![]() |
Formigoni: pensi ai disabili... |
Lettera al GIORNALE DI BRESCIA DEL 12 agosto 2001
"Signor presidente, Formigoni, sono invalido civile dalla nascita e parlo anche a nome di tutti i giovani invalidi e infermi. È la prima volta che me la prendo con i capi della Regione Lombardia, in quanto nei decenni scorsi ho avuto qualcosa, piccole cose, che però mi hanno reso sereno, come ad esempio il tesserino per viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Ora invece lei signor presidente ha fatto un decreto molto ingiusto; si tratta delle ottocentomila lire date agli invalidi sopra i settantacinque anni. Ma proviamo a ragionare signor presidente. Chi ha superato questa età, come scritto nel suo decreto, deve avere anche l'assegno di accompagnamento. Però se lei ci pensa bene, la maggior parte di questi nonni prende pure una pensione di lavoro e come minimo sono circa ottocentomila lire. Lei unisca la somma che la Regione ha proposto all'assegno di accompagnamento più la pensione: la somma intera risulta quasi di tre milioni. Invece noi invalidi e tanti infermi, che non abbiamo colpa della nostra malattia, perché siamo nati così, dicevo a noi non spetta niente. Non le pare un'ingiustizia grande, signor presidente? Io conosco diversi amici che sono nel bisogno e non godono di alcuna pensione a eccezione di quella di invalido civile. Lei farebbe meglio a ritirare per l'anno prossimo questo decreto. D'altra parte sento che non c'è sufficiente denaro da dare ai nonni: farebbe molto meglio la Giunta regionale a dare quella "una tantum" di cinquecentomila lire all'anno o una somma proporzionata ai bisogni, che davano i suoi predecessori negli anni '80. Ricordo che dal 1982 al 1984 la presi anch'io e, caso strano, questa piccola somma mi era più cara che non l'assegno mensile di invalido civile. Se i soldi non ci fossero tolga a tutti l'assegno citato perché l'ingiustizia non va fatta tra chi ha lo stesso bisogno e magari di più. Dunque signor presidente sappia far qualcosa anche per noi disabili che dobbiamo vivere o meglio sopravvivere con alcune centinaia di mila lire. Si parla tanto di aiutare gli handicappati ma il più resta parole e se farà qualcosa noi le saremo grati perché sa bene che sono le piccole cose che fanno felice l'uomo. E come detto sopra fui felice quando nel 1979 mi fu concesso il tesserino per viaggiare gratuitamente e dell'assegno che sempre la Regione ci passò per alcuni anni. Al resto penserà il governo centrale e come letto vi sono buone speranze. Augurandomi che questa mia sia ascoltata da lei, io la saluto auspicando che la sua Giunta possa lavorare bene e meglio perché il cittadino abbia fiducia nei suoi collaboratori come tutti speriamo".
DOMENICO MARCHESI
Vestone