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Anoressia, serve un centro europeo |
dal GIORNALE DI BRESCIA del 20 agosto 2001
Vandereycken, uno dei maggiori specialisti in materia, lancia la proposta di una struttura di ricerca comune
Perde la vita fino al 15% dei malati. I medici devono potersi confrontare
BRUXELLES - Abbattere in Europa le roccheforti del sapere e diffondere quanto già si conosce per lottare più efficacemente contro l'anoressia nervosa, la malattia psichiatrica con il più alto tasso di mortalità. È il messaggio che lancia dal Belgio Walter Vandereycken, uno dei maggiori studiosi europei di disturbi alimentari, che avverte: a causa del rifiuto di alimentarsi perdono ancora la vita tra il 5 e il 15% dei giovani malati, e questo nei Paesi più ricchi del mondo. Proprio come il 27 luglio è morta Maria Iannone, 17 anni, di Solofra, vicino ad Avellino. Professore di psichiatria all'Università cattolica di Lovanio, Vandereycken dirige la clinica dei disturbi alimentari del centro Fratelli Alessiani a Tienen, una cittadina a nord di Bruxelles. "Purtroppo oggi gli scienziati restano nei loro centri specializzati - dice con vigore lo studioso - e non utilizzano le loro conoscenze per formare altri specialisti. Tutti, invece, dovrebbero poter beneficiare di quei progetti che hanno già portato buoni frutti in diversi Paesi. Per questo abbiamo bisogno a livello europeo di un centro di confronto e di scambio". Insomma, non c'è tempo da perdere, mette in guardia Vandereycken. Secondo i più recenti studi, "se prendiamo come esempio una scuola in cui siano presenti ragazze tra i 12 e i 20 anni, si può calcolare che una ragazza su 100 sviluppa una anoressia nervosa e da 3 a 5 sviluppano la bulimia", dove al contrario dell'anoressia il malato è alla ricerca spasmodica del cibo per poi vomitarlo. Parliamo solo dei casi gravi di anoressia - dice ancora lo specialista - una malattia di cui non si conoscono ancora le cause. Si sa che colpisce i P aesi sviluppati dove coesistono due elementi: l'abbondanza di alimentazione e un ideale di bellezza che coincide con l'immagine della donna magra. Per agire non possiamo attendere che questa mentalità cambi. Bisogna iniziare da quello di cui disponiamo. "Proprio di recente - ricorda lo psichiatra - ho ricevuto due telefonate da Firenze e Roma di persone che mi chiedevano se esisteva nella loro città un centro di trattamento dell'anoressia. Riceviamo simili richieste anche da altri stati e vi potremmo trovare facilmente rimedio". L'esempio dell'Olanda calza a pennello. In quel Paese il Ministero della sanità ha creato un centro di coordinamento all'Aja dove tutti possono ottenere informazioni. Sempre in Olanda, è stato realizzato un progetto di formazione dei medici di famiglia. I risultati hanno dimostrato che al termine di una formazione non complicata, con un piccolo investimento, è aumentato il numero di malati individuati precocemente. Ogni anno in Olanda ci sono quasi 3.000 nuovi pazienti di disturbi alimentari.