto che è stato illustrato dallo psichiatra Giuseppe Rossi. Dal suo intervento è emerso come i pregiudizi diffusi nei confronti della malattia mentale siano responsabili del circolo vizioso di emarginazione nel quale si trovano i malati e le loro famiglie e dal quale non è facile uscire. Ed è forse proprio nella famiglia, una grande risorsa a disposizione degli operatori della salute mentale, che trova fertile terreno una prima forma di emarginazione, strumento estremo di tutela e di autotutela che i genitori mettono in atto nei confronti del proprio caro. Ma quando gli argini non reggono più, quando il figlio diventa violento, che fare? «Se ci sono buoni servizi, la persona può essere curata», ha detto Casacchia. Appunto, se ci sono buoni servizi e buoni medici: i malati e le loro famiglie hanno, innanzitutto, bisogno di questo. Un bisogno estremo, in un campo della medicina in cui, ancor più che in altri - ed è chiaramente emerso dalla tavola rotonda - si è certi solo dellincerto. Il difficile percorso di una ricerca di senso da dare alla malattia mentale non ha portato a risultati soddisfacenti. «Anche se in questa ricerca non capisco come possa essersi formata la credenza che le persone con disagio mentale non guariscono mai - ha aggiunto Casacchia -. Constatare, poi, che la persona con disagio mentale non è uguale a me pone un problema di accettazione, che viene superato solo grazie aduna elaborazione culturale generale favorita dalla conoscenza». La pacatezza, lanalisi, la conoscenza. Parole sacre, come sacro era il folle nella società arcaica - come ci ha ricordato Risè -, difficili da adottare quando si parla della follia, quando si deve fare un titolo di giornale, quando si ha fretta o si ha voglia di stupire. «È sempre più difficile far prevalere il ragionamento pacato, la riflessione dubitativa, la ricerca e la costruzione paziente di verità parziali, la volontà e la fatica del comprendere sulla richiesta di risposte nette, lineari, semplici e semplificatrici. Si preferisce reclamare, e contrabbandare, una distinzione netta tra bianco e nero, dimenticando che la realtà è fatta da innumerevoli sfumature». a. d. m.