Si celebra oggi la giornata mondiale dell'Alzheimer

dal GIORNALE DI BRESCIA del 21 settembre 2001

una delle più comuni cause di degenerazione che colpisce soprattutto gli anziani

Una luce nel buio

Per la prima volta sono stati stanziati dal ministero 90 miliardi destinati alla ricerca sulle demenze. Di questi, tre miliardi e mezzo sono stati destinati ai centri di ricerca presenti nel Bresciano. Ancora, altre risorse sono state messe a disposizione per la ricerca neurobiologica. A questo scenario, si aggiunga il progetto "Cronos" che da un anno ha permesso di condurre uno studio osservazionale su larga scala in merito alla malattia di Alzheimer ai suoi esordi. Uno scenario sullo sfondo del quale si muovono problemi connessi alle nuove cure: dal vaccino, già sperimentato sugli animali ed ora in sperimentazione su 500 pazienti a livello mondiale; al fattore ricombinante di crescita, alle cellule staminali utilizzate per la crescita dei tessuti danneggiati, ai farmaci in grado di bloccare la sintesi o aumentare il metabolismo del beta-amiloide. Prospettive di grande significato che denotano come, negli ultimi anni sia aumentata sia a livello scientifico sia culturale l'attenzione nei confronti di persone affette da demenza. In particolare, è aumentato lo sforzo per cercare di migliorare la qualità di vita sia dei malati sia dei loro famigliari che, per quanto riguarda l'Alzheimer, si occupano dei loro cari nell'80% dei casi. In occasione della giornata mondiale dell'Alzheimer, che si celebra oggi, i proff. Marco Trabucchi e Renzo Rozzini, rispettivamente direttore scientifico e presidente del Gruppo di Ricerca Geriatrica, hanno ripercorso le tappe che hanno visto nascere nella realtà bresciana - prima a livello nazionale - di un Centro Alzheimer, ancora oggi in piena attività all'Irccs Centro S. Giovanni di Dio Fatebenefratelli. Da allora, i passi avanti sono stati compiuti coinvolgendo - a livello legislativo - la regione Lombardia che, anche sulla scorta dell'esperienza bresciana, nel 1994 si è dotata di un complesso sistema di servizi denominato "Piano Alzheimer". Il risultato è che oggi, a livello regionale, sui circa 40mila posti complessivi delle Residenze socio-assistenziali, 1400 sono dedicati a persone malate di Alzheimer; ancora, sono stati istituiti oltre 200 posti per la riabilitazione specializzata delle demenze, hanno aperto i battenti strutture diurne ed è iniziata l'assistenza domiciliare dedicata ai malati. Ed ora, ad un anno dalla partenza del progetto "Cronos" che ha visto l'istituzione di 507 Unità di valutazione Alzheimer sull'intero territorio nazionale, si può a ragione affermare - senza facili ed inutili entusiasmo - che in Italia non siamo comunque all'anno zero in tema di servizi per le demenze. Lo sforzo, ora, è quello di continuare lo studio sotto il profilo epidemiologico (quanti sono i malati e qual è la causa della malattia) e sotto quello dell'evoluzione della malattia. In questo ambito - come è stato sottolineato da Trabucchi e da Rozzini -, il ruolo del progetto Cronos non è da sottovalutare, perchè attraverso le undici unità di valutazione sono tuttora seguiti oltre 500 pazienti e, nell'arco dell'anno, sono stati visitati da specialisti oltre 1200 persone con lievi problemi di demenza. I dati non significano che il problema delle demenze sia cresciuto negli ultimi anni - la stima, nel Bresciano, è di 20 mila persone affette da questa patologia, la metà delle quali con Alzheimer -, ma che il problema è affrontato con maggiori strumenti scientifici e culturali anche da parte della popolazione. In questo sforzo si inserisce l'attività del Gruppo di Ricerca Geriatrica, fondato tredici anni fa: "Un gruppo che si è sempre sforzato di coniugare la cultura con la società, di tradurre le più moderne acquisizioni della ricerca scientifica in indicazioni concrete da utilizzare nella vita quotidiana degli anziani e di chi opera con loro". Filo conduttore delle varie iniziative - all'attivo centinaia di pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali - è stata la convinzione, presente tra i molti professionisti che formano il gruppo, che "invecchiare non è una malattia". a. d. m.

 

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