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DESTRA, ARRIVA LA CONTRORIFORMA DEL RICOVERO COATTO
di Maria Grazia Giannichedda |
L'Unità, mercoledì 26 settembre 2001 - ORIZZONTI pag.29
La guerra del governo contro la legge 180 tutela il malato meno che nel primo novecento e fa regredire gravemente la cultura psichiatrica del nostro paese
Il centro destra vuole davvero una guerra santa contro la riforma psichiatrica ? Il disegno di legge all'ordine del giorno la scorsa settimana in commissione affari sociali della Camera autorizza le ipotesi più fosche. Il testo della deputata di Forza Italia Burani-Procaccini cancella infatti , formalmente nel primo articolo e sostanzialmente in tutti gli altri, i quattro articoli della legge n.833, la Riforma Sanitaria, che oggi costituiscono quella che viene chiamata "legge 180". Al suo posto, istituisce un sistema di internamento assistenziale che non è affatto un ritorno a prima della riforma, al regime medico-liberale di inizio secolo ma ricorda semmai la fase precedente, dei grandi recinti assistenziali, che in questo progetto diventano una rete di "strutture residenziali con assistenza continuata", cinquanta posti letto ciascuna, per giovani dai 14 ai 25 anni, per adulti e per anziani, "almeno 80 letti ogni 100 mila abitanti" tra pubblici e privati. La logica di questa rete non è l'intervento di cura ma l'"assistenza terapeutica", che verrebbe erogata, "in regime volontario od obbligatorio", ai malati "gravi e pericolosi per sé e per gli altri" e a quelli "destinati all'ospedale psichiatrico giudiziario". Anche sul piano delle garanzie formali il malato è meno tutelato in questo progetto che nella legge del 1904 : si guardi ad esempio il "trattamento obbligatorio d'urgenza", dove uno psichiatra, da solo, su richiesta di "chiunque abbia interesse", ha il potere di sottoporre a cure obbligatorie per 72 ore una persona che presenta "alterazioni psichiche tali da arrecare danno a sé stessa o a terzi" o anche che sia "affetta da patologie fisiche che rifiuta di curare".
"E' pura demagogia mi dice indignata Anna Rosa Andretta, animatrice di una delle più importanti associazioni di familiari, la Diapsigra, non si può pensare di cambiare senza aver fatto una valutazione seria di ciò che c'è, di come le regioni hanno usato le risorse, se hanno applicato o no le loro stesse leggi, oltre che il Progetto Obiettivo". Una valutazione analoga viene da Gisella Trincas, dell'associazione di familiari e utenti Asarp, che suggerisce l'ipotesi che " in questa fase di dibattito sulla finanziaria faccia comodo al governo uno scontro sui massimi sistemi, che distrae familiari , utenti e operatori dall'obiettivo vero di contrastare i tagli alla spesa sociale".
In effetti è accaduto proprio questo per molti anni, i progetti di controriforma come bandiera ideologica e buona scusa per non applicare la legge, almeno fino al '94, quando è stata proprio una Finanziaria, quella del primo governo Berlusconi, a fissare la data ultima in cui i vecchi manicomi andavano chiusi davvero. Questo compito, con quello altrettanto cruciale di indicare in un Progetto Obiettivo i servizi, gli standard e i fondi, è stato poi realizzato dai governi successivi, anche grazie all'impegno del Parlamento e anche dei parlamentari dell'opposizione, dove non mancano le persone seriamente impegnate sul versante dei diritti di malati e disabili.
Negli anni recenti, l'ultimo bastione della revanche ideologica sembrava essere rimasta un' unica associazione di familiari, l'Arap, che si muove con uno stile del tutto particolare. Mentre infatti la Diapsigra e l'Unasam, l'altra grande rete di associazioni presente in tutte le regioni, hanno puntato sulla realizzazione dei servizi e hanno messo in piedi pratiche sociali rivolte alla diffusione e al radicamento nei territori servizi di informazione, consulenza e formazione dei familiari, attività sociali, centri diurni, cooperative, strutture intermedie e persino case famiglia e comunità l'Arap ha privilegiato la strada della guerra lampo nei media. Acquistando ciclicamente mezze pagine di quotidiani per pubblicizzare le proprie tesi e producendo video choc sulla "violenza dello schizofrenico", ha così ricavato una visibilità sproporzionata rispetto alla sua forza reale. Da questa associazione arriva il progetto della deputata Burani Procaccini, che circola già da un paio d'anni ma resta sempre con la sua sola firma, come del resto quello non dissimile appena consegnato alla Camera dal solo deputato leghista Cè.
"Questo testo deve affondare e affonderà da solo dice Ernesto Muggia presidente della Unasam è un testo non emendabile che va contro il buon senso e il buon cuore, oltre che contro una scienza ormai consolidata. Questo è il modo per aumentare il numero di giovani che si cronicizzano".
Anche sul versante degli operatori l'opposizione è generalizzata. Psichiatria Democratica ha diffuso un comunicato durissimo. Mario Maj, presidente della Società Italiana di psichiatria, dichiara nettamente che "a familiari e operatori le guerre di religione non interessano. Il dibattito va riportato sul piano tecnico, e il punto di partenza deve essere il Progetto Obiettivo, che è in proroga e che deve essere rifinanziato".
A chi dunque può servire una controriforma come questa, oltre che a proteggere interessi parassitari e squalificati, come quelli degli psichiatri siciliani proprietari di tristi cronicari che la regione sta già finanziando?
Maria Grazia Giannichedda