Psichiatria a basso costo
«I servizi territoriali per i malati mentali sono sottopagati»

 dal GIORNALE DI BRESCIA di domenica 11 Novembre 2001, di Anna Della Moretta

Gli psichiatri Rosaria Pioli e Carlo Gozio sulle proposte di legge di riforma della «180»
 

La malattia mentale oggetto di discussione parlamentare
 
«Nelle realtà in cui i servizi territoriali sono stati creati, la cura e l’assistenza alle persone che soffrono di disturbi mentali non creano grandi problemi». Lo sostiene Carlo Gozio, psichiatra responsabile del Centro residenziale terapeutico e del centro diurno di via Romiglia, una delle voci che registriamo per cercare di capire la situazione nel momento in cui nella Commissione Affari sociali della Camera si stanno discutendo proposta di legge per la tutela della salute mentale. Insomma, una nuova legge, che in parte supera e stravolge i contenuti della «180» del 1978.

«Da psichiatra provo profondo dispiacere per essere arrivati a questo punto - commenta Rosaria Pioli, primario all’Istituto Sacro Cuore Fatebenefratelli - Per molti anni non ci siamo preoccupati di sapere cosa succedeva ai malati, intenti più a decidere dove metterli che a capire quali interventi avessero un significato per loro. Non a caso, nel nostro Paese i finanziamenti per la ricerca psichiatrica sono sempre stati pochi». «In questo momento difficile, riemerge il problema della malattia mentale - continua Rosaria Pioli -. Non è di sterili discussioni quello di cui ha bisogno il Paese, ma che si individuino trattamenti di provata efficacia nei confronti dei malati e che si abbia una rete di servizi funzionanti. In tutti questi anni non ci si è resi conto che gli ammalati si ammalano sette giorni su sette e non sempre trovano qualcuno in grado di ascoltarli». Secondo Rosaria Pioli, inoltre, «non ha senso parlare di alte tecnologie quando si fa riferimento alla malattia mentale: servono operatori per i quali si deve investire nella formazione». E a proposito delle proposte di legge in discussione, la psichiatra dei Fatebenefratelli critica l’ipotesi di «ricreare comunità di 50 persone, senza che venga tenuta in minimo conto la riabilitazione e con il rischio di ricreare ambienti manicomiali. La malattia mentale la si può curare evitando situazioni che favoriscano lo stigma e questo non è certo possibile per un malato costretto a vedere il comportamento negativo degli altri malati».

Un ruolo non secondario nella cura della malattia mentale è costituito dal rapporto esistente tra il medico e la realtà sociale nel quale i pazienti vivono. «Quando si cerca di pensare ad una legge che possa funzionare per un tema tanto delicato qual è il disagio mentale - sostiene lo psichiatra Gozio - bisogna rendersi conto che non è sufficiente varare la legge, ma si deve fare in modo che ci sia un consenso più ampio, soprattutto se si dà peso alla pericolosità sociale del malato». Il sistema, per funzionare, necessita di investimenti. Che per quanto riguarda la psichiatria non sono mai stati molti.

«Di fatto si sa creando una dicotomia: il privato si occupa di residenzialità e il pubblico del territorio», sottolinea Gozio. E ne spiega anche il perchè, con qualche esempio «monetario»: «Una visita medica al Centro psico-sociale viene pagata 25 mila lire, mentre se il paziente ha un colloquio con un infermiere, il sistema di finanziamento riconosce una parcella di 96 mila lire. La residenzialità, invece, è ben pagata: una persona ricoverata al Crt (Centro residenziale territoriale) costa 320 mila lire al giorno alla Regione, e per un paziente che sta in una struttura per più di quattro ore, la tariffa è di 200 mila lire». Dunque, la psichiatria «conviene» solo in alcune sue parti e, fino a quando non si rivede il sistema di finanziamento, è difficile pensare ad una buona organizzazione dei servizi per la salute mentale.

«La nostra realtà non è disperata, perchè dopo la «180» ci sono stati Piani attuativi che hanno dato risultati soddisfacenti - conclude Gozio -. Certo è, però, che ci sono altre realtà che hanno gravi problemi, soprattutto nei confronti della cronicità».

Le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, pronunciate la scorsa settimana e rivolte ai governi di tutto il mondo, giungono in un momento molto delicato per il futuro dell'assistenza ai malati psichiatrici nel nostro Paese. Leggendole, tuttavia, si ha l’impressione che nei 23 anni che ci separano dalla «180» qualche passo sia stato compiuto e che, dunque, i consigli dell’Oms siano già stati in buona parte seguiti. Eccoli: trattare i disturbi mentali a livello di assistenza primaria; rendere disponibili a tutti i livelli dell’assistenza sanitaria farmaci psicotropi essenziali; fornire assistenza nell’ambito delle comunità; educare il pubblico; coinvolgere le comunità, le famiglie, i consumatori nei processi di elaborazione delle politiche di salute mentale; adottare politiche, programmi e una legislazione sulla salute mentale a livello nazionale; sviluppare risorse umane e formare specialisti; instaurare legami con altri settori diversi da quelli per la sanità (come istruzione, occupazione e previdenza); monitorare la salute mentale delle comunità e, infine, sostenere la ricerca.

 

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